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Strage di Pasqua, Sri Lanka scioccato. La testimonianza del trevigiano Beppe Pedron

"Intere comunità, persone di diverse religioni stanno solidarizzando con i familiari delle vittime, raccogliendo fondi per i funerali”, racconta il referente di Caritas Italiana per la regione indiana. La città di Colombo è ora completamente militarizzata.

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Strage di Pasqua, Sri Lanka scioccato. La testimonianza del trevigiano Beppe Pedron

“Qui sono tutti scioccati. Intere comunità, persone di diverse religioni stanno solidarizzando con i familiari delle vittime, raccogliendo fondi per i funerali”. La voce di Beppe Pedron, trevigiano, arriva dallo Sri Lanka, dove è rientrato martedì, per proseguire nel suo servizio di referente di Caritas italiana per la regione indiana.

Già all’aeroporto, Pedron ha trovato un Paese in stato d’assedio, dopo gli attentati multipli di matrice islamista, che martedì sono stati rivendicati dall’Isis, nelle chiese cristiane e negli hotel commessi il giorno di Pasqua. Il bilancio, nel momento in cui andiamo in stampa, parla di 321 morti e oltre 500 feriti, alcuni in gravissime condizioni.

Proprio mentre siamo al telefono, il referente Caritas ci dice che è stato lanciato un altro allarme sulla presenza di un’autobomba che potrebbe essere ancora circolante a Colombo: “La metropoli è completamente militarizzata. La situazione è già più tranquilla nei sobborghi e nei villaggi, anche nella stessa Negombo, dove è avvenuta la strage di maggiori proporzioni”. Nella cittadina, una quarantina di chilometri a nord di Colombo, vicina all’aeroporto, sono concentrati numerosi cristiani.

Prosegue Pedron: “La gente non si spiega un attacco così incredibile. Il Governo ha detto che si tratta di una rappresaglia della strage nelle moschee in Nuova Zelanda, ma perché proprio lo Sri Lanka? Certo, qui i controlli sono pochi e, come si è visto, l’intelligence non è stata in grado di gestire gli allarmi che pure erano giunti”.

La preoccupazione, ora, è che il rapporto tra coloro che professano religioni diverse resti buono. “Il dialogo - spiega infatti Pedron - c’è sempre stato e i rapporti sono buoni. Ad alti livelli, bisogna dire che è sempre la Chiesa cattolica a farsi promotrice di eventi per far avanzare il dialogo interreligioso, anche negli ultimi giorni. Il messaggio emesso dalla Conferenza episcopale dopo gli attentati invita a non cedere alla sete di vendetta, a proseguire nel dialogo. Nei villaggi, i rapporti tra religioni sono improntati a rispetto e solidarietà. Per la cultura dello Sri Lanka i funerali sono importanti, anche dal punto di vista sociale, e molto costosi. Per questo in tanti stanno supportando i familiari delle vittime, senza distinzione di religione”.

Da Trincomalee, città che si trova nella costa occidentale dell’isola, ci risponde padre Sugu Nendran Cruz: “La situazione nel Paese resta molto tesa. Il Governo ha proibito qualsiasi riunione e assemblea, a Colombo non si celebra la messa. I cattolici sono impauriti, ma sono tutti molto arrabbiati, anche i musulmani che per paura hanno chiuso i loro negozi. Certo, non possiamo incolpare la comunità musulmana di quanto è successo”. Il contatto di padre Sugu ci è stato passato da padre Mariapillai Benedict Gnanaratam, che vive ad Arba, in diocesi di Pordenone, e in passato ha prestato servizio a Levada di Piombino Dese: “Ho avuto qualche contatto con i miei familiari e amici, ma le comunicazioni in questo momento sono difficili, so quello che si legge sugli organi d’informazione. Sono molto colpito di quanto accaduto, ricordo però che ben pochi giornali hanno scritto di che cosa è accaduto con la guerra civile del 2009, quando tra l’altro ho perso mio fratello. In quella occasione ci sono state 40mila vittime passate sotto silenzio”.

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