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Tornano in Sud Sudan scenari di guerra

Riaccesi gli scontri in Sud Sudan tra le fazioni opposte di Salva Kiir, presidente del Sud Sudan, e Riek Machar, vicepresidente. A Juba è guerra. Si parla di 300 vittime tra venerdì 8 e domenica 10 luglio, proprio il giorno dopo l’anniversario dell’indipendenza dal Sudan.

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Tornano in Sud Sudan scenari di guerra

Riaccesi gli scontri in Sud Sudan tra le fazioni opposte di Salva Kiir, presidente del Sud Sudan, e Riek Machar, vicepresidente. A Juba è guerra. Si parla di 300 vittime tra venerdì 8 e domenica 10 luglio, proprio il giorno dopo l’anniversario dell’indipendenza dal Sudan. “Shock e rabbia” per attacchi che non hanno risparmiato basi e uffici delle Nazioni Unite è stato espresso dal Consiglio di sicurezza dell’Onu attraverso una risoluzione sui combattimenti in corso a Juba, la capitale del Sud Sudan. Gli scontri armati, cominciati giovedì, contrappongono militari fedeli al presidente Salva Kiir e milizie legate al suo vice Riek Machar. Di combattimenti in corso a Juba ancora questa mattina ha riferito in una nota l’ambasciata degli Stati Uniti. Secondo fonti governative, in quattro giorni gli scontri armati hanno già provocato più di 270 vittime. La nuova crisi si è aperta poche settimane dopo la nascita di un governo di unità nazionale chiamato ad applicare accordi di pace siglati dopo due anni di guerra civile.
Da Juba, Valerio Granello, rappresentante paese del Cuamm, aggiorna sulla situazione: «Gli scontri sono cominciati venerdì in mattinata. Ora siamo barricati dentro il compound, io, Paolo (amministrativo) e Sam (logista kenyota). Il gasolio sta terminando e dobbiamo razionare l’uso della tecnologia e delle comunicazioni. Nelle aree di intervento del Cuamm, dove sono impiegati altri 15 italiani e 39 africani (ugandesi, kenyoti, nigeriani e congolesi), invece, la situazione rimane tranquilla. Nelle 7 contee (Yirol West, Rumbek North, Rumbek Centre, Rumbek East, Wulu, Cuiebet e Mundri East), in cui sosteniamo ben 81 strutture sanitarie periferiche e 3 ospedali, si continua a lavorare e a garantire cure e assistenza alla popolazione. La speranza è che la situazione non degeneri anche lì, perché sarebbe una guerra disastrosa per un paese così fragile e povero come il Sud Sudan»
«Ora l’attenzione principale è per i nostri cooperanti impegnati sul campo – continua don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm –. Siamo in continuo collegamento con loro per monitorare la situazione. Questo ennesimo scontro avviene a ridosso dell’anniversario dell’indipendenza e va ad aggravare una situazione già molto fragile e delicata. La gente è terrorizzata, ha paura. Non c’è garanzia di futuro. Medici con l’Africa Cuamm continua a garantire l’impegno per la salute della popolazione che purtroppo è la principale vittima in questi casi».

“Le fazioni vogliono eliminarsi a vicenda e i colpi di mortaio cadono in mezzo ai civili”: a parlare con la Dire sono missionari da anni a Juba, capitale del Sud Sudan tornata ostaggio dei combattimenti tra i seguaci del presidente Salva Kiir e le milizie legate al suo vice Riek Machar. “Le esplosioni sono risuonate almeno fino a mezzogiorno nella zona della base dell’Onu” riferiscono i religiosi: “Il ponte sul Nilo è bloccato e l’aeroporto è stato chiuso, rendendo impossibile anche l’evacuazione del personale delle ambasciate straniere”. Secondo le fonti, i “non sud-sudanesi” sono stati autorizzati a lasciare il Paese attraverso il valico di frontiera con l’Uganda. Muoversi, però, significa rischiare la vita. “I civili sono rintanati nelle case e chi si avventura fuori lo fa solo perché costretto dalla fame o perché spera di raggiungere un riparo” riferiscono da Juba: “Chi può si dirige verso il campo profughi di Tonping o la cattedrale cattolica di Kotor”. A fronteggiarsi sarebbero unità dell’esercito e reparti integrati nelle Forze armate sulla base dell’accordo di pace dello scorso anno e delle direttive del governo di unità entrato in carica ad aprile. Dell’esecutivo fanno parte sia Kiir che Machar, responsabili del conflitto civile deflagrato nel 2013, appena due anni dopo la festa per l’indipendenza del Sud Sudan da Khartoum. Le vittime della guerra sono state decine di migliaia, alle quale vanno aggiunte le oltre 200 degli ultimi quattro giorni. Oltre due milioni invece i profughi, che nella maggior parte dei casi non hanno ancora potuto rientrare nelle proprie case.

Fonte: Dire
Sir
Comunicato stampa
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