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Tra i profughi cristiani in Giordania. Per loro le parole del Papa portate da mons. Galantino: "Non siete dimenticati"

"Non siete dimenticati": le parole di mons. Galantino a nome del Papa e dei Vescovi italiani di fronte a 1.550 profughi cristiani nella periferia di Amman, in Giordania. Sono solo una parte dei 400 mila fuggiti giusto un anno fa dalla piana di Ninive, in seguito all'avanzata dell'Isis

Tra i profughi cristiani in Giordania. Per loro le parole del Papa portate da mons. Galantino: "Non siete dimenticati"

Amman 10 agosto 2015. E' trascorso un anno dal 6 agosto 2014, dall'esodo dei 400 mila cristiani dalla Piana di Ninive inseguiti dall’Isis. A marzo di quest’anno li ho incontrati nei campi profughi di Erbil (Kurdistan). Ora incontro 1550 di loro (si calcola che siano 8.000 in Giordania) nella grande spianata di una chiesa alla periferia di Amman per una cerimonia di ricordo ed incontro voluta dalla Caritas giordana. Si raccolgono attorno a mons. Sako, vescovo di Bagdad, a mons. Tawal, vescovo caldeo ausiliario a Bagdad, al patriarca di Gerusalemme, al vescovo di Amman e a mons. Nunzio Galantino, segretario della Conferenza episcopale italiana, che porta le parole di conforto e denuncia di papa Francesco che, tramite il suo appello e parlando a "braccio", interpella i governi, la comunità internazionale. Francesco, così si firma alla fine dell’appello, ricorda uno per uno i volti dei "nuovi martiri della fede" ogni sera nella sua preghiera, e interpella "l’opinione pubblica mondiale perché possa essere più sensibile, più partecipe davanti alle persecuzioni condotte contro i cristiani e più in generale delle minoranze religiose. Di nuovo auspico che la comunità internazionale non assista muta difronte a tale inaccettabile crimine che costituisce una grave deriva di fronte ai diritti umani più essenziali ed impedisce la ricchezza dei popoli delle culture e delle religioni... ". Le famiglie irachene profughe applaudono, piangono, si stringono le mani, ed è senza dubbio visibile tra loro in prima fila Wael Suleiman, un omone di due metri presidente nazionale della Caritas giordana che poche ore prima nel suo ufficio mi diceva: "Sto scrivendo una lettera appello come arabo-cristiano per tutti cristiani del mondo perché dopo 2000 anni in cui Dio ha scelto questa terra per impiantare il cristianesimo, dopo 2000 anni è arrivato il momento di aiutare non con i soldi ma di aiutare perché la pace ci sia, di aiutare con la solidarietà, ricordando che noi siamo in una terra importante per Dio. Ma i cristiani per cui il Signore ha dato la vita sono oggi profughi in altre terre. Siete contenti, cristiani di tutto il mondo, che questa minoranza sparisca? E questo avverrà tra 10 o 15 anni. Il 70% dei cristiani iracheni che oggi sono in Kurdistan vogliono tutti partire... tante famiglie aiutate dalla Caritas sono oggi in Canada, Australia, Usa ed hanno perso le radici, ricominciano di nuovo, e ci sono più religiosi in Gerusalemme del popolo cristiano! Guarda il Libano: 30 anni fa i cristiani erano il 70%, oggi sono il 30% e ho fatto il calcolo che dopo 15 anni saranno il 5% e ciò vuol dire che anche in Libano stanno scomparendo”. La luce del sole giordano si fa meno accecante, le canzoni religiose in aramaico ricordano ai profughi i riti della loro terra, il vangelo è in caldeo ed è quello delle beatitudini... Wael Suleiman, presidente della Caritas Giordana mi raggiunge ed in una breve intervista mi confessa di essere stanco perché molti arrivano e dicono ai profughi "vi ricorderemo nelle preghiere" ma poi "i profughi si rivolgono a noi e ci dicono ‘dobbiamo mangiare, vivere ogni giorno... ed oggi il Word Food Program ha annunciato che mancano 100 milioni di dollari e dopo la fine di agosto dovranno fermare la fornitura di cibo dato a 450 mila profughi siriani in Giordania. Sarebbe una tragedia che si aggiunge alla seconda odierna tragedia di oggi: l’Unwra (agenzia delle Nazioni Unite che aiuta i profughi palestinesi) chiude tutte le scuole per i palestinesi per mancanza di fondi ed il governo giordano ha risposto che nelle scuole pubbliche giordane non c'è un posto libero... sopporta già 4 milioni di profughi".

Rimango senza fiato, già immagino che nella disperazione a molti non resta che buttarsi nell’attraversamento del Mediterraneo, cercando di rompere le barriere della fortezza Europa. Non hanno via d'uscita. Bisogna concretamente percorrere le strade della tragedia del Medio Oriente per capirlo.                                                                        

                                                                  

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