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Tutto il mondo è in recessione

Il Fondo monetario internazionale (Fmi), la più importante istituzione economica del pianeta, ha sfornato i primi dati ufficiali dell'effetto del Covid-19 sull'economia nel 2020. Le cifre sono sconvolgenti: l'economia mondiale quest'anno di contrarrà del 3 per cento, una dimensione che supera abbondantemente il -0,6 del post crisi Lehman Brothers nel 2009. In Italia il calo potrebbe addirittura essere del 9 per cento.

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Tutto il mondo è in recessione

Il Fondo monetario internazionale (FMI), la più importante istituzione economica del pianeta, ha sfornato i primi dati ufficiali dell'effetto del Covid-19 sull'economia nel 2020. Le cifre sono sconvolgenti: l'economia mondiale quest'anno di contrarrà del 3 per cento, una dimensione che supera abbondantemente il -0,6 del post crisi Lehman Brothers nel 2009. E così anche le prime conclusioni sulle tendenze: il mondo è caduto in una profonda e drammatica recessione.

I paesi occidentali, o per dirla con una vecchia categoria quelli del primo mondo, pagheranno un prezzo enorme dalla pandemia: il Pil delle economie avanzate si contrae del 6,1 per cento. L'Eurozona del -7,5 per cento. L'Italia, tra le peggiori tendenze, vedrà ridursi il proprio Pil del -9,1 per cento. L’emergenza porterà in alto il tasso di disoccupazione in tutte le economie mondiali: per l’Italia nel 2020 la stima è del 12,7% (2,7 punti in più rispetto all’anno precedente) seguita da un calo al 10,5% nel 2021. 

«E' molto probabile che l’economia globale sperimenterà la sua peggiore recessione dai tempi della Grande Depressione» del 1929 con una contrazione che «supererà quella della crisi finanziaria dello scorso decennio», sottolinea l'organismo, segnalando come «dall’ultimo aggiornamento di tre mesi fa il mondo è cambiato in maniera drammatica».

Dinanzi a queste cifre desolanti annunciate ad inizio settimana, segnali di speranza si possono intravvedere a livello globale. Quasi a mutuare alcune scelte promosse in occasione dell’anno giubilare del nuovo millennio, il FMI ha assicura subito uno sgravio immediato del debito a 25 Paesi membri nell’ambito della sua Catastrophe Containment and Relief Trust (Ccrt, Fondo per il contenimento delle catastrofi) per consentire loro di concentrare le loro scarse risorse alla lotta contro la pandemia del coronavirus. La maggior parte di questi Paesi sono africani (Benin, Burkina Faso, Repubblica Centrafricana, Ciad, Comore, Congo, Gambia, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Madagascar, Malawi, Mali, Mozambico, Niger, Rd Congo, Ruanda, São Tomé e Príncipe, Sierra Leone, Togo) ai quali si aggiungono Afghanistan, Haiti, e Yemen.

Il Fondo monetario internazionale sembra quindi aver accolto l’invito lanciato durante le funzione religiose pasquali da parte di papa Francesco. «Non è questo il tempo dell’indifferenza – ha detto il Pontefice –, perché tutto il mondo sta soffrendo e deve ritrovarsi unito nell’affrontare la pandemia. In considerazione delle circostanze, si allentino pure le sanzioni internazionali che inibiscono la possibilità dei Paesi che ne sono destinatari di fornire adeguato sostegno ai propri cittadini e si mettano in condizione tutti gli Stati di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri».

Secondo la Banca Mondiale, il debito estero dell’Africa subsahariana nel 2018 (ultimo rilevamento) ammontava a 583 miliardi di dollari, con un incremento di 200 miliardi rispetto a dieci anni prima. Un incremento ancora più grave se consideriamo che in dieci anni il peso del debito sul Pil è aumentato del 40%. E la situazione, per effetto del Covid-19, potrebbe peggiorare. Si prevede infatti che l’epidemia possa far scendere drasticamente i prezzi delle materie prime (dalle quali dipende gran parte dell’economia africana). Ciò avrebbe effetti deleteri sui bilanci di molti Paesi.

Tutto ciò avviene nel mentre la Fao ha diffuso alcuni dati allarmanti sulla crisi alimentare senza precedenti che sta colpendo milioni di persone nelle coste orientali dell’Africa e nel sud-ovest dell’Asia a causa dell’invasione delle locuste. Con la crescita dei contagi per Covid-19 in questi Paesi con molte difficoltà cercano di attrezzarsi da un’altra ondata di sciami di questi insetti.

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