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Ucraina, salto nel passato

In migliaia sono scesi in piazza a Kiev, per protestare contro le misure restrittive varate dal governo del presidente ucraino Viktor Yanukovych. “Un passo verso la dittatura”, sostiene la leader dell’opposizione in carcere, Iulia Timoshenko mentre l’asse Unione europea-Stati Uniti esprime preoccupazione.

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Ucraina, salto nel passato

La protesta di domenica 19 gennaio di fronte allo stadio della Dinamo Kiev ha assunto i connotati di una vera e propria guerriglia: dimostranti che continuavano a lanciare pietre divelte dai marciapiedi e bottiglie incendiarie, gli agenti che rispondevano con i gas lacrimogeni. “Sta di fatto – commenta da Kiev padre Mykhajlo Melnyk, direttore della Commissione Giustizia e Pace della Chiesa greco-cattolica di Ucraina - che la gente da mesi manifesta sulla piazza ma non sente di aver ricevuto riscontri. Manca totalmente una cultura del dialogo”.
L’Ucraina dunque si risveglia?
Questi mesi si sta verificando un kairos nella società ucraina. Nel senso che la gente si sente un popolo e come dice la Dottrina sociale della Chiesa, ha riconosciuto le sue responsabilità nel costruire il futuro del proprio Paese. Le manifestazioni sono cominciate con la mancata firma di associazione all’Europa. Mi impressionano le parole che pronunciò a questo proposito qualche tempo fa Manuel Barroso, quando disse che in piazza Maidan a Kiev si stava scrivendo una storia nuova dell’Unione europea. E mentre in Grecia e in altre parti dell’Europa c’è chi sta lottando per uscire dall’Unione, in Ucraina il popolo scende in piazza per manifestare il proprio consenso all’Europa. La gente qui sta lottando per entrare nella comunità dei valori europei, quindi per il diritto alla partecipazione, alla libertà di espressione, alla libertà di voto e di coscienza.
Fino ad arrivare agli scontri di domenica notte. Che parole dire oggi riguardo all’uso della violenza?
E’ difficile dare una valutazione esatta. Ma è chiaro che la violenza non produce niente. E’ la pace che governa. Il problema e l’origine di questa tensione è che non c’è stato dialogo. Non c’è stata la volontà di mettersi tutti attorno ad un tavolo per decidere del nuovo assetto del Paese. Maidan è soprattutto una mobilitazione messa in atto dai giovani. E anche a nome della Commissione Giustizia e Pace posso dire che sono presenti in piazza i valori della dottrina sociale della Chiesa, i valori della solidarietà, della sussidiarietà e del bene comune. Ma se non c’è dialogo tra società civile e governo, ci saranno sempre le violenze e le provocazioni.
Nonostante le minacce alla Chiesa greco-cattolica di non andare in piazza, rimarrete a fianco dei manifestanti?
Sì. Sua Beatitudine Sviatoslav (capo della Chiesa greco-cattolica di Ucraina) ha detto che la Chiesa è con la società civile. Ci sono anche cristiani che stanno manifestando il loro dissenso. Quindi la Chiesa per forza deve stare con la sua gente. Loro hanno chiesto scusa dicendo che hanno agito su pressione dei servizi segreti.
Con quale stile starete sulla piazza?
C’è una tenda in piazza Maidan che funge da cappella ecumenica. Ci sono sacerdoti per confessare. Ci sono sacerdoti che pregano il rosario per la pace. Raccolgono le intenzioni di preghiera della gente. In questa tenda, poi, è in atto una catena continua di preghiera per la pace in Ucraina e per una soluzione pacifica dlle tensioni in corso. Anche io sono lì. Come scrive papa Benedetto in ‘Deus caritas est’, la Chiesa vuole formare le coscienze per costruire una civiltà dell’amore. Di questo l’Ucraina ha bisogno.

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