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Ucraina: sull'orlo di un conflitto

Nessuno vuole la guerra, eppure mai dalla fine della Seconda guerra mondiale il Continente è apparso così vicino a imbracciare i fucili

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Ucraina: sull'orlo di un conflitto

Emmanuel Macron, presidente della Francia, lunedì scorso è volato a Mosca dal presidente Vladimir Putin, e poi a Kiev dal suo omologo Volodymyr Zelenskyy, nel tentativo di disinnescare le tensioni in Ucraina. Il premier tedesco Olaf Scholz è volato invece a Washington martedì per incontrare Joe Biden e cercare di definire alleanze comuni in caso di invasione russa. Mentre c’è la regione del Donbass, sul confine sud-orientale, che da 8 anni fa la conta dei danni di un lungo conflitto tra i separatisti sostenuti dalla Russia e le forze militari ucraine, si scaldano mezzi e uomini lungo i confini. Putin la scorsa settimana aveva avuto l’appoggio cinese, il presidente turco Erdogan si è già proposto come paciere tra le parti, mentre i Paesi occidentali non sono compatti (Italia compresa), perché le loro economie dipendono in gran parte dal gas russo.
Si può così ben capire come il risiko della crisi tra Ucraina e Russia, a cui stiamo assistendo negli ultimi mesi sia un aggrovigliato intreccio di interessi esterni a questo territorio, che fa da cuscinetto tra Oriente e Occidente. Una crisi non scoppiata all’improvviso, che ha visto il prolungarsi di un conflitto a media intensità in atto tra i due Paesi, che si incentra sullo status della Crimea occupata dai russi e sul conflitto del Donbass.

Truppe al confine. La Russia dal novembre scorso ha cominciato ad ammassare circa 130 mila soldati vicino ai suoi confini con l’Ucraina, chiedendo garanzie di sicurezza dagli Stati Uniti e dalla Nato, compreso che l’alleanza rifiuti l’Ucraina come membro. Il Governo ucraino, in accordo con gli Stati Uniti e la Nato, ha alzato il livello di allarme. Ne sono seguiti colloqui tra la Russia, gli Stati Uniti e la Nato, da cui di fatto è rimasta esclusa la stessa Ucraina. La Russia ha avanzato richieste di garanzie di limitazioni delle azioni Nato nella regione, che includono il divieto di ulteriori allargamenti, il ritiro delle forze da Paesi che si sono uniti all’Alleanza dopo il 1997. Queste richieste sono state ritenute inaccettabili, con uno stallo del processo diplomatico.

In cerca del “casus belli”. L’invio di soldati americani di rinforzo nei Paesi baltici e la presenza di navi militari nel Mediterraneo sono l’ennesimo messaggio di deterrenza. L’Occidente non vuole la guerra. L’Europa, che dipende dalla Russia per le forniture di gas, non vuole la guerra. Ma Mosca non vuole l’Ucraina nella Nato e neppure nell’Unione europea. Nessuno sembra volere un conflitto, eppure mai dalla fine della Seconda guerra mondiale il Continente è apparso così vicino a imbracciare i fucili.
Intanto, nelle aree di confine, vengono utilizzati video di propaganda per tenere alta la tensione a tutto vantaggio del mercato delle armi.

Gli effetti della crisi. Sono 2,9 milioni le persone che si stima abbiano bisogno di assistenza umanitaria nell’area interessata dal conflitto, tra cui almeno 400 mila bambini. Un numero destinato a crescere in caso di un ulteriore aggravamento del conflitto. Dal 2014 sono circa 4 mila i civili rimasti uccisi e oltre 7 mila quelli feriti; nel 2021 si stima che 1,5 milioni di persone abbiano avuto bisogno di cibo e beni di prima necessità nelle aree colpite dalla crisi: negli ultimi tre anni di conflitto, infatti, l’economia lungo la “linea di contatto” ha avuto un decremento di quasi il 50%, trascinando intere comunità in povertà assoluta.
In Ucraina da metà dicembre si registra già un impatto negativo sulla vita reale: i prezzi dei generi alimentari e dei beni di prima necessità, compresi i medicinali, sono aumentati e a risentirne sono soprattutto le persone anziane, i giovani e le comunità rurali. Anche il diritto all’istruzione risulta penalizzato.

La posizione strategica. Il destino dell’Ucraina è contenuto già nel suo nome: in slavo l’espressione «u-craina» (u = vicino, krajna = confine) significa «al confine» ma si trova al centro dell’Europa ed è nella sua capitale Kiev che nacque la Russia (882 d.C.). Uno spazio di frontiera, sempre conteso e conquistato dai potenti vicini: Russia, a est, e Polonia (prima l’impero Austro-ungarico), a ovest.
L’Ucraina è quindi una vasta frontiera proprio al centro del nostro Continente. Un grande territorio (il paese più esteso d’Europa, dopo la Russia) per lo più pianeggiante, e quindi senza grandi difese naturali.

Il patto non scritto. Nel 1989, quando cade il muro di Berlino, viene stabilito un patto non scritto tra le due superpotenze: la Russia si ritira dal fronte occidentale, a condizione che la Nato non si allarghi alle ex repubbliche sovietiche. Nel 1992 nasce l’Unione europea e alle ex Repubbliche viene data la possibilità di entrare, a patto di essere membri della Nato. Dal 1999 lo diventano tutte tranne l’Ucraina che, paradosso della storia, fu la prima delle Repubbliche sovietiche ad andarsene da Mosca, nel 1991.

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