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Una carovana di pace dall'Italia a Leopoli

60 mezzi, contenenti aiuti umanitari, sono giunti nella cittadina ucraina al confine con la Polonia e ne sono poi ripartiti portando via dalla guerra oltre 300 persone

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Una carovana di pace dall'Italia a Leopoli

Oltre 60 mezzi, con oltre 220 persone, sabato 2 aprile sono giunti nella città di Leopoli, a 80 chilometri dal confine polacco, per consegnare diversi quintali di medicine e alimenti. Da lì i pulmini, svuotati degli aiuti, sono stati riempiti con quasi 300 persone in fuga, soprattutto in condizioni di fragilità, che hanno deciso di lasciare il Paese in guerra chiedendo asilo in Europa e che saranno nei circuiti dell'accoglienza delle associazioni partecipanti. Leopoli dista poco più di 1000 km da Gorizia dove i partecipanti si erano dati appuntamento all’alba di venerdì 1 aprile.

L’iniziativa per la pace intitolata “Stop the War now” è stata lanciata da 5 volontari dell’associazione comunità Papa Giovanni XXIII (APG23) che qualche giorno dopo lo scoppio del conflitto sono partiti per l’Ucraina. I volontari – così come in altre parti del mondo – vivendo la condivisione della quotidianità con le vittime della guerra hanno a metà marzo chiesto la disponibilità a dei politici perché si recassero in delegazione nel Paese. Una trentina di parlamentari aveva dato inizialmente la loro adesione, ma dopo le pressioni della Farnesina hanno desistito dal partecipare.

Come ci ha raccontato Ugo Griggio, insegnante e volontario padovano dell’APG23, visto che la politica italiana si era tirata indietro questi stessi volontari hanno rilanciato la proposta di una iniziativa di pace attuata da civili, coinvolgendo tantissime associazioni e realtà sociali italiane. Nel giro di due settimane hanno aderito oltre 150 sigle della società civile, cattoliche e laiche, dando il loro “piccolo” contributo. Alcune associazioni hanno dato 5 pulmini, alcune 10, alcune 1 solo e i relativi autisti, caricando dietro aiuti e poter avere, al ritorno, i sedili vuoti per poter trasportare delle persone fragili (bambini con mamme, anziani, disabili). Queste persone sono state portate in varie parti d’Italia dove queste associazioni avevano già attivato una rete di accoglienza.

Le emozioni dal vivo. “L’accoglienza di queste persone – ci racconta – è stata sicuramente una delle parti più belle dell’iniziativa. Come sapete il 90% delle vittime di guerra sono civili e in particolare i più fragili, che non hanno l’autonomia per scappare. Per noi è stato importante entrare in Ucraina perché difficilmente queste persone avrebbero potuto trovare passaggi in altro modo per varcare il confine.

Molte le emozioni vissute. “Andare alla stazione di Leopoli vuol dire vedere un fiume di bambini piccolissimi che con le loro mamme scappano da una guerra oscena ed insensata. Arrivano cercando qualcuno che li aiuti ad arrivare al confine che dovranno poi passare a piedi.” Una volta arrivati alla frontiera “è come vedere tantissimi asili che con bambini con gli zainetti e le donne con dei fagotti sono in attesa di attraversare la porta della pace. A volte scherzavano, a volte ridevano, alcuni piangevano”.

Iniziativa di pace. Nonostante gli allarmi aerei che hanno contrassegnato anche la vita in città i partecipanti all'iniziativa per la pace hanno sfilato dalla stazione di Leopoli fino al centro città per portare un messaggio di pace, e soprattutto di speranza, alle persone che arrivano da tutta l'Ucraina e che cercano un modo per raggiungere la frontiera europea. Hanno incontrato il sindaco e le autorità, tra cui il nostro ambasciatore, oltre ai rappresentanti delle Chiese greco-cattolica, latina e ortodossa.

La situazione a Leopoli. “Leopoli è stata finora risparmiata dalle armi anche se ci sono ovunque check point militari e sacchi di sabbia a formare rudimentali trincee. Dai 250mila abitanti se ne sono aggiunti almeno altri 800mila: profughi che sono arrivati dalle altre parti del Paese.” Leopoli dista poco più di un’ora dal confine con la Polonia, dove cercano di passare la frontiera e le varie ong li possono accogliere.

La vita in città trascorre abbastanza ‘normalmente’ con traffico intenso, negozi e bar aperti. La città sembra pronta a respingere le forze russe ma l’aria che si respira è strana: “la popolazione non vuole rassegnarsi alla guerra, cerca di avvinghiarsi alla normalità a tutti i costi. La gente fa la spesa e va in ufficio, ha fatto l’abitudine agli allarmi antiaerei e alle sirene che suonano ogni giorno – ci racconta -. Certo c’è un occhio attento alle zone più coinvolte dal conflitto, con la paura che il rischio possa estendersi anche a Leopoli, dove alcuni missili sono caduti nei giorni scorsi”.

Un’iniziativa di incontro. Una rete pacifista che, con l’azione Stop the War now, di sicuro non ha fermato la guerra, ma che ha aperto una prospettiva diversa nella risoluzione del conflitto perché ha avviato contatti con ong ucraine di vario genere e che ha fatto commuovere i cittadini di Leopoli, che non avevano ancora visto una azione di pace. Quella di sabato è stata l’unica manifestazione che finora si sia svolta da quelle parti per la pace dopo 40 giorni dall’inizio del conflitto.

Altre carovane sono in cantiere per dare un futuro di pace alle persone più fragili che scappano dalla guerra nel cuore d’Europa. Per aggiornamenti sulle prossime iniziative si può visitare il sito www.stopthewarnow.eu

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