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Vaccini anti-Covid: i Paesi poveri vengono lasciati indietro

La People's Vaccine Alliance stima che quasi 70 Paesi poveri saranno in grado di vaccinare solo una persona su dieci contro il Covid-19 durante il 2021, al contrario le Nazioni più ricche hanno acquisto dosi per vaccinare quasi tre volte l'intera popolazione entro l'anno. Esclusi dalla corsa al vaccino anche i Balcani

Vaccini anti-Covid: i Paesi poveri vengono lasciati indietro

La People’s vaccine Alliance – coalizione di organizzazioni globali e nazionali con l’obiettivo comune di fare una campagna per un “vaccino popolare” – stima che quasi 70 Paesi poveri saranno in grado di vaccinare solo una persona su dieci contro il Covid-19 nel corso del 2021, a meno che non vengano intraprese azioni urgenti da parte dei Governi e dell’industria farmaceutica, per assicurarsi che vengano prodotte dosi sufficienti.

Al contrario, le nazioni più ricche hanno acquistato dosi sufficienti per vaccinare l’intera popolazione quasi tre volte entro la fine del 2021, se quelle attualmente in sperimentazione clinica saranno tutte approvate per l’uso. Il Canada è in cima alla classifica, con abbastanza vaccini per vaccinare ogni canadese cinque volte.

Le tre aziende più avanti nello sviluppo di un vaccino per Covid-19 (AstraZeneca, Pfizer e Moderna) hanno la capacità di produrre entro il 2021 un totale di oltre 5 miliardi di dosi. Ma non saranno distribuite equamente tra la popolazione mondiale: i Paesi più ricchi, come Canada, Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea, hanno stretto accordi per assicurarsi ingenti scorte, ma chi vive in Paesi a basso reddito potrebbe dover aspettare fino al 2024.

La maggior parte di questa produzione è già stata prenotata. I 27 Stati membri dell’Unione Europea e altri 5 Paesi ricchi ne hanno preordinata circa la metà (comprese le opzioni, previste nei loro contratti, per ordinare dosi extra, e le trattative che sono state annunciate ma non ancora finalizzate). Questi Paesi rappresentano, però, solo il 14 per cento circa della popolazione globale.

In Africa, la vaccinazione va a rilento per i costi troppo elevati dei vaccini occidentali, così diversi Paesi stanno stringendo accordi con Russia e Cina, che in tal modo puntano a rafforzare il loro ruolo geopolitico nel continente.

Guardando i numeri

AstraZeneca ha dichiarato che fornirà il suo vaccino tra i 2 e i 4 euro a dose, un prezzo da cinque a dieci volte più basso rispetto ai prezzi di altri importanti aziende, come quelli di Pfizer e di Moderna. Si attesta sugli 11 euro a dose quello russo (Sputnik), contro gli oltre 30 di quello cinese (Sinovac). A questi valori, vanno aggiunti i costi di logistica e conservazione dei vaccini.

A prescindere dall’andamento del contagio, questa situazione evidenzia come il diritto umano alla salute non sia uguale a tutte le latitudini del pianeta, ma dipenda dalle risorse finanziarie dei singoli Paesi.

L’Oms ha messo in guardia contro la corsa alla vaccinazione che, oltre a riguardare una minoranza della popolazione mondiale, fa aumentare il prezzo per tutti. Ciò significa che le persone ad alto rischio nei Paesi più poveri ed emarginati non ottengono il vaccino. Secondo il direttore generale dell’Oms, vi è un evidente problema di nazionalismo vaccinale che danneggia tutti ed è controproducente.

Il problema della reperibilità dei vaccini non riguarda, però, solo l’Africa o i Paesi del Sud-est asiatico. Mentre migliaia di persone in tutta l’Unione europea, pur a rilento, hanno iniziato a sottoporsi al vaccino contro il Covid-19 e firmato un nuovo accodo per raddoppiare gli ordini del vaccino Pfizer, un angolo del nostro continente pare essere stato lasciato indietro: i Balcani.

La maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito sembra, perciò, dipendere dai contributi di Covax. Si tratta di un fondo comune per l’equa distribuzione dei vaccini, guidato da Gavi (un ente finanziatore di vaccini per i Paesi a basso reddito), dall’Oms, dall’Unicef, dalla Coalizione per le innovazioni sulla preparazione alle epidemie (Cepi) e dalla Fondazione di Bill Gates. Covax si è assicurato finora circa 700 milioni di dosi di vaccino e intende fornire 2 miliardi di dosi entro la fine del 2021, con l’obiettivo di garantire una copertura ad almeno il 20 per cento della popolazione dei Paesi partecipanti. E così il vaccino Oxford-AstraZeneca, già approvato nel Regno Unito, potrebbe essere la speranza per molti Paesi a basso reddito, dal momento che il produttore si è impegnato a fornire il 64% delle dosi alle persone che abitano in paesi in via di sviluppo (contro il solo 4% di Pfizer). Intanto, le organizzazioni non governative ricordano dell’esperienza disastrosa di 11 anni fa quando, durante la pandemia di AH1N1, milioni di dosi di vaccini furono distrutte con costi milionari per scarsa adesione alla campagna di vaccinazione.

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