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Vertice Onu, obiettivo fame zero: è possibile?

Il 23 settembre, in occasione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, si parlerà di “Sistemi alimentari”. L'intervista a Emanuela Cutelli, responsabile comunicazione per l'Italia del World Food Programme

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Vertice Onu, obiettivo fame zero: è possibile?

Il 23 settembre si terrà il vertice sui Sistemi alimentari, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Anche se a causa della pandemia si terrà in forma virtuale, rappresenta un’opportunità storica per incoraggiare tutti a utilizzare la forza dei sistemi alimentari per guidare la ripresa dalla pandemia del Covid-19 e riprendere il cammino per raggiungere tutti i 17 gli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030.
Nuove proiezioni confermano che la fame non sarà sradicata entro il 2030, a meno che azioni coraggiose siano intraprese per affrontare le cause suddette, e specialmente per affrontare la disuguaglianza nell’accesso al cibo. Per approfondire cosa racchiude la locuzione “sistemi alimentari” e le ragioni di fondo del Vertice abbiamo posto alcune domande a Emanuela Cutelli, responsabile comunicazione per l’Italia del World Food Programme (programma delle Nazioni Unite).

Le Nazioni Unite hanno deciso di indire un Vertice sui Sistemi Alimentari. Cosa si deve intendere per “sistema alimentare”?
I sistemi alimentari comprendono tutti i percorsi del cibo, da quando viene coltivato a quando raggiunge le nostre tavole, in un lungo viaggio che tocca ogni aspetto della vita umana. I sistemi alimentari si poggiano su ecosistemi che, negli anni, sono stati sottoposti a vari stress, quali l’aumento della popolazione umana - raddoppiata dagli anni ‘70 - e della produzione di cibo, l’uso non sostenibile del terreno, il depauperamento delle risorse, solo per citarne alcuni. I sistemi alimentari ne hanno fortemente risentito e le conseguenze ricadono su tutta la popolazione mondiale, anche se l’impatto più nefasto si abbatte sui più vulnerabili, cioè sugli 811 milioni di persone che vanno, ancora oggi, a letto a stomaco vuoto, perché non hanno accesso al cibo per motivi geografici, politici, economici…

Ma nel mondo c’è cibo per tutti?
Nel mondo c’è cibo sufficiente per tutti. Tuttavia, il solo fatto che esistano ancora così tante persone che soffrono la fame è un chiaro segnale dell’inadeguatezza degli attuali sistemi alimentari e della stringente necessità di una loro sostanziale riforma. Avere sistemi alimentari sani, equi e sostenibili significa avere cibo di qualità e sufficiente per tutti, sprechi ridotti all’essenziale, un pianeta più in salute e, non ultimo, anche uno stimolo economico per i protagonisti delle varie attività che, nel loro complesso, formano un sistema alimentare.

Quali sono i principali obiettivi di questo vertice, diverso dagli altri perché riguarda non solo chi soffre per la fame ma anche chi spreca cibo perché ne ha troppo?
Si tratta del primo vertice in assoluto che si tiene sui sistemi alimentari. Voluto dal Segretario generale delle Nazioni Unite, l’appuntamento di New York del 23 settembre, con il pre vertice che si è tenuto a Roma dal 26 al 28 luglio, si inquadra in decenni di sforzi da parte delle Nazioni Unite, della società civile, dei Paesi, degli agricoltori, per assicurare la sicurezza alimentare e la nutrizione per tutti, nel percorso comune verso il raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030. In un mondo che vede sempre più persone soffrire la fame (dopo decenni di progresso) mentre, contemporaneamente, un terzo di tutto il cibo prodotto viene perso o sprecato per un valore di 1.000 miliardi di dollari all’anno.

E quindi che fare?
C’è bisogno di un impegno comune a largo raggio e di lungo respiro, che metta in campo nuove azioni, soluzioni innovative, programmi e progetti ambiziosi, che rendano i nostri sistemi alimentari più sostenibili ed equi. Ne va della salute del pianeta e, di conseguenza, della nostra salute e del nostro benessere. Il vertice non sarà una piattaforma negoziale, ma un’opportunità di dialogo e di confronto per presentare proposte e trovare soluzioni sostenibili per migliorare gli attuali sistemi alimentari. Una sollecitazione a fare meglio e di più, per proteggere il pianeta e tutti i suoi abitanti, per “build back better”, come nelle parole del Segretario generale. Ricostruire, ma migliorando.

Quanto la sicurezza alimentare è legata al tema dai cambiamenti climatici, al rispetto delle tradizioni indigene e alla biodiversità dei prodotti?
I sistemi alimentari attuali hanno un enorme impatto sull’ambiente naturale, consumano terre e acqua e producono un terzo dei gas serra. Il cambiamento climatico produce effetti devastanti sui sistemi alimentari e sulla sicurezza alimentare, in particolare nelle zone più povere del pianeta, dove il World Food Programme è fortemente impegnato a combattere la fame e aiutare a costruire la resilienza delle popolazioni. Penso, ad esempio, al Madagascar, unico Paese al mondo che soffre una carestia dovuta esclusivamente alle conseguenze di un clima che cambia e che provoca nel Paese siccità ripetute e feroci, o all’Africa occidentale.
Si stima che saranno 189 milioni in più le persone che, nel mondo, vivranno nell’insicurezza alimentare se l’aumento delle temperature raggiungerà i 2 gradi. Sono necessari interventi per proteggere il pianeta contro gli effetti dei cambiamenti climatici, adattando i sistemi alimentari per evitare collassi strutturali causati da shock e stress climatici.

Obiettivo “Fame zero”: utopia o realtà?
Il raggiungimento entro il 2030 del secondo Obiettivo di sviluppo sostenibile, “Fame zero”, richiede soluzioni alle inefficienze sistemiche, alle crisi politiche e al cambiamento climatico. Investimenti e leadership che mettano insieme politiche, interventi efficaci, infrastrutture, servizi e innovazione. Altrettanto importanti sono la protezione della biodiversità e l’inclusione delle popolazioni indigene nel processo di trasformazione dei sistemi alimentari, c’è molto da imparare dalle loro tradizioni collettiviste di gestione della terra e delle risorse, in cui le conoscenze tradizionali sono cruciali nel costruire sistemi alimentari resilienti. Il Wfp sostiene diverse comunità indigene nel mondo, colpite spesso da conflitti, disastri naturali e insicurezza alimentare.

In che modo la pandemia ha influito sulla trasformazione dei sistemi alimentari?
La pandemia di Covid-19 ha messo ancora più in luce le falle degli attuali sistemi alimentari, innescando un’accelerazione che ha visto, ad esempio, un aumento dell’80 per cento di quanti vivono nell’insicurezza alimentare acuta, dai 149 milioni di persone in tempi pre-Covid (ndr gennaio 2020) alle 270 milioni di persone oggi (ndr agosto 2021). A soffrirne maggiormente, i Paesi a basso e medio reddito, con sistemi alimentari già compromessi o deboli. Le restrizioni nei movimenti globali, controlli più serrati ai confini, problemi nei trasporti commerciali transfrontalieri, riduzione dei voli, misure sanitarie stringenti, quarantene, sono alcuni tra i vari fattori che ancora oggi impattano sui movimenti dei rifornimenti alimentari.

Uno dei maggiori problemi nella distribuzione alimentare è la concentrazione del potere di mercato tra pochi operatori e alcune organizzazioni della società civile temono che anche il prossimo vertice Onu dia troppo spazio agli interessi dei privati. Come evitarlo?
Il vertice sui Sistemi alimentari è stato anche chiamato il “vertice dei popoli”, proprio per evidenziarne la connotazione inclusiva ed ecumenica. Si vuole dare voce e spazio a tutte le realtà che lavorano a vario titolo nel mondo variegato e complesso del cibo, coltivandolo, distribuendolo, vendendolo, mangiandolo. La preparazione ha coinvolto moltissimi protagonisti, a livello locale, regionale e globale, in un lungo processo fatto di dialogo, di confronto e di scambio di buone pratiche tra piccoli agricoltori, organizzazioni non governative, società civile, leadership dei Paesi, agenzie Onu, solo per citarne alcuni. Ognuno con la propria voce ma con lo stesso obiettivo.

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