Opinioni e Commenti

Nelle chiacchiere politiche di queste settimane, si è spesso insinuata un’idea: queste elezioni, così anomale per la minaccia del Covid-19 e per una campagna elettorale iniziata in pieno agosto, rischiano di essere “scontate”, perfino “inutili”. Ma non è così. E preoccupa che in questa campagna elettorale sia sentito parlare poco del Veneto del futuro, di come dare ossigeno a un modello ancora efficiente, eppure incrinato, a come coniugare sostenibilità, sviluppo, servizi socio-sanitari nell’attuale difficile contesto.

La questione dei 137 migranti risultati positivi all’interno dell’ex caserma Serena può essere trattata come questione sanitaria, politica, di ordine pubblico… In ogni caso crediamo siano importanti alcune considerazioni, che aiutano a collocare in maniera più oggettiva la questione e che non hanno risposta facile.

Il preambolo della Carta rimane tuttora unico nella storia degli accordi giuridici stipulati fra Stati, sia per la tensione morale e civile che ispira le sue enunciazioni sia, soprattutto, per il fatto che i soggetti che le esprimono sono i “popoli” e non gli “Stati”. Sono i popoli che danno mandato ai governi di stipulare la Carta delle Nazioni Unite.

Ma mentre si annuncia l’intervento di Mattarella a Vo' Euganeo, proprio l’inizio dell’anno scolastico resta fortemente nell’incertezza. Non si sa ancora, infatti, quando e come riapriranno le scuole del nostro Paese.

Niente conclusione vera ed elaborata, quindi, dell’asilo, delle elementari, delle medie, delle superiori. Saltare il termine di un percorso scolastico durato anni non è più una questione didattica, ma esistenziale, cioè di perdita di esperienze, relazioni, ricordi e simboli. Chiudere o non chiudere un ciclo della vita non può non incidere sul futuro. I cicli sono i processi che cominciano, si sviluppano e si concludono nel corso dell’esistenza.

Cambiare, e cambiare in meglio, non è mai un errore per la persona e un pericolo per la coppia. Le coppie le cui strade purtroppo si dividono sono quelle che si ostinano a non evolvere e a non risolvere, per poi scoprire che il cambiamento avviene sempre, anche se non vuoi, a causa del tempo che passa. E’ la paura di perdere quello che siamo riusciti a costruire con le nostre sole forze che ci impedisce di aderire al “Tutto quello che si manifesta è luce” per ricevere da Dio, prima ancora che dal partner, quanto ci è stato promesso.

Piccoli segni di vicinanza e di legami riscoperti sono tangibili. E’ aumentata la voglia di sapere cosa accade nel mondo, quantomeno per parlare di Covid e politiche annesse. Molte persone hanno accettato e rispettato con grande senso di responsabilità le misure di contenimento per il bene proprio e dell’altro. Competenze e professionalità diverse si uniscono a vari livelli per far fronte all’emergenza e progettare il futuro.

Ovviamente, esistono tutte le modalità per tornare a una scuola… migliore di prima, ma è necessario che sia riconosciuta l’importanza o almeno l’emergenza educativa. Esattamente come si è riconosciuta l’emergenza sanitaria e sono state investiste ingenti risorse economiche per costruire in pochi giorni ospedali da campo, riconvertire in strutture sanitarie aree non utilizzate, acquistare dispositivi medici salva-vita, inserire in modo straordinario personale con diverse competenze.

E’ una scelta che siamo chiamati a fare: decidere come cristiani di aprirci a sguardi diversi, che abbiano in comune la volontà di vedere con speranza. Una speranza non a poco prezzo, ma fondata sulla presenza del Crocifisso Risorto dentro le nostre vicende, a condividere le nostre ferite e le nostre morti e a donarci l’energia della sua vita di Pasqua.

La sfida è trasformare una motivazione che viene da fuori, quindi dalla paura della sanzione, in una motivazione interiore che è sempre all’insegna della gioia e della soddisfazione. Lo scopo è che bambini e ragazzi sappiano fare e soprattutto vogliano fare, perché, se non educhi la loro volontà, non ti resta che costringerli. Meglio, poi, distinguere la motivazione ad apprendere dalla motivazione allo studio: la prima nei ragazzi c’è sempre, la seconda dipende da chi e come.

La liberazione e il ritorno in Italia di Silvia (ora Aisha) Romano, oltre alla grande gioia, hanno scatenato un disdicevole putiferio. Poco importa che il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, l’abbia definita “una nostra figlia”, con evidenti riferimenti evangelici. Più che le poche parole della giovane, però, sono state le immagini a parlare e ad alzare le polemiche. Intervistato sulla notizia, il giornalista Domenico Quirico, anch’egli rapito per alcuni mesi in Siria nel 2013, ha giustamente utilizzato un termine quasi dimenticato.

Ripartire, cosa voluta ma affatto facile, significherà rimettersi in gioco e far tornare tutto ciò che era stato messo in stand-by. Una questione piuttosto delicata sarà capire se un proprio familiare, complice il lavoro o la scuola da casa o purtroppo la disoccupazione, non stia in realtà sviluppando un disagio di ridotta interazione sociale.

Il vescovo di Treviso Michele Tomasi è intervenuto con una riflessione sull’importanza fondamentale di una economia solidale per la “fase 2” per “riuscire a mantenere la solidarietà sociale ed economica che ci ha contraddistinto nella storia e che ancora ci contraddistingue”. la riflessione della presidente di Assindustria Veneto Centro.

Ora che i bambini non sono più a scuola, ma ognuno a casa propria, sembra che se ne siano perse le tracce anche sociali. Per molti di loro ma non per tutti, lo stare a casa ha significato vedere i genitori come non era mai capitato prima, un’esperienza straordinaria e certamente positiva. Ma a determinate condizioni.

Come genitori è giusto chiedersi: quando potranno uscire di casa, questi figli scapperanno via diventando imprendibili e ingestibili o avranno perso sicurezze e competenze sociali cadendo nell’isolamento volontario e patologico dei cosiddetti hikikomori?

Trascorrere tutto il tempo in casa e in famiglia mette in contatto le persone con la propria e altrui vulnerabilità. La convivenza prolungata e forzata si sta rivelando un banco di prova del tutto inaspettato per qualsiasi coppia. Questo periodo sta anche facendo emergere quelle situazioni che da sempre premevano per essere affrontate. 

Ciò che ancora forse non è chiaro è se lo tsunami che ci ha travolto imprimerà al nostro modo di vivere una svolta verso direzioni nuove e prima imprevedibili, o piuttosto non si porrà come acceleratore di dinamiche già presenti nella nostra società. 

La Pasqua di quest’anno, con il suo carico di sofferenze e di speranza, è stata segnata dalla morte di due cari amici. Eravamo al tempo del grande Giubileo del 2000 che aveva suscitato tante speranze nelle persone impegnate nelle istituzioni e nel volontariato. 

Allo Stato non si chiedono privilegi né elemosina, ma di riconoscere il servizio pubblico che queste realtà assicurano. Intervenire oggi – con un fondo straordinario destinato alle realtà paritarie o con forme di sostegno, quali la detraibilità delle rette, alle famiglie – è l’ultima campanella.

Gli straordinari avanzamenti scientifici in campo sanitario hanno fornito strumenti efficaci alla salute degli esseri umani. Ma non devono sostituirsi alla forza della fede e alla fiducia nel sistema curativo. Lo spirito e la scienza sono compagni, scrive un noto sociologo trevigiano.

Dobbiamo stare a casa, quindi ora non è più un dormitorio, è davvero una casa. Tutti ci viviamo, quindi tutti in famiglia godiamo dei suoi comfort e tutti in famiglia rispondiamo di come la trattiamo e la teniamo. Allora, famiglie, un bel “piano di battaglia” per: riciclare solo ciò che serve, regalare ciò che davvero può far piacere agli altri, rivendere ciò che ci aiuterà ad acquistare qualcosa di necessario, buttare e mai più ricomprare l’inutile.

Gli aspetti che chiedono subito la nostra attenzione sono almeno due: la conflittualità tra persone e il loro stato d’animo. La prima tende ad aumentare se gli spazi da condividere sono piccoli e i tempi forzati si allungano, il secondo tende a deperire se vengono a mancare voglia di fare e obiettivi.

Una riflessione di carattere antropologico su quanto sta avvenendo. Ci sentiamo insicuri, per questo ansiosi e impauriti. Poi non vediamo la minaccia. Non sappiamo dove sia il pericolo. Non ci è chiaro da chi ci dobbiamo difendere. Non ci sentiamo sicuri neanche a casa nostra. Ma quando il tempo interiore ha presente e passato, ma non avvenire solo la speranza, che è apertura al futuro, ci può salvare.

Siamo qui a discettare sul congedo di 15 giorni al 50% del reddito, del voucher baby sitter da 600 euro che il decreto Cura Italia ha previsto per le famiglie e della sospensione dei mutui. Il Forum delle Associazioni Familiari nutre perplessità sull’appropriatezza nonché sulla fruibilità che potranno avere queste misure.

Se il virus sta colpendo in modo più forte le persone più anziane e con maggiori patologie, non è esercizio inutile chiedersi se ciò avvenga anche in grande: se cioè, esso, stia in qualche misura colpendo, insieme ad altre concause, in modo così duro il nostro Paese anche per una serie di “patologie” della politica, dell’economia, della società, che si sono svelate proprio nel momento della massima emergenza.

E’ impensabile che la famiglia possa uscire indenne da quest’emergenza se, ad esempio, gli adulti non stabiliranno gli orari di studio dei figli e di lavoro per se stessi in modo equilibrato, creando nuove routine in grado di abbassare i livelli d’ansia che l’incertezza porta sempre con sé.

Interpretare i “segni dei tempi” è un compito forse urgente e necessario tanto quanto il “farsi vicini”. In una manciata di settimane le comunità cristiane si sono trovate improvvisamente ad affrontare una situazione per certi aspetti simile a quella del deserto per il popolo di Israele: la fatica di trovare la strada giusta, la mormorazione contro i capi, il ritrovarsi intruppati e nell’impossibilità di celebrare il culto. Una gravissima crisi di fede, in cui, però, Israele poco a poco prende coscienza della fedeltà di Dio in quella prova.