Opinioni e Commenti

Dietro ai successi personali e di gruppo tanto impegno, fatica, ma anche un modo diverso, forse nuovo, di fare squadra, di accogliersi e di spronarsi a vicenda, di riconoscere il valore dei colleghi e dei rivali. Un'Italia che ha vinto anche grazie all’impegno di tanti atleti e atlete che nel nostro Paese non sono nati, ma vi sono arrivati, o i cui genitori non erano italiani di nascita

Recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto l’azienda Grafica Veneta di Trebaseleghe, più che indurci a emettere facili giudizi, che rischierebbero di anticipare il corso della Giustizia, diventa occasione per ripensare con maggiore attenzione e consapevolezza al senso del lavoro e all’impronta che esso imprime nella vita di ciascuno.

Nella fase di emergenza pandemica è evidente che le misure per combattere la diffusione del contagio a tutela della salute (art. 32 Cost.) sono considerate prevalenti rispetto ad altri diritti, pur preziosissimi.

L’intervista rilasciata dal card. Bassetti all’edizione di venerdì 9 luglio di “Repubblica” offre un riferimento preciso a quanti hanno un vero interesse verso le tematiche affrontate dal Ddl Zan. Lo fa rimettendo al centro del dibattito non la sterile polemica alimentata da motivi ideologici, interessi elettorali o necessità di visibilità social ma la ricerca della strada più proficua per assicurare la tutela della persona.

Riflessione sul nuovo dramma accaduto al largo della Libia: "Non miglioreremo la qualità della nostra vita chiudendoci in noi stessi, nella nostra famiglia, nel nostro paese, nella nostra Nazione"

Quanti nonni non potranno più raccontare di sé e della propria vita? Quante storie di vite esemplari saranno andate perdute? Quanta consapevolezza delle proprie origini (da dove veniamo, chi erano i nostri bisnonni…) sarà stata bruciata in questo rogo spaventoso della conoscenza del passato?

Possiamo fare poco, è vero, ma possiamo esserci e tentare, per quanto possibile, di «portare i pesi gli uni degli altri», come da sempre la parola di Dio esorta a fare la comunità dei discepoli di Cristo. E in questo silenzio sgorgano le parole apparentemente fragili ma necessarie della preghiera, dell’affidamento al Signore della fatica e del dramma.

Nonostante le note significative, restano aperti numerosi e importanti interrogativi. Che ricadute positive possiamo offrire alle giovani famiglie e alle future generazioni che dovranno portare sulle spalle questo gravoso nuovo debito? Come potremo evitare che un debito sempre più vasto cada sulle forze di una platea sempre più esigua?

Il capo dello Stato ha richiamato tutti al loro dovere, ma se i partiti e i loro leader – a cominciare dalle due forze più rilevanti della maggioranza – non si assumeranno le rispettive responsabilità, neanche Mattarella potrà però evitare che si scivoli inesorabilmente verso nuove elezioni.

Il fragile ma per certi aspetti esempio virtuoso di collaborazione tra Governo e Regioni, sperimentato in primavera, rischia di saltare. Con effetti deleteri e molto pericolosi. Sarebbe ora di invertire la rotta, fin che siamo in tempo. La gente, quando ha avuto modo di esprimersi, ha fatto capire che non gradisce chi spara sul timoniere in mezzo alla tempesta.

È molto importante che gli adolescenti e i giovani conoscano questo ragazzo che ora è in Cielo; è altrettanto importante, però, che possano sentirlo vicino, che possano cioè vedere in lui una possibilità di santità per loro. Il che non avverrà, se chi ne parla nella Chiesa lo ridurrà a un santino oleografico da leggenda aurea cinquecentesca. Se tu prendi un quindicenne che ha vinto la paura della morte, e lo riduci alla descrizione delle sue devozioni, in che modo egli potrà essere significativo per i suoi coetanei di oggi?

C’è un accompagnamento e apprendimento graduale a decidere, ecco perché come adulti non possiamo cavarcela con un semplice “Io gliel’ho detto, ora sta a lei fare le sue scelte”, ecco perché la generazione presente rischia di soffrire, e spesso soffre, molto di più di quella dei suoi educatori.

Il messaggio che Papa Francesco ci rivolge poi in occasione della Giornata Missionaria Mondiale si caratterizza anche per una forte spinta vocazionale: “Chi manderò?” chiede oggi il Signore; e ciascuno di noi può far sue le parole del Profeta: “Eccomi, manda me”. Per tessere nuove relazioni di fraternità, per ricucire strappi e lacerazioni, per mettere insieme in modo armonioso le trame dei diversi “fili del tessuto”, servono mani pazienti, attente, rispettose, abili… mani guidate dalla premurosa Sapienza-Amore di Dio.  Chi manderò a tessere con me la fraternità?

Nelle chiacchiere politiche di queste settimane, si è spesso insinuata un’idea: queste elezioni, così anomale per la minaccia del Covid-19 e per una campagna elettorale iniziata in pieno agosto, rischiano di essere “scontate”, perfino “inutili”. Ma non è così. E preoccupa che in questa campagna elettorale sia sentito parlare poco del Veneto del futuro, di come dare ossigeno a un modello ancora efficiente, eppure incrinato, a come coniugare sostenibilità, sviluppo, servizi socio-sanitari nell’attuale difficile contesto.

La questione dei 137 migranti risultati positivi all’interno dell’ex caserma Serena può essere trattata come questione sanitaria, politica, di ordine pubblico… In ogni caso crediamo siano importanti alcune considerazioni, che aiutano a collocare in maniera più oggettiva la questione e che non hanno risposta facile.

Il preambolo della Carta rimane tuttora unico nella storia degli accordi giuridici stipulati fra Stati, sia per la tensione morale e civile che ispira le sue enunciazioni sia, soprattutto, per il fatto che i soggetti che le esprimono sono i “popoli” e non gli “Stati”. Sono i popoli che danno mandato ai governi di stipulare la Carta delle Nazioni Unite.

Ma mentre si annuncia l’intervento di Mattarella a Vo' Euganeo, proprio l’inizio dell’anno scolastico resta fortemente nell’incertezza. Non si sa ancora, infatti, quando e come riapriranno le scuole del nostro Paese.

Niente conclusione vera ed elaborata, quindi, dell’asilo, delle elementari, delle medie, delle superiori. Saltare il termine di un percorso scolastico durato anni non è più una questione didattica, ma esistenziale, cioè di perdita di esperienze, relazioni, ricordi e simboli. Chiudere o non chiudere un ciclo della vita non può non incidere sul futuro. I cicli sono i processi che cominciano, si sviluppano e si concludono nel corso dell’esistenza.

Cambiare, e cambiare in meglio, non è mai un errore per la persona e un pericolo per la coppia. Le coppie le cui strade purtroppo si dividono sono quelle che si ostinano a non evolvere e a non risolvere, per poi scoprire che il cambiamento avviene sempre, anche se non vuoi, a causa del tempo che passa. E’ la paura di perdere quello che siamo riusciti a costruire con le nostre sole forze che ci impedisce di aderire al “Tutto quello che si manifesta è luce” per ricevere da Dio, prima ancora che dal partner, quanto ci è stato promesso.

Piccoli segni di vicinanza e di legami riscoperti sono tangibili. E’ aumentata la voglia di sapere cosa accade nel mondo, quantomeno per parlare di Covid e politiche annesse. Molte persone hanno accettato e rispettato con grande senso di responsabilità le misure di contenimento per il bene proprio e dell’altro. Competenze e professionalità diverse si uniscono a vari livelli per far fronte all’emergenza e progettare il futuro.

Ovviamente, esistono tutte le modalità per tornare a una scuola… migliore di prima, ma è necessario che sia riconosciuta l’importanza o almeno l’emergenza educativa. Esattamente come si è riconosciuta l’emergenza sanitaria e sono state investiste ingenti risorse economiche per costruire in pochi giorni ospedali da campo, riconvertire in strutture sanitarie aree non utilizzate, acquistare dispositivi medici salva-vita, inserire in modo straordinario personale con diverse competenze.

E’ una scelta che siamo chiamati a fare: decidere come cristiani di aprirci a sguardi diversi, che abbiano in comune la volontà di vedere con speranza. Una speranza non a poco prezzo, ma fondata sulla presenza del Crocifisso Risorto dentro le nostre vicende, a condividere le nostre ferite e le nostre morti e a donarci l’energia della sua vita di Pasqua.

La sfida è trasformare una motivazione che viene da fuori, quindi dalla paura della sanzione, in una motivazione interiore che è sempre all’insegna della gioia e della soddisfazione. Lo scopo è che bambini e ragazzi sappiano fare e soprattutto vogliano fare, perché, se non educhi la loro volontà, non ti resta che costringerli. Meglio, poi, distinguere la motivazione ad apprendere dalla motivazione allo studio: la prima nei ragazzi c’è sempre, la seconda dipende da chi e come.

La liberazione e il ritorno in Italia di Silvia (ora Aisha) Romano, oltre alla grande gioia, hanno scatenato un disdicevole putiferio. Poco importa che il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, l’abbia definita “una nostra figlia”, con evidenti riferimenti evangelici. Più che le poche parole della giovane, però, sono state le immagini a parlare e ad alzare le polemiche. Intervistato sulla notizia, il giornalista Domenico Quirico, anch’egli rapito per alcuni mesi in Siria nel 2013, ha giustamente utilizzato un termine quasi dimenticato.

Ripartire, cosa voluta ma affatto facile, significherà rimettersi in gioco e far tornare tutto ciò che era stato messo in stand-by. Una questione piuttosto delicata sarà capire se un proprio familiare, complice il lavoro o la scuola da casa o purtroppo la disoccupazione, non stia in realtà sviluppando un disagio di ridotta interazione sociale.

Il vescovo di Treviso Michele Tomasi è intervenuto con una riflessione sull’importanza fondamentale di una economia solidale per la “fase 2” per “riuscire a mantenere la solidarietà sociale ed economica che ci ha contraddistinto nella storia e che ancora ci contraddistingue”. la riflessione della presidente di Assindustria Veneto Centro.

Ora che i bambini non sono più a scuola, ma ognuno a casa propria, sembra che se ne siano perse le tracce anche sociali. Per molti di loro ma non per tutti, lo stare a casa ha significato vedere i genitori come non era mai capitato prima, un’esperienza straordinaria e certamente positiva. Ma a determinate condizioni.

Come genitori è giusto chiedersi: quando potranno uscire di casa, questi figli scapperanno via diventando imprendibili e ingestibili o avranno perso sicurezze e competenze sociali cadendo nell’isolamento volontario e patologico dei cosiddetti hikikomori?

Trascorrere tutto il tempo in casa e in famiglia mette in contatto le persone con la propria e altrui vulnerabilità. La convivenza prolungata e forzata si sta rivelando un banco di prova del tutto inaspettato per qualsiasi coppia. Questo periodo sta anche facendo emergere quelle situazioni che da sempre premevano per essere affrontate.