Opinioni e Commenti

Gli aspetti che chiedono subito la nostra attenzione sono almeno due: la conflittualità tra persone e il loro stato d’animo. La prima tende ad aumentare se gli spazi da condividere sono piccoli e i tempi forzati si allungano, il secondo tende a deperire se vengono a mancare voglia di fare e obiettivi.

Una riflessione di carattere antropologico su quanto sta avvenendo. Ci sentiamo insicuri, per questo ansiosi e impauriti. Poi non vediamo la minaccia. Non sappiamo dove sia il pericolo. Non ci è chiaro da chi ci dobbiamo difendere. Non ci sentiamo sicuri neanche a casa nostra. Ma quando il tempo interiore ha presente e passato, ma non avvenire solo la speranza, che è apertura al futuro, ci può salvare.

Siamo qui a discettare sul congedo di 15 giorni al 50% del reddito, del voucher baby sitter da 600 euro che il decreto Cura Italia ha previsto per le famiglie e della sospensione dei mutui. Il Forum delle Associazioni Familiari nutre perplessità sull’appropriatezza nonché sulla fruibilità che potranno avere queste misure.

Se il virus sta colpendo in modo più forte le persone più anziane e con maggiori patologie, non è esercizio inutile chiedersi se ciò avvenga anche in grande: se cioè, esso, stia in qualche misura colpendo, insieme ad altre concause, in modo così duro il nostro Paese anche per una serie di “patologie” della politica, dell’economia, della società, che si sono svelate proprio nel momento della massima emergenza.

E’ impensabile che la famiglia possa uscire indenne da quest’emergenza se, ad esempio, gli adulti non stabiliranno gli orari di studio dei figli e di lavoro per se stessi in modo equilibrato, creando nuove routine in grado di abbassare i livelli d’ansia che l’incertezza porta sempre con sé.

Interpretare i “segni dei tempi” è un compito forse urgente e necessario tanto quanto il “farsi vicini”. In una manciata di settimane le comunità cristiane si sono trovate improvvisamente ad affrontare una situazione per certi aspetti simile a quella del deserto per il popolo di Israele: la fatica di trovare la strada giusta, la mormorazione contro i capi, il ritrovarsi intruppati e nell’impossibilità di celebrare il culto. Una gravissima crisi di fede, in cui, però, Israele poco a poco prende coscienza della fedeltà di Dio in quella prova.

Mio padre è “fortunatamente” morto lo scorso 18 ottobre. Adesso lo posso proprio dire. Non avrei mai pensato di arrivare a fare questa affermazione. Fosse morto ora sarebbe stato un numero, un numero che fa statistica, un aggiornamento di quella conta che si fa al mattino e alla sera. Sarebbe probabilmente morto da solo, in una stanza di ospedale, seguito a distanza di sicurezza da operatori certo professionali, ma oberati di lavoro e giustamente preoccupati di non essere contagiati dai contatti.

I soldi arriveranno dall’aumento del debito pubblico tramite emissione di nuovi titoli di Stato, vedremo se nazionali o più europei. Sicuri che questa volta non ci saranno i richiami della Ue perché la crisi appare troppo grande perché ci si possa irrigidire di fronte a un parametro di stabilità sballato. Così faranno anche gli altri pur di non far crollare tutto in una paurosa recessione pluriennale.

Oggi la salute non può più essere vista come un problema locale (dell’Italia, del Veneto, di Treviso), bensì va considerata come un problema globale (del mondo intero). Solo partendo da questa consapevolezza, sarà possibile far fronte ai rischi che il nostro tempo è chiamato ad affrontare, di cui il coronavirus è solo un aspetto.

Fare appello e affidamento alla responsabilità personale è stato del tutto inutile. Una comunicazione impazzita, in cui i politici e gli amministratori di riferimento si sono contraddetti ripetutamente, e in cui ogni “fonte affidabile” dava una sua ricetta e interpretazione, ha fatto il resto.

È questa la chiave di lettura con cui guardare all’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace” (Bari, 19-23 febbraio 2020). L’evento, promosso dalla Chiesa italiana, vedrà riuniti nel capoluogo pugliese circa 60 vescovi provenienti da 20 Paesi bagnati dal Mare Nostrum. L’assemblea, unica nel suo genere, sarà conclusa domenica 23 febbraio con la celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre.

Al di là dei singoli episodi emersi e delle considerazioni degli esperti (che nel nostro Paese non mancano, come si è dimostrato proprio in questi giorni) sugli effettivi rischi di contagio, c’è un sentimento più o meno sottile di diffidenza che si sta facendo largo nell’opinione pubblica, coinvolgendo anche chi non si alimenta ogni istante alla fabbrica delle fake news.

L'urgenza è quella di pensare presto a una soluzione. Che non significa solo finire il Mose e metterlo in esercizio. Per quanto la vicenda delle dighe mobili sia annosa e penosa, c'è da sperare che si possa giungere finalmente alla sua conclusione. Specialmente dopo gli eventi di questa settimana, istituzioni locali, nazionali e internazionali sono concordi nel dare un'accelerata all'iter verso il completamento delle dighe mobili.

Ogni parola che pronunciamo e ogni azione che facciamo producono delle conseguenze. E di queste rispondiamo. Forse oggigiorno tutti noi, e soprattutto i nostri giovani, non riflettiamo mai a sufficienza su questo. Viviamo nella speranza di “passarla liscia” o al massimo possiamo sperare di ridurre tutto a una bravata, di giustificarci con un “non volevo”, “non pensavo succedesse”. E’ colpa del destino. Eppure succede. Succede che delle persone, troppe persone, perdano la vita per delle “leggerezze”, per conseguenze che non erano state considerate. Ci sentiamo, allora, di dire che non è corretto continuare a giustificare o a voler, comunque, attenuare la colpa, magari elencando i “meriti”  della famiglia di provenienza. Ma neppure è giusto fare il contrario, cioè incolpare la famiglia per non aver educato bene questi figli.

Nulla vieta di essere allegri e di ritrovarsi, ma per celebrare la luce, non la tenebra che inghiotte.Ognuno ed ognuna di noi, abitanti del pianeta Terra, sperimentiamo il distacco da persone care e vorremmo ancora averle vicine, poter loro parlare, incontrarle. Un guizzo interiore, però, ci sussurra che sono giunti, stanno bene, sono i viventi nel Vivente. E allora, ogni sentore o simbolo macabro è bandito, è del tutto fuori posto.

È vero che gli alunni sono in diminuzione, ma le superiori vivono ancora il trend positivo degli anni scorsi. Le classi prime sono aumentate, creando un problema di spazi da trovare, entro pochi giorni, per collocare un centinaio di alunni. Quest’anno si batterà il record dei professori precari che insegneranno nelle scuole: 200 mila a livello nazionale. Le graduatorie dei concorsi si sono svuotate e le scuole dovranno attingere dalle graduatorie dei supplenti per coprire tutti i posti rimasti scoperti.

Il Canada non è solo la terra dei primi passi di Sergio Marchionne, che, da figlio di emigranti abruzzesi, proprio qui iniziò la sua brillante carriera, ma anche il Paese dove molti altri anonimi italiani hanno cercato di costruire un futuro migliore per sé e per i propri figli. Ripercorrere questa storia ci fa ricordare che siamo un popolo di emigranti. E che l’ospitalità e l’accoglienza le hanno sperimentate per primi tanti nostri parenti e amici.

La crisi che Matteo Salvini ha voluto aprire in pieno agosto dal Papeete di Milano Marittima, ha, fin da subito, assunto toni ben diversi da quelli che si aspettava il leader della Lega.Appare, però, evidente che un Governo, chiamato ogni giorno a gestire scelte ed emergenze, non può e non potrà reggersi solo sulla paura di Salvini e di restare senza sedia. Se è così, meglio il voto. Saprà, se nascerà, il nuovo Esecutivo avere un profilo politico, se non forte, almeno presentabile e coerente?

Documento della Commissione per la Pastorale sociale e Lavoro. Ogni giorno molti vengono convinti, sovente senza alcun motivo valido, che come cittadini siamo minacciati da molte cose, soprattutto dallo straniero. È auspicabile che ognuno a voce alta chieda la fine di questa stagione di semina di paura, la quale certamente rischia di creare seri problemi sociali e, in prospettiva, avrà ripercussioni pesanti sullo sviluppo anche economico di questo territorio. Si tratta di un compito di tutti.  Delle forze politiche, economiche, delle comunità civili e di noi cristiani, ai quali il Vangelo chiede di essere sempre profezia, anche in questo nostro tempo.

Su una recente circolare del Viminale si parla di "ricognizione degli insediamenti" volta a appurarne le illegalità oppure, nel caso di insediamenti autorizzati, per le condizioni igienico sanitarie ed ambientali. Tutto bene? Non proprio.

Non possiamo accettare che le persone siano trattate come cose e che vengano ridotte a una voce di spesa. Dicendo di “no” a questa modalità, però, non ce ne laviamo le mani, non ci nascondiamo dietro a “la nostra parte l’abbiamo già fatta”.

Decidendo di non decidere sulla Tav, cercando quella fase di sospensione che porta a non avviare subito i bandi per i nuovi lotti ma a lasciare aperta la porta alla raccolta delle candidature dei costruttori, l’Esecutivo ha seguito solo le esigenze della politica.

Quella firmata da entrambi è una dichiarazione intrigante fin dal titolo: “Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”. Si riconosce che questa comune umanità è valore fondamentale per ogni religione, e traguardo da perseguire proprio in quanto credenti. E la fratellanza non è intesa in modo puramente ideale: l’appello del documento nasce non soltanto “in nome di Dio”, ma anche “in nome” delle vittime, dei poveri, degli orfani e delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati, dei popoli senza pace, di una fratellanza “lacerata” da integralismi e sistemi di guadagno…

Il direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport scrive al nuotatore trevigiano ferito da un proiettile a Roma e che non potrà più camminare. “Il mondo dello sport, Manuel, non può tacere! Deve e vuole alzare la voce! Perché la vita per uno sportivo è tutt’altro che stupidità! È possibilità!”.

E’ diventato legge dello Stato il “decreto sicurezza”, con misure restrittive ben precise nei confronti degli immigrati, destinate tra l’altro a creare un considerevole aumento di stranieri irregolari sul territorio. Una società dove la sicurezza è affidata solo alla forza, dove aumenta la conflittualità sociale, è davvero più sicura? E siamo proprio certi che tutto questo sia compatibile con il Vangelo?

Cinque anni fa, di questi tempi, Matteo Renzi vinceva le primarie del Pd (l’8 dicembre 2013). Una settimana dopo Renzi (il 15 dicembre 2013) l’outsider Matteo Salvini diventava segretario di una Lega Nord in caduta verticale. Nessuno avrebbe scommesso un euro che avrebbe portato il suo partito ai massimi storici. Ma ora anche lui deve stare attento. Ecco perché.

Un cambio repentino della legge metterebbe a rischio anche i posti di lavoro di migliaia di giornalisti che sono radicati sul territorio. E non è immaginabile un Paese impoverito di queste voci, sarebbe privato di apporti fondamentali al dibattito sociale e civile. Verrebbe meno un’informazione credibile sempre sul campo al di là delle tante, troppe, fake news che proliferano. Confidiamo, quindi che non si proceda al cambiamento attraverso la legge di Bilancio, ma che si apra un confronto costruttivo e aperto per continuare a sostenere il pluralismo.