Opinioni e Commenti

Ripartire, cosa voluta ma affatto facile, significherà rimettersi in gioco e far tornare tutto ciò che era stato messo in stand-by. Una questione piuttosto delicata sarà capire se un proprio familiare, complice il lavoro o la scuola da casa o purtroppo la disoccupazione, non stia in realtà sviluppando un disagio di ridotta interazione sociale.

Il vescovo di Treviso Michele Tomasi è intervenuto con una riflessione sull’importanza fondamentale di una economia solidale per la “fase 2” per “riuscire a mantenere la solidarietà sociale ed economica che ci ha contraddistinto nella storia e che ancora ci contraddistingue”. la riflessione della presidente di Assindustria Veneto Centro.

Ora che i bambini non sono più a scuola, ma ognuno a casa propria, sembra che se ne siano perse le tracce anche sociali. Per molti di loro ma non per tutti, lo stare a casa ha significato vedere i genitori come non era mai capitato prima, un’esperienza straordinaria e certamente positiva. Ma a determinate condizioni.

Come genitori è giusto chiedersi: quando potranno uscire di casa, questi figli scapperanno via diventando imprendibili e ingestibili o avranno perso sicurezze e competenze sociali cadendo nell’isolamento volontario e patologico dei cosiddetti hikikomori?

Trascorrere tutto il tempo in casa e in famiglia mette in contatto le persone con la propria e altrui vulnerabilità. La convivenza prolungata e forzata si sta rivelando un banco di prova del tutto inaspettato per qualsiasi coppia. Questo periodo sta anche facendo emergere quelle situazioni che da sempre premevano per essere affrontate. 

Ciò che ancora forse non è chiaro è se lo tsunami che ci ha travolto imprimerà al nostro modo di vivere una svolta verso direzioni nuove e prima imprevedibili, o piuttosto non si porrà come acceleratore di dinamiche già presenti nella nostra società. 

La Pasqua di quest’anno, con il suo carico di sofferenze e di speranza, è stata segnata dalla morte di due cari amici. Eravamo al tempo del grande Giubileo del 2000 che aveva suscitato tante speranze nelle persone impegnate nelle istituzioni e nel volontariato. 

Allo Stato non si chiedono privilegi né elemosina, ma di riconoscere il servizio pubblico che queste realtà assicurano. Intervenire oggi – con un fondo straordinario destinato alle realtà paritarie o con forme di sostegno, quali la detraibilità delle rette, alle famiglie – è l’ultima campanella.

Gli straordinari avanzamenti scientifici in campo sanitario hanno fornito strumenti efficaci alla salute degli esseri umani. Ma non devono sostituirsi alla forza della fede e alla fiducia nel sistema curativo. Lo spirito e la scienza sono compagni, scrive un noto sociologo trevigiano.

Dobbiamo stare a casa, quindi ora non è più un dormitorio, è davvero una casa. Tutti ci viviamo, quindi tutti in famiglia godiamo dei suoi comfort e tutti in famiglia rispondiamo di come la trattiamo e la teniamo. Allora, famiglie, un bel “piano di battaglia” per: riciclare solo ciò che serve, regalare ciò che davvero può far piacere agli altri, rivendere ciò che ci aiuterà ad acquistare qualcosa di necessario, buttare e mai più ricomprare l’inutile.

Gli aspetti che chiedono subito la nostra attenzione sono almeno due: la conflittualità tra persone e il loro stato d’animo. La prima tende ad aumentare se gli spazi da condividere sono piccoli e i tempi forzati si allungano, il secondo tende a deperire se vengono a mancare voglia di fare e obiettivi.

Una riflessione di carattere antropologico su quanto sta avvenendo. Ci sentiamo insicuri, per questo ansiosi e impauriti. Poi non vediamo la minaccia. Non sappiamo dove sia il pericolo. Non ci è chiaro da chi ci dobbiamo difendere. Non ci sentiamo sicuri neanche a casa nostra. Ma quando il tempo interiore ha presente e passato, ma non avvenire solo la speranza, che è apertura al futuro, ci può salvare.

Siamo qui a discettare sul congedo di 15 giorni al 50% del reddito, del voucher baby sitter da 600 euro che il decreto Cura Italia ha previsto per le famiglie e della sospensione dei mutui. Il Forum delle Associazioni Familiari nutre perplessità sull’appropriatezza nonché sulla fruibilità che potranno avere queste misure.

Se il virus sta colpendo in modo più forte le persone più anziane e con maggiori patologie, non è esercizio inutile chiedersi se ciò avvenga anche in grande: se cioè, esso, stia in qualche misura colpendo, insieme ad altre concause, in modo così duro il nostro Paese anche per una serie di “patologie” della politica, dell’economia, della società, che si sono svelate proprio nel momento della massima emergenza.

E’ impensabile che la famiglia possa uscire indenne da quest’emergenza se, ad esempio, gli adulti non stabiliranno gli orari di studio dei figli e di lavoro per se stessi in modo equilibrato, creando nuove routine in grado di abbassare i livelli d’ansia che l’incertezza porta sempre con sé.

Interpretare i “segni dei tempi” è un compito forse urgente e necessario tanto quanto il “farsi vicini”. In una manciata di settimane le comunità cristiane si sono trovate improvvisamente ad affrontare una situazione per certi aspetti simile a quella del deserto per il popolo di Israele: la fatica di trovare la strada giusta, la mormorazione contro i capi, il ritrovarsi intruppati e nell’impossibilità di celebrare il culto. Una gravissima crisi di fede, in cui, però, Israele poco a poco prende coscienza della fedeltà di Dio in quella prova.

Mio padre è “fortunatamente” morto lo scorso 18 ottobre. Adesso lo posso proprio dire. Non avrei mai pensato di arrivare a fare questa affermazione. Fosse morto ora sarebbe stato un numero, un numero che fa statistica, un aggiornamento di quella conta che si fa al mattino e alla sera. Sarebbe probabilmente morto da solo, in una stanza di ospedale, seguito a distanza di sicurezza da operatori certo professionali, ma oberati di lavoro e giustamente preoccupati di non essere contagiati dai contatti.

I soldi arriveranno dall’aumento del debito pubblico tramite emissione di nuovi titoli di Stato, vedremo se nazionali o più europei. Sicuri che questa volta non ci saranno i richiami della Ue perché la crisi appare troppo grande perché ci si possa irrigidire di fronte a un parametro di stabilità sballato. Così faranno anche gli altri pur di non far crollare tutto in una paurosa recessione pluriennale.

Oggi la salute non può più essere vista come un problema locale (dell’Italia, del Veneto, di Treviso), bensì va considerata come un problema globale (del mondo intero). Solo partendo da questa consapevolezza, sarà possibile far fronte ai rischi che il nostro tempo è chiamato ad affrontare, di cui il coronavirus è solo un aspetto.

Fare appello e affidamento alla responsabilità personale è stato del tutto inutile. Una comunicazione impazzita, in cui i politici e gli amministratori di riferimento si sono contraddetti ripetutamente, e in cui ogni “fonte affidabile” dava una sua ricetta e interpretazione, ha fatto il resto.

È questa la chiave di lettura con cui guardare all’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace” (Bari, 19-23 febbraio 2020). L’evento, promosso dalla Chiesa italiana, vedrà riuniti nel capoluogo pugliese circa 60 vescovi provenienti da 20 Paesi bagnati dal Mare Nostrum. L’assemblea, unica nel suo genere, sarà conclusa domenica 23 febbraio con la celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre.

Al di là dei singoli episodi emersi e delle considerazioni degli esperti (che nel nostro Paese non mancano, come si è dimostrato proprio in questi giorni) sugli effettivi rischi di contagio, c’è un sentimento più o meno sottile di diffidenza che si sta facendo largo nell’opinione pubblica, coinvolgendo anche chi non si alimenta ogni istante alla fabbrica delle fake news.

L'urgenza è quella di pensare presto a una soluzione. Che non significa solo finire il Mose e metterlo in esercizio. Per quanto la vicenda delle dighe mobili sia annosa e penosa, c'è da sperare che si possa giungere finalmente alla sua conclusione. Specialmente dopo gli eventi di questa settimana, istituzioni locali, nazionali e internazionali sono concordi nel dare un'accelerata all'iter verso il completamento delle dighe mobili.

Ogni parola che pronunciamo e ogni azione che facciamo producono delle conseguenze. E di queste rispondiamo. Forse oggigiorno tutti noi, e soprattutto i nostri giovani, non riflettiamo mai a sufficienza su questo. Viviamo nella speranza di “passarla liscia” o al massimo possiamo sperare di ridurre tutto a una bravata, di giustificarci con un “non volevo”, “non pensavo succedesse”. E’ colpa del destino. Eppure succede. Succede che delle persone, troppe persone, perdano la vita per delle “leggerezze”, per conseguenze che non erano state considerate. Ci sentiamo, allora, di dire che non è corretto continuare a giustificare o a voler, comunque, attenuare la colpa, magari elencando i “meriti”  della famiglia di provenienza. Ma neppure è giusto fare il contrario, cioè incolpare la famiglia per non aver educato bene questi figli.

Nulla vieta di essere allegri e di ritrovarsi, ma per celebrare la luce, non la tenebra che inghiotte.Ognuno ed ognuna di noi, abitanti del pianeta Terra, sperimentiamo il distacco da persone care e vorremmo ancora averle vicine, poter loro parlare, incontrarle. Un guizzo interiore, però, ci sussurra che sono giunti, stanno bene, sono i viventi nel Vivente. E allora, ogni sentore o simbolo macabro è bandito, è del tutto fuori posto.