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Anno scolastico al via, ma si ricomincia sempre da capo

Riuscire a tenere i toni bassi quando si parla di inizio dell’anno scolastico è sempre molto difficile. Ci sono il “carosello dei supplenti”, il “caro libri”, la “mancanza di aule”. Insomma sembra di essere all’anno zero.

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Anno scolastico al via, ma si ricomincia sempre da capo

Riuscire a tenere i toni bassi quando si parla di inizio dell’anno scolastico è sempre molto difficile. Ci sono il “carosello dei supplenti”, il “caro libri”, la “mancanza di aule”. Insomma sembra di essere all’anno zero.

In realtà la scuola veneta, dal rapporto sulle prove Invalsi eseguite dagli studenti, mostra una qualità elevata ed omogenea; da anni, anche nel rapporto Ocse-Pisa, gli studenti veneti sono ai primi posti, assieme a Trentino, Friuli e Lombardia.

Ma questo non basta a fare della scuola un ambiente sano, accogliente ed efficace nell’istruzione e nella formazione. Si inseriscono altre componenti. Per prima la politica, che ha fatto delle riforme scolastiche un campo di battaglia a “somma zero”. Chi vince si porta via l’intera posta e allo sconfitto non resta che accomodarsi fuori.

Così, a ogni cambio di maggioranza politica, il nuovo Ministro promette di smantellare le riforme precedenti.

Il nuovo Governo gialloverde non modifica la regola e nel contratto di governo inserisce una clausola che considera la buona scuola una riforma “insufficiente e inadeguata”.

Di nuovo, aall’inizio delle lezioni, si comincia a mettere in discussione come si svolgerà l’anno scolastico.

Il neoministro Marco Bussetti, leghista, dovrà interpretare anche lo spirito iconoclasta del M5s, che da sempre ribadisce di voler togliere i finanziamenti alle scuole non statali: quali siano, poi, queste ingenti risorse che dallo Stato arrivano alle paritarie non è dato a sapere. Bussetti, tra l’altro, a inizio carriera, è stato insegnante in una scuola cattolica di Milano.

Ma veniamo ai cambiamenti annunciati e alle criticità da risolvere. Uno dei primi provvedimenti del Ministro è stato quello di togliere la cosiddetta chiamata diretta dei presidi, che con la Buona scuola potevano scegliere tra tre candidati di ruolo quello più adatto al proprio istituto, una possibilità fortemente criticata dai sindacati.

Agli studenti del quinto anno, che stavano aspettando di sapere come si svolgerà il nuovo esame senza più quizzone e con il colloquio che doveva partire dall’esperienza di Alternanza scuola lavoro, il ministro ha risposto in maniera un po’ sibillina: “L’Alternanza scuola lavoro non sparirà, ma non sarà centrale. Alle materie di competenza sarà restituita la centralità”. Le nuove modalità saranno comunicate entro settembre, in sostanza studenti e docenti iniziano la scuola non sapendo come preparare l’esame di Stato.

Interrogativi anche sulla prova Invalsi del quinto anno, introdotta da quest’anno, che sarà fondamentale per l’esame. Finora il Ministero non ha diffuso neppure una prova tipo sulla quale potersi preparare. La prova riguarderà Italiano, Matematica e Lingua inglese, qualcuno parla anche di Geografia. Si naviga a vista anche tra i docenti. Se da un lato i trasferimenti e tutte le nomine possibili di nuovi docenti sono state fatte, dall’altro risultano ancora posti vacanti. Dopo lo sblocco delle assunzioni con il governo Renzi, ora sembra che la scuola sia un pozzo senza fondo: delle circa 50mila assunzioni, annunciate dal Governo gialloverde a inizio estate, solo 30mila o poco più sono state possibili. In sofferenza, in particolare, materie come Matematica e Fisica, ma stavolta ci sono spazi anche per Lettere e Storia dell’Arte. Si sta svolgendo un concorso “riservato” ai docenti abilitati, vi partecipano in 50mila, 10mila sono docenti già di ruolo per passare da insegnante di sostegno o da una classe di concorso a un’altra. Su questo pende un ricorso accolto dal Consiglio di Stato, che ha ammesso con riserva i candidati non abilitati che chiedevano comunque di partecipare. Incertezza su incertezza.

In pieno svolgimento anche il concorso per dirigenti scolastici, 34mila candidati per 2400 posti. Sei anni di blocco del concorso hanno portato al fenomeno delle “reggenze” (vedi articolo a fianco), un dirigente scolastico copre non solo un istituto, ma ne “regge” anche un altro, diventa una specie di macchina burocratica che salta da un istituto a un altro, da un plesso a un altro. In Italia ci sono 1.748 reggenze e 6.792 dirigenti. 

Altra incertezza è quella degli edifici scolastici. Improvvisamente si scopre che in Italia molte scuole non sono a norma nei requisiti antisimici e antincedio. Nonostante i 10 miliardi di euro stanziati dal Governo Renzi, solo il 52,6 per cento degli edifici sarebbe in regola con le norma antincendio. Oltre 2.700 scuole italiane si trovano in zone a elevato rischio di terremoti, ma non sono state progettate o adeguate alle più recenti norme antisismiche. Dal 2014 a oggi il Ministero ha finanziato circa 660 interventi di adeguamento o miglioramento sismico per un investimento complessivo di circa 400 milioni. Il Governo gialloverde, anche qui, ha rispettato la tradizione e cancellato Italiasicura-Scuole, la “Struttura di missione per la riqualificazione dell’edilizia scolastica”. Quella che dal 2014 ha consentito di stanziare ben 10 miliardi di euro (più di quanto non sia stato fatto nei vent’anni precedenti). Ha precisato, però, che la cancellazione della struttura di Missione “non comporterà alcun arretramento sul tema dell’edilizia scolastica, che resta una priorità sulla quale ci saranno presto comunicazioni specifiche”.

Resta caldissimo anche quest’anno il fronte del “caro libri”. In giro ci sono libri di filosofia “adottati” che costano più di 40 euro e zaini che superano i 120 euro. In alcune classi l’elenco dei libri obbligatori supera il tetto di spesa previsto dal Ministero. Nonostante gli sconti offerti dagli acquisti online e dalle catene di supermercati, una famiglia con il figlio al primo anno delle superiori può superare i 600 euro di spesa, poco meno della metà dello stipendio di un insegnante neoassunto.

Per i dirigenti scolastici resta incertissimo il fronte vaccini: ammettere o non ammettere i bambini non vaccinati a scuola? L’emendamento che consente l’autocertificazione espone i presidi a denunce ed esposti, qualsiasi scelta facciano. Infine, dal 25 maggio 2018 è entrato in vigore il nuovo regolamento Gdpr, regolamento generale sulla protezione dei dati personali. Il Garante della Privacy ha mobilitato la Guardia di Finanza per controllare che nella Pubblica amministrazione questo regolamento sia rispettato, tra gli enti controllati anche le scuole che non si aspettavano un intervento così ravvicinato rispetto all’entrata in vigore del regolamento.

Nonostante tutto il 12 settembre si comincia, nel Veneto anche con una piccola ma significativa novità: il direttore generale dell’Ufficio scolastico, Daniela Beltrame, è stata promossa capo del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del ministero dell’Istruzione presso il Ministero. Così, l’Ufficio scolastico regionale Veneto resta senza Direttore generale.

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