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Branco scatenato, istituzioni litigiose: a Treviso è cortocircuito educativo

Riflessione a partire dal caso dell'autista picchiato in via Roma. Rivelatore il commento di alcuni autisti: "Loro sono solidali tra di loro, ma tra noi non lo siamo".

Parole chiave: treviso (2073), via roma (2), giovani (369), educazione (65), sicurezza (118)
Branco scatenato, istituzioni litigiose: a Treviso è cortocircuito educativo

L’aggressione fisica di un autista all’interno della sua corriera e poi in strada da parte di decine di persone avvenuta sabato scorso nel centro di Treviso è segno di una malattia sociale assai grave. Purtroppo questo episodio pesante è solo l’ultimo di una serie. Già da tempo gli autisti e i controllori sono oggetto di offese, sputi, prepotenze e minacce. Questo accade soprattutto nelle vicinanze della stazione delle corriere, una zona di Treviso sempre più degradata. Già da anni avvengono episodi di bullismo, di aggressioni; lo spaccio di droga accade con una certa disinvoltura nei pressi del ponte tra via Roma e Corso del Popolo. I negozianti non sono contenti e qualcuno chiude; ha fatto scalpore che anche McDonald’s stia pensando di andarsene. E per fortuna pochi metri più in là H&M ha riqualificato un angolo di Treviso.

Una società malata

Quanto è successo è sintomo di una malattia sociale grave, anche se non ancora mortale. Una malattia che va oltre i confini della città di Treviso. Il primo problema che abbiamo è quello di scambiare i sintomi per la malattia. Ad esempio, se un malato grave ha la febbre è inutile dargli solo un antipiretico (medicinale che abbassa la febbre). La febbre è un sintomo e non si può curare solo quello mentre il male avanza. Sarà necessario scoprire qual è il male e agire sul male, l’antipiretico sarà un aiuto e non la cura.

Una malattia che va oltre i confini della città di Treviso. Il primo problema che abbiamo è quello di scambiare i sintomi per la malattia. Ad esempio, se un malato grave ha la febbre è inutile dargli solo un antipiretico (medicinale che abbassa la febbre). La febbre è un sintomo e non si può curare solo quello mentre il male avanza. Sarà necessario scoprire qual è il male e agire sul male, l’antipiretico sarà un aiuto e non la cura.
Non basta l’antipiretico della maggior sicurezza per rendere capace la nostra società di accogliere e gestire anche le persone problematiche. Due mali sociali che non si curano nel modo dovuto sono la mancanza di autorità e di solidarietà.
Il rispetto dell’autorità e l’esercizio corretto della stessa sono indispensabili e tuttavia sempre più messi in discussione. Come non si accetta l’intervento educativo di un insegnante sul proprio figlio, così non si accettano i giudizi di un arbitro a calcio e di un giudice al processo. L’elenco potrebbe continuare. Se tanti di noi vivono l’esercizio dell’autorità come abuso di potere, se tanti di noi mettono continuamente in discussione l’autorità costituita, non fa strano che diventi il modo di pensare della maggior parte di noi e anche degli stranieri.
Dall’altra parte è indispensabile che l’autorità sia esercitata senza tornaconti personali e senza abusi per i propri interessi. Purtroppo così non è. Abbiamo sotto gli occhi molti abusi di potere continui e la legge sembra essere quella del “chi può più, piange meno”. Pare che tutti si facciano i propri interessi. Così non è, ma la gente non si fida più, tanto da non recarsi poi a votare.
In questo contesto c’è spazio per ogni prepotente che sa di contare sulla confusione, sul mancato intervento dei giusti (nessun italiano ha aiutato l’autista, anzi hanno aiutato gli aggressori), in una giustizia lenta fino all’esasperazione, sulla pena tutt’altro che certa.
Lotte sterili
Come siamo stati abituati da tanti anni, anche in questi giorni vediamo crescere immediatamente due fronti contrapposti. Da una parte quello “della sicurezza”, che prende grande forza anche perché in questo caso diversi aggressori sono di origine straniera. Dall’altra quello, sempre più minoritario, che predica l’accoglienza dello straniero.
Il primo calca la mano sulla necessità di installare telecamere, sul nuovo bisogno di veder presenti le forze di polizia. Il secondo non ha idee molto diverse, continuamente pressato da tanta gente che si sente assediata a casa propria. Ovviamente a ciascuno di questi fronti corrisponde una precisa linea politica.
Fermezza e accoglienza sono due atteggiamenti che usati in modo separato possono essere inutili o addirittura controproducenti. Sono invece necessari l’uno all’altro per un vero intervento educativo: ogni vero educatore lo sa.
La nostra società ha bisogno di altro, di concertazione, di dialogo e scelte concrete insieme. Lasciatecelo dire: che tristezza quello scaricabarile tra i poteri, chi deve garantire l’ordine pubblico e la sicurezza? Noi abbiamo bisogno che tutti si coinvolgano. Può andar bene che la polizia presidi di più la zona delle stazioni, ma se non ci fosse stato un cittadino che avesse denunciato quanto è accaduto tramite il filmato ripreso dal proprio telefonino forse di tutto questo non staremmo neanche a discutere.
Va bene invocare l’educazione nelle scuole ma quando questa avviene senza o addirittura contro la famiglia, che educazione può essere?
Noi cristiani abbiamo un patrimonio di esperienza educativa e la voglia di metterlo in relazione con le varie parti della società. Noi non siamo quelli che hanno paura degli altri ma coloro che desiderano essere lievito, luce per tutti.
Due amici autisti mi hanno detto sconsolati: “Loro sono solidali tra di loro ma tra di noi non lo siamo”. Se non crescerà la solidarietà sociale tutto tornerà come prima, tanto rumore per nulla; un’aspirina per un male grave.

Branco scatenato, istituzioni litigiose: a Treviso è cortocircuito educativo
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