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Camera di Commercio: discontinuità necessaria se vuole restare significativa per il territorio

Pare difficile che per le Camere del futuro si possa perpetuare la tradizionale funzione di “registrazione delle imprese” del territorio. Meglio, allora, interrogarsi da subito sulle possibili evoluzioni e scelte strategiche, prima che sia troppo tardi.

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Camera di Commercio: discontinuità necessaria se vuole restare significativa per il territorio

Mentre il neo-presidente Mario Pozza sta affrontando le prime uscite pubbliche, martedì 7 giugno sarà nominata la giunta della nuova Camera di Commercio di Treviso e Belluno, che accorpa in un solo ente le C.C.I.A.A. delle due province. Una giunta che si prevede snella, senza con questo perdere di rappresentatività.

Si tratta di una scadenza importante, che sarebbe opportuno possa uscire dalla ritualità, per cominciare a porsi il problema di come ridefinire ruoli e compiti di un’istituzione che voglia rimanere ancora importante per il governo del nostro territorio e del suo sviluppo. Un territorio caratterizzato da grandi eccellenze ma anche attraversato da gravi forme di corruzione e malgoverno.

Se davvero il 2016 sarà l'anno del referendum sull’autonomia (dall’esito scontato), non possiamo non fare i conti con la crisi senza precedenti delle “banche del territorio”, che hanno dilapidato circa 15 miliardi di risparmi, e con la condotta del Consorzio Venezia Nuova nella vicenda Mose.

Se poi le nostre Fiere si dividono tra loro, le Multiutilities vanno a rimorchio di quelle lombarde o emiliane, se le Province appartengono al passato, se i 580 Comuni del Veneto rimangono divisi come non mai, quale forte governo del territorio può ancora darsi?

Neppure le Camere di Commercio godono di buona salute. Accorpate quelle di Belluno e Treviso e di Venezia e Rovigo, il loro futuro appare ancora incerto, sia in termini di assetto istituzionale (ci fermeremo a questo accorpamento oppure si andrà verso una regionalizzazione?) che, soprattutto, in termini di ruolo e di strategia.

Qui si colloca la vera sfida per un Consiglio Camerale che non voglia interpretare il proprio compito in termini di mera continuità, ma porsi nuovi e più consistenti obiettivi. Pare difficile che per le Camere del futuro si possa perpetuare la tradizionale funzione di “registrazione delle imprese” del territorio. Meglio, allora, interrogarsi da subito sulle possibili evoluzioni e scelte strategiche, prima che sia troppo tardi.

Occorre chiedersi che tipo di attività e di funzioni ha senso che le Camere di Commercio svolgano in futuro, quali attività richiedono prossimità fisica e quali si possono invece dematerializzare e delocalizzare (nel senso che divengono indifferenti alla localizzazione).

Qual è poi il rapporto tra funzioni da svolgere e attività di rappresentanza?

Non si tratta tanto di capire come ridefinire le circoscrizioni territoriali o di recuperare risorse solo per continuare a fare (in chiave ridotta) ciò che si faceva ieri, quanto di valutare come le Camere possano - innovando radicalmente - continuare a rimanere un soggetto importante del governo del nostro territorio.

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