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Centenario Grande guerra: un'occasione perduta per celebrare davvero e lasciare frutti duraturi

Nulla resta dell’ambizioso Masterplan presentato nel 2012, che doveva portare ondate incontenibili di turisti, manifestazioni nazionali, ma soprattutto il recupero integrale di cima Grappa. Quando per sindaci, consiglieri, amministratori locali la memoria diventa inutile e conta solo la sterile polemica presente, dobbiamo rassegnarci al più terribile dei mali per un uomo: l’oblio.

Parole chiave: grande guerra (78), centenario (52), prima guerra mondiale (22), monte grappa (5)
Centenario Grande guerra: un'occasione perduta per celebrare davvero e lasciare frutti duraturi

Si chiudono il 4 novembre prossimo le celebrazioni per il Centenario della Grande guerra. Una storia di morti e di valore, di sacrificio e di gloria. Una storia che, in parte, si è consumata sul massiccio del Grappa. Cima Grappa, monte Asolone, Tomatico, Solarolo, Spinoncia, Tomba grondano ancora del sangue di migliaia di italiani, austriaci, ungheresi, serbi, tedeschi, francesi, inglesi. Lo ricordano i cimiteri di diverse nazioni che si trovano sulla Pedemontana del Grappa e soprattutto il grande Sacrario di cima Grappa.
Non lo hanno ricordato i grandi decisori politici, che dal 2012 si sono succeduti nel parlare e nell’organizzare il Centenario. Si doveva ricordare la terra del Grappa, la cui composizione chimica è radicalmente cambiata dopo la battaglia d’Arresto, quella del Solstizio e quella della Vittoria, rimescolata come fu dal metallo, dalla polvere da sparo, dalle ossa e dal sangue. Si dovevano portare i riflettori nazionali su questa cima brulla, che porta i segni della brutalità dei comandanti, ma anche dell’ardimento puro e sincero di tanti uomini. Si doveva raccontare ai giovanissimi quello che hanno fatto i loro avi, i cui nomi sono scritti sulle lapidi presenti nelle piazze di tutti i comuni italiani.
Il 3 novembre prossimo verrà inaugurata l’unica grande iniziativa degna di segnare per anni il territorio limitrofo al Grappa: il Muve, il Memoriale veneto della Grande guerra, realizzato grazie all’ostinazione e alla competenza del sindaco di Montebelluna. Per il resto, tante piccole iniziative, anche di grande valore realizzate da privati, associazioni e piccoli Comuni. Su tutti, l’impegno dell’Associazione nazionale alpini che ha portato tutti i suoi eventi sportivi, culturali, associativi sulla cima del Grappa. Nulla, invece, resta dell’ambizioso Masterplan presentato nel 2012, che doveva portare ondate incontenibili di turisti, manifestazioni nazionali, ma soprattutto il recupero integrale di cima Grappa. Si legge nel documento: “Il progetto di recupero della memoria storica celebrativa della Grande guerra da condurre anche attraverso la riscoperta, il restauro e la valorizzazione di luoghi, dei monumenti e dei paesaggi commemorativi che sono stati teatro di eventi civili e militari”. Uno dei luoghi simbolo della Grande guerra è il Sacrario militare, con la Zona monumentale di cima Grappa; godeva di un finanziamento di 6 milioni di euro per il restauro, ma di questi fondi nulla si è visto. La demolizione della ex caserma Nato e il suo recupero sono appena agli inizi. Per non parlare del recupero delle trincee, di una migliore accessibilità alla vetta. Si doveva aprire il percorso espositivo nella caserma Milano, fare il ripristino completo della galleria Vittorio Emanuele II, riaprire Portale Roma, riattivare il bacino di raccolta dell’acqua piovana per l’approvvigionamento idrico del Grappa.
Sembra quasi un crudele scherzo del destino il fatto che la storica strada Generale Giardino, che permise ai nostri soldati di salire in cima evitando il fuoco austroungarico, sia stata dichiarata pochi giorni fa, dal Ministro Toninelli, una delle emergenze nazionali per la mancata manutenzione. I responsabili vanno cercati nei governi nazionali, nel governo della Regione Veneto, ma anche localmente, laddove l’Intesa programmatica d’area di Asolo e Monte Grappa”, che riunisce i Comuni alle pendici del Grappa, dopo tanti annunci non è riuscita che a concretizzare un paio di loghi e solo recentemente ha ripreso dinamismo.
Tralasciando pure il silenzio in cui sono stati cacciati i morti di tutte le nazioni belligeranti, una “macelleria” che l’Europa ripetè nel 1940: cosa si potrà far vedere o mostrare ai giovani? Cosa si potrà rispondere quando si chiederà il perché, quelli che chiamiamo luoghi sacri alla patria, sono in abbandono? Quando per sindaci, consiglieri, amministratori locali la memoria diventa inutile e conta solo la sterile polemica presente, dobbiamo rassegnarci al più terribile dei mali per un uomo: l’oblio.

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