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Editoria, c'è la legge. Ed ora... Forza Fiorello!

Il popolare presentatore ogni mattina con la sua edicola invita ad acquistare “giornali di carta”. Così anche i nostri settimanali potranno avere un futuro, dopo la positiva approvazione del provedimento.

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Editoria, c'è la legge. Ed ora... Forza Fiorello!

E’legge la riforma dell’editoria. Un momento storico per l’informazione in Italia, a 35 anni dall’ultimo provvedimento sull’editoria, il numero 416 del 1981, e a 26 anni dalla legge 250 del 1990. Era da anni che si chiedeva una grande riforma della legge che fissava i criteri per i contributi all’editoria, anche se siamo consapevoli che oggi parlare di contributi pubblici è decisamente impopolare. Ma tale contributo è necessario per la sopravvivenza di tanti giornali, soprattutto locali, che garantiscono il pluralismo dell’informazione in Italia, per non parlare poi dell’indotto tra tipografie, distributori, edicolanti…
Il provvedimento contiene diverse deleghe e toccherà ora al Governo integrare con il decreto i criteri stabiliti dal Parlamento. Il sostegno sarà ora solamente indirizzato a giornali veri editi da imprese che esercitano unicamente un’attività informativa. Più rigore ed equità, criteri da sempre invocati dalla nostra Federazione dei settimanali diocesani italiani (Fisc).
Con il via libera della Camera si introduce il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione destinato al sostegno dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale. Il fondo sarà alimentato con risorse statali già destinate al settore, un contributo di solidarietà a carico delle società concessionarie di raccolta pubblicitaria e una parte, fino a un massimo di cento milioni annui per il periodo 2016-2018, delle maggiori entrate derivanti dal canone Rai. Nella riforma si parla anche dell’Ordine dei giornalisti, della Rai, di quotidiani online, di incentivi agli investimenti su progetti innovativi.
Nel decreto attuativo il Governo dovrà ridefinire la platea dei beneficiari dei contributi pubblici: tra questi oltre le cooperative giornalistiche e gli enti senza fini di lucro, i quotidiani e periodici delle minoranze linguistiche, le imprese ed enti che editano periodici per non vedenti o ipovedenti, le associazioni di consumatori, le imprese editrici di quotidiani e periodici diffusi all’estero e le radio e tv locali. Per quanto riguarda la definizione di enti senza fini di lucro - e per non escludere gli enti ecclesiastici o quelle società editrici il cui capitale sia interamente detenuto da enti ecclesiastici - c’è stato l’intervento decisivo della nostra Federazione anche con la stesura di emendamenti.
Dal provvedimento sono esclusi i giornali di partito e le imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate. L’ammontare del contributo all’editoria ora dipenderà dal numero di copie realmente vendute e dal numero di giornalisti assunti. Ulteriore requisito richiesto sarà l’edizione della testata in formato digitale, anche in parallelo con la carta.
Una speranza: che questo provvedimento favorisca un ritorno alla carta, come da più parti sottolineato, perché noi siamo tra quelli che non si rassegnano al “tutto digitale”. Le nostre imprese, ne siamo convinti, resteranno in vita finché si saranno i giornali “di carta”. Allora consentite: forza Fiorello che ogni mattina dalla sua Edicola Fiore ci invita ad acquistare giornali di carta!

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