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Genitori e docenti: il patto che scricchiola

La scorsa settimana la ministra Valeria Fedeli ha fatto sapere che la legge italiana prevede che i genitori, o comunque un adulto responsabile, vadano a prendere i propri figli all’uscita di scuola media fino al compimento del quattordicesimo anno di età. Considerazioni sul successivo dibattito.

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Genitori e docenti: il patto che scricchiola

La scorsa settimana la ministra Valeria Fedeli ha fatto sapere che la legge italiana prevede che i genitori, o comunque un adulto responsabile, vadano a prendere i propri figli all’uscita di scuola media fino al compimento del quattordicesimo anno di età. Attraverso questo intervento il ministero della Pubblica Istruzione vuole prendere decisamente posizione dopo il giudizio della Cassazione  - intervenuta in seguito alla denuncia della famiglia -, la quale ha stabilito che il coinvolgimento di un minore in un incidente fuori dal perimetro scolastico non esclude la responsabilità della scuola; anzi, il regolamento prevede che la vigilanza degli insegnanti sia dal momento in cui entrano a scuola fino al momento nel quale sono riconsegnati agli adulti. Per la ministra Fedeli non esistono deroghe di presidi comprensivi o genitori che sollevano la scuola dalle responsabilità facendo, o gli uni o gli altri, permessi anche scritti. Questa vicenda non è certo il problema della disoccupazione, né delle banche o della criminalità mafiosa nel nostro paese, eppure dice molto di noi italiani. Vale la pena rileggerla e rifletterci.

Cosa c’è sotto
E’ interessante che Matteo Renzi venga a sapere tutto ciò dalla scuola dei propri figli la scorsa settimana e, non d’accordo, affermi di voler prendere provvedimenti (oggi, martedì 31 ottobre, verrà inserita una norma “uscita di scuola” nella legge di bilancio, ed è pronta una proposta di legge nel caso non passasse, ma sarà una legge attuabile solo tra diversi mesi).

Non credo che Renzi sia sprovveduto su questo tema: è marito di un’insegnante e padre, avrà sicuramente sentito parlare di sorveglianza degli studenti dalla signora Agnese. I docenti sanno bene che sono impegnati a vigilare anche nel cambio dell’ora, ma come fanno se devono lasciare una classe e prenderne un’altra? Se succedesse qualcosa in quegli attimi di chi sarebbe la colpa? E la legge può chiedere ad una persona di essere contemporaneamente in due posti? Le responsabilità legate alla vigilanza sono così gravi che molti insegnanti non portano più in gita gli studenti: troppe responsabilità.
Si può far notare che anche due settimane fa c’erano le stesse leggi; ma c’erano anche modi diversi di interpretarle. Una scuola media situata in campagna, oppure in zona chiusa al traffico automobilistico, aveva modalità diverse per far uscire gli studenti rispetto a scuole collocate in quartieri malfamati o lungo una strada molto frequentata. Devono fare tutti allo stesso modo?

La rottura di un patto
E’ evidente anche che il ministero della Pubblica istruzione sta scaricando la responsabilità su padri e madri, dopo che una parte dei genitori se la prende quotidianamente con i docenti. Se il figlio va male a scuola la colpa viene data quasi sempre ai prof, così pure se arriva un brutto voto o se il figlio si fa male dopo essere uscito da scuola. Purtroppo, non mancano episodi di aggressioni degli studenti verso i docenti e dei genitori verso gli insegnanti. La presa di posizione del Ministero, però,  sembra un caso goffo di “legittima difesa”: voi ci aggredite e noi facciamo in modo che voi non possiate attaccarci. Legittimo, ma sbagliato.
Nei tempi passati c’era un patto educativo tra famiglia e scuola, anzi, tra famiglia, società civile e comunità religiosa. Questo patto si è spezzato tanto tempo fa. Ogni realtà rischia di arroccarsi nel proprio ambito educativo, senza fidarsi degli altri. Quando le realtà educative vanno ognuna per la propria strada, o addirittura si attaccano tra di loro, perdono la possibilità di educare un bambino o un ragazzo.
E’ grave che la scuola non riconosca il fatto che ci sono dei passaggi naturalmente affidati dalla famiglia, per i quali è necessario che il bambino passi per diventare responsabile: si pensi all’autonomia nell’andare da un posto ad un altro, o nel maneggiare soldi con la paghetta, o nel gestire la propria persona, nel sbrigare piccoli impegni per la famiglia... La ministra Valeria Fedeli è convinta che “si può far sperimentare autonomia ai ragazzi non soltanto nel rapporto casa-scuola, scuola-casa”. Ma cosa significa quel “non soltanto”? Non vuol forse dire che la scuola si tira indietro? La scuola e i genitori dovrebbero collaborare in ogni piano educativo, sempre. Se ci sono ambiti nei quali non si collabora, è un problema. Purtroppo l’abbiamo visto con l’educazione affettivo - sessuale a scuola, tante volte proposta senza una condivisione previa con i genitori. E’ necessario che si ricostruisca un patto educativo, non solo che si faccia una legge che permette di uscire da soli alle medie. Lo Stato e le famiglie hanno un compito educativo serio e devono collaborare.

Urge un ritorno alla realtà
Nelle interviste rilasciate, la Ministra liquida la questione in modo veloce e non certo rispettoso della realtà di milioni di persone. Non può, ad esempio, chiedere ad un genitore di assentarsi dal posto di lavoro per andare a prendere il figlio, perché i contratti di lavoro in Italia non lo permettono. E se il genitore avesse due figli che escono in orari diversi, cosa direbbe il datore di lavoro? E se dovesse fare 50 chilometri per andare dal posto di lavoro alla scuola e poi ritornare?
Ma se anche si facesse questa benedetta legge per far uscire i ragazzi delle medie in autonomia, non avremmo risolto ogni questione. Segnaliamo infatti un’altra incoerenza della legge italiana: si tolgono i part time alle mamme quando i figli compiono 12 anni (anche i datori di lavoro pubblici) perché sono abbastanza grandi da essere responsabili ma, per legge, fino ai 14 anni si rischia l’imputazione di abbandono di minore se succede qualcosa, anche se i figli sono a casa da soli. Sono grandi o non sono grandi?
Infine, la Ministra dice che a recuperare i nipoti a scuola debbono andare i nonni e che a lei piacerebbe tanto farlo, ma non lo fa perché è impegnata. Ma non tutti i ragazzi hanno i nonni, o non sempre questi sono in grado di andare a prendere i nipoti a scuola (magari sono lontani, oppure sono al lavoro, come i genitori, o come i ministri). Questo è ciò che accade nel mondo reale, ministra Fedeli.

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