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Grazie Daniele e Maurizio, avete abbattuto muri

La Pasqua di quest’anno, con il suo carico di sofferenze e di speranza, è stata segnata dalla morte di due cari amici. Eravamo al tempo del grande Giubileo del 2000 che aveva suscitato tante speranze nelle persone impegnate nelle istituzioni e nel volontariato. 

Parole chiave: daniele corbetta (4), maurizio cecchetto (3)
Grazie Daniele e Maurizio, avete abbattuto muri

La Pasqua di quest’anno, con il suo carico di sofferenze e di speranza, è stata segnata dalla morte di due cari amici con i quali, mentre svolgevo il servizio in Caritas, ho avuto modo di collaborare alcuni anni fa. Eravamo al tempo del grande Giubileo del 2000 che aveva suscitato tante speranze nelle persone impegnate nelle istituzioni e nel volontariato. Di questi due amici mi sembra giusto, tramite il giornale diocesano, fare un breve cenno di memoria per ricordarci del contributo che anche loro hanno dato alla storia delle nostre comunità e del nostro territorio.
Il Venerdì Santo ci ha lasciati Maurizio Cecchetto, un bravo sindacalista che ha speso tutto se stesso per la causa dei lavoratori e soprattutto degli ultimi. Un uomo con il quale veniva naturale un rapporto di amicizia per la sua umanità, per la discrezione e il rispetto che aveva verso tutti, per la fiducia con cui riusciva a contagiare anche chi andava in crisi quando la lotta per e con i poveri diventava più aspra del solito.
Ricordo le energie che ha profuso per il coordinamento “Fratelli d’Italia” (da non confondere con un partito politico), fondato con don Giuliano Vallotto, per l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati nel nostro territorio. Maurizio sapeva andare al di là, con fermezza e coraggio, dei muri di chiusura, di indifferenza e di rifiuto che cominciavano a essere programmati e innalzati da vari livelli della società. Grazie, Maurizio.
Ancora più imprevista, in questi giorni, la notizia del decesso del nostro Daniele Corbetta. Nel Ceis ho accompagnato, in quanto referente Caritas, il progressivo passaggio, passo dopo passo, dalla gestione del carismatico fondatore don Antonio Viale, a Daniele stesso, che si è assunto una missione molto impegnativa, a tempo pieno, sostenuto da una sensibilità e una fede che custodiva in sé, schivando ogni esibizione.
Non è mai facile sostituire chi, come don Antonio, aveva gettato le fondamenta e sviluppato la crescita di una istituzione che ha visto passare e curare un sacco di giovani, nonché sostenere e incoraggiare le loro famiglie nella difficile battaglia contro le dipendenze. Oltre alle istituzioni pubbliche, anche le nostre parrocchie hanno trovato e trovano nel Ceis un punto di riferimento sicuro, spesso ultima spiaggia per chi la vita la stava perdendo. Daniele, con il suo modo pacato, competente, fermo, disponibile ad ascoltare e a pazientare, ha favorito l’apertura di diverse strade per rispondere ai bisogni di tante persone, la più parte giovani e con difficoltà famigliari.
Così, proprio grazie a uno dei tre progetti Caritas del Giubileo 2000 (carcere, prostituzione, salute mentale) è stato possibile implementare l’innovativa associazione “Libera-mente”, accogliendo il mondo della salute mentale come una ricchezza per tutti e non più come un peso sociale per cui voltare la faccia da un’altra parte. A volte basta poco: una sana amicizia tra chi si spende per il prossimo e il sostegno di qualche istituzione sensibile, possono trasformare la storia di pochi in storia di molti, il deserto in un campo aperto di solidarietà fraterna. Grazie, Daniele.

*già direttore Caritas Tarvisina

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