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I guasti della presunta libertà

La laicità francese, che riduce al minimo le espressioni religiose delle persone, ha fallito perché non è riuscita nella sua intenzione di integrarle. Forse è il caso di ricordare che oltre alla libertà ci sono anche i valori dell’uguaglianza e della fraternità. Occorre ripensare il vivere insieme, credenti e non, cristiani e islamici.

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I guasti della presunta libertà

L’eco della notizia ci ha raggiunto subito, amplificata dai video dei terroristi che sparano e scappano, trasmessi continuamente sulle reti televisive e diffusi da internet. Subito il presidente francese François Hollande ha proclamato martiri della libertà i giornalisti del giornale satirico Charlie Hebdo, uccisi a Parigi. Questa tragedia ha creato subito una solidarietà enorme, nazionale e internazionale, al punto che, copiando Kennedy a Berlino durante la guerra fredda ("Ich bin ein Berliner" io sono un berlinese), molti hanno sentito il bisogno di dire “je suis Charlie”, io sono sono Charlie.

Più in profondità

Con il passare dei giorni, l’orrore per l’eccidio ha lasciato spazio anche ad altre considerazioni. Qualcuno ha iniziato a cercare su internet le vignette pubblicate dal giornale satirico,constatando che spesso si trattava di immagini dissacranti, cattive e insultanti oltre ogni cattivo gusto.
Non di rado l’oggetto di quella che si presume essere satira, ed è principalmente offesa, sono le tre religioni monoteiste: ebraica, cristiana e musulmana. Charlie Hebdo è un giornale dichiaratamente ateo: ritenendo Dio inesistente, si sente libero di insultare non solo i credenti ma anche il loro Dio.
Ridicolizzare i credenti può essere satira. Ad esempio, se un alto prelato di oggi va vestito come un cardinale d’altri tempi, con uno strascico raccolto come coda lunga diversi metri e paggetti che la sorreggono, si espone al ridicolo e alla satira. Ci sta. Ma non si può offendere il Dio dei cristiani né per questo né per altro. Puoi fare satira sui rabbini, ma non sul Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Puoi ironizzare sugli imam islamici ma non su Allah o il suo profeta.
L’idea che ha condotto i giornalisti di Charlie Hebdo, condivisa da molte persone, è che in nome della libertà si possa invece dire tutto quello che si vuole di tutti. Anzi, essi ritengono che si possano offendere le religioni perché ogni credente è schiavo di un dio feticcio che tiene prigionieri gli uomini ignoranti che non sanno ancora spiegarsi il mondo e perciò si inventano un dio causa di tutto.

Libertà di religione
Il Papa in viaggio verso le Filippine ha espresso quella che i più hanno considerato una battuta: “E’ vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri, grande amico, mi dice una parolaccia contro la mia mamma, ma ti aspetta un pugno. Ma è normale, è normale”. Parole di un ragazzino abituato a difendere gli affetti materni nelle strade dei quartieri di Buenos Aires? Uscita papale “poco elegante” se paragonata alla carezza del “Papa buono”? Incitazione all’odio? Le intenzioni del Papa possono essere valutate in vari modi.
Forse queste parole sono solo un richiamo al rispetto di ciò che una persona ritiene sacro, come è il caso degli affetti famigliari e della fede. Non si tratta di difendere idee, ma le realtà intime e profonde che non possono essere offese impunemente. Perché se i forti trattengono la violenza che ricevono dalle vignette oltraggiose, i deboli scadono nell’aggressività.
Ma la maggior parte degli uomini non sta ad ascoltare il Papa. Nel mondo i deboli sono così fragili che non capiscono cosa è successo, non sanno distinguere tra atei bianchi e credenti bianchi. Per tanta gente di colore, per tanti arabi, islamici e no, è successo che i ricchi bianchi cristiani hanno offeso il loro amato profeta e continuano ad offenderlo.
Per questo stanno incendiando chiese e uccidendo persone in Niger e altri paesi. E come credete sia stato letto ogni intervento militare che la Francia ha fatto in Ciad, Centrafrica, Costa d’Avorio, Niger, Mali, Libia?

Corsi e ricorsi
La Francia si proclama patria della libertà e per questo ha ospitato molti terroristi ricercati in altri stati.
L’Italia ha visto i terroristi di sinistra, chiamati Brigate rosse, trovare rifugio in Francia tra gli anni settanta e ottanta. “La Francia prenderà in considerazione la possibilità di estradare cittadini di un Paese democratico autori di crimini inaccettabili”, ma si riserva di non farlo nel caso di Paesi “il cui sistema giudiziario non corrisponda all’idea che Parigi ha delle libertà”: era il fondamento della dottrina Mitterrand, a causa della quale i francesi impedirono che i terroristi condannati in Italia fossero estradati. Il caso Battisti è l’ultimo e forse il più noto.
Ora i francesi hanno scoperto che i terroristi possono prendersela anche con loro, ovviamente la reazione è quella di chi si sente messo in discussione e si difende, attaccando e uccidendo. La laicità francese, che riduce al minimo le espressioni religiose delle persone, ha fallito perché non è riuscita nella sua intenzione di integrarle.
Forse è il caso di ricordare che oltre alla libertà ci sono anche i valori dell’uguaglianza e della fraternità. Occorre ripensare il vivere insieme, credenti e non, cristiani e islamici. Ma, mentre serve la pace, molti stanno dicendo guerra.

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