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IL PUNTO POLITICO. Messi a nudo come Paese, emergono i nodi irrisolti

Se il virus sta colpendo in modo più forte le persone più anziane e con maggiori patologie, non è esercizio inutile chiedersi se ciò avvenga anche in grande: se cioè, esso, stia in qualche misura colpendo, insieme ad altre concause, in modo così duro il nostro Paese anche per una serie di “patologie” della politica, dell’economia, della società, che si sono svelate proprio nel momento della massima emergenza.

Parole chiave: commento (13), coronavirus (936), politica (69), ambiente (153), sanità (167), riforme (23)
IL PUNTO POLITICO. Messi a nudo come Paese, emergono i nodi irrisolti

Una vicenda come questa del coronavirus, inimmaginabile solo qualche mese fa, “la più grande crisi dal secondo dopoguerra” (Giuseppe Conte dixit) ci sta mettendo a nudo.

E se il virus sta colpendo in modo più forte le persone più anziane e con maggiori patologie, non è esercizio inutile chiedersi se ciò avvenga anche in grande: se cioè, esso, stia in qualche misura colpendo, insieme ad altre concause, in modo così duro il nostro Paese anche per una serie di “patologie” della politica, dell’economia, della società, che si sono svelate proprio nel momento della massima emergenza. Le conoscevamo, queste patologie, lo si era scritto e detto mille volte. Ma non sono mai state risolte.

Ora, però, i nodi sono venuti al pettine, tutti insieme. Va detto che a tali elementi di debolezza si contrappongono anche punti di forza, come la reazione del Paese, la presenza di una società civile viva, la generosità di tanti operatori sanitari, la diffusa solidarietà. Tutte cose che ci fanno dire: insieme, ne usciremo. Ma occorre fin d’ora, in vista della “ricostruzione” (per esempio, quella del secondo dopoguerra fu pensata e preparata a lungo da menti lungimiranti), mettere in fila le patologie che hanno permesso al virus di colpire l’Italia in modo ancora più duro. Lo facciamo qui e lo stiamo facendo, in modo molto più ampio, in questo e negli altri numeri della Vita del popolo dedicati a questa emergenza.

 

La questione ambientale. Essa non riguarda solo l’Italia, eppure da anni veniamo avvertiti della gravità della situazione dell’inquinamento dell’aria in Pianura Padana, nelle stesse zone dove il virus agisce con più forza. Ma ben poco è stato fatto. Ne parliamo diffusamente in questa pagina.

Ci sono ipotesi più o meno allarmanti, ma tutti sono d’accordo nel sostenere che, per lo meno, la cattiva aria non ci sta certo aiutando. E l’ipotesi che essa abbia un ruolo non secondario nell’impatto del Covid-19 nelle regioni nel Nord, è ampiamente sul tappeto.

 

La questione demografica. In questo caso, l’annotazione è statistica, eppure rivelatrice. E dietro ai numeri, ci sono persone. Ci siamo dimenticati di essere il Paese più “vecchio” del mondo, insieme al Giappone. Ce lo sta ricordando l’arrivo di una pandemia che uccide soprattutto gli anziani. Anche per questo, l’Italia è ai vertici della drammatica “classifica” mondiale.

La questione istituzionale e la qualità della democrazia. In Italia esiste un’altra aria da tempo inquinata. E’ quella che respirano le nostre istituzioni e la nostra stessa democrazia. Stiamo affrontando la crisi con un Governo debolissimo (e non si tratta di un’accusa al premier Conte, che certamente si trova ad affrontare una crisi che metterebbe chiunque in difficoltà). Con quotidiani rimpalli e “gare di ordinanze” tra Governo e Regioni. Guarda caso, proprio i poteri del Governo e un rapporto ordinato tra Stato e Regioni sono due delle questioni irrisolte, per il fallimento di tutti i tentativi di riformare la seconda parte della Costituzione.

 

L’agenda politica. Vedi il punto successivo. Per quante forze politiche i servizi sanitari e le politiche sociali e di comunità sono state recentemente una priorità? Per anni, invece, ci è stato spiegato che dobbiamo essere “padroni a casa nostra”. Ora milioni di italiani sono davvero “padroni a casa loro”, costretti a vivere in poche decine di metri quadrati. E non sembra la prospettiva migliore del mondo. E, una volta di più, ci rendiamo conto di dover affrontare, insieme, sfide globali, più grandi di qualsiasi Regione e di qualsiasi Stato. Ci è stato detto che dovevamo difenderci da una vera e propria “invasione”. Invece è stato un virus a metterci tutti al tappeto. Ci è stato detto che “uno vale uno”. Ma questa crisi ci sta insegnando che non è proprio così, che la competenza e l’esperienza sono un valore. E, guarda un po’, nessun decreto di questi giorni è stato sottoposto al voto della piattaforma Rousseau… Qualcuno ne ha sentito la mancanza?

 

Il sistema sanitario. In questo momento tutto il Paese è con i dirigenti sanitari, con i medici, con gli infermieri. E’ e dev’essere così, senza sfumature. Verrà, però, il tempo per capire se ovunque e comunque l’attuale sistema sanitario nazionale è rimasto fedele all’originale intuizione della “nostra” Tina Anselmi.

 

Il “gap” tecnologico e digitale. Aziende, Pubblica amministrazione, scuola, si sono attivati in modo encomiabile per lavorare e operare a distanza. Ciò, però, avviene dentro a un ritardo complessivo, anch’esso conosciuto da tempo. In passato, si poteva fare di più. Ora stiamo rincorrendo, anche se con buoni risultati.

 

Il debito pubblico. L’Europa ha deciso che nell’attuale situazione si uscirà dal famigerato “patto di stabilità”. Per riprenderci occorreranno tanti e tanti soldi. Sarà inevitabile, ma il debito lieviterà ulteriormente. Un peso che continueremo a portarci dietro e che condizionerà inevitabilmente le scelte future. 

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