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Il futuro è Rosatellum

Alla fine a chi conviene? E come la nuova legge elettorale, il cosiddetto Consultellum, potrebbe cambiare la politica italiana? Sono le domande che circolano nel mondo politico, mentre la legge approda al Senato, dove già entro la prossima settimana potrebbe esserci il voto definitivo.

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Il futuro è Rosatellum

Alla fine a chi conviene? E come la nuova legge elettorale, il cosiddetto Consultellum, potrebbe cambiare la politica italiana?
Sono le domande che circolano nel mondo politico, mentre la legge approda al Senato, dove già in settimana potrebbe esserci il voto definitivo. Naturalmente, la cautela è d’obbligo in una legislatura nata con il cosiddetto Porcellum e proseguita con altre due leggi elettorali mai sperimentate alla Camera (l’Italicum di Renzi e quello modificato dalla Consulta) e una al Senato (il cosiddetto Consultellum). Tuttavia, tutto lascia pensare che proprio il Rosatellum sarà il sistema con cui gli italiani eleggeranno nei primi mesi del 2018 (probabilmente in marzo) il nuovo Parlamento. Una sorta di Mattarellum rovesciato con tanto proporzionale (poco meno di due terzi degli eletti) e un po’ di maggioritario in collegi uninominali.
La domanda “A chi conviene?” è insidiosa. Spesso accade che la legge favorisca che l’ha osteggiata e penalizzi chi l’ha architettata. Successe così proprio con il Mattarellum, escogitato dalla morente Dc. E appare abbastanza verosimile che l’Italicum fortemente voluto da Renzi (con il ballottaggio tra le due liste più votate) avrebbe, se sperimentato, portato alla vittoria il Movimento 5 stelle, che contro quella legge fece le barricate. Salvo trovarsi di fronte oggi un testo decisamente più penalizzante. Ad oggi, è prevedibile che il 36% di maggioritario non sia sufficiente per creare una maggioranza stabile, ma basti e avanzi per non far vincere chi corre da solo senza alleati: cioè i 5 Stelle. Non se la passa molto bene neppure il Pd, che per essere competitivo è costretto a cercare alleanze a sinistra e al centro. Operazione non facile per Matteo Renzi, uomo poco incline alle mediazioni, reduce da una dolorosa scissione. Chi invece torna al centro dei giochi è il centrodestra. Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia sono tutt’altro che uniti, ma comunque pronti a stringere un patto per fare il pieno di collegi, soprattutto al nord.
E arriviamo così alla seconda domanda. Come cambia la politica italiana? Come accennato, gli attuali sondaggi prevedono che nessun schieramento otterrà una maggioranza in Parlamento. Sarà dunque necessario cercare poi ulteriori convergenze (se sarà possibile) per formare un Governo. Molto dipenderà, però, da quanta influenza avrà quel 36% di maggioritario: sembra poco, ma sulla scheda il nome del candidato di collegio avrà un peso preponderante e potrebbe di conseguenza “orientare” la scelta. Nel 1994 il Mattarellum ridusse di molto le velleità di un terzo polo. Bisognerà vedere se l’attuale assetto tripolare (Centrodestra, Pd e 5 Stelle) subirà scossoni. Inoltre, la presenza di collegi uninominali potrebbe favorire chi ha un maggiore radicamento nel territorio (cioè Pd e Lega).
Naturalmente, sono già iniziate anche le previsioni a livello locale. Nei giorni scorsi il redivivo Silvio Berlusconi ha detto di prevedere il pieno di seggi per il centrodestra in Veneto: 17 su 17. La previsione sembra quanto meno eccessiva, anche se è facile prevedere una prevalenza del centrodestra e soprattutto dei candidati della Lega Nord nei collegi uninominali. Ovviamente i due terzi dei seggi saranno poi ripartiti attraverso il proporzionale. Rispetto ad oggi è quasi certo che il partito più penalizzato, nel nostro territorio, sarà il Pd, che 5 anni fa trasse benefici dal premio di maggioranza, arrivando praticamente alla maggioranza assoluta della Camera dei deputati. Ma anche Forza Italia sarà costretta a subire la dura concorrenza della Lega, che nel 2013 passava il momento più delicato della sua storia. Come sempre, decideranno i cittadini. E la grande mobilità dell’elettorato degli ultimi anni rende ardua qualsiasi previsione.

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