Opinioni e Commenti
stampa

La posta in gioco sul fine vita

Il presidente Napolitano ha chiesto che il Parlamento tratti la questione. Ma dare una legge all’Italia che stabilisca la differenza tra accanimento terapeutico ed eutanasia non è cosa facile e forse neppure possibile. Per ora.

Parole chiave: malattia (33), fine vita (14), testamento biologico (5), morte (37), etica (9)
La posta in gioco sul fine vita

Sembra ieri eppure sono già passati cinque anni dalla morte di Eluana Englaro. La sua vicenda ha spaccato l’Italia in due come mai era successo, da una parte il padre della ragazza in coma e tutti coloro la ritenevano già morta dal giorno dell’incidente accaduto 17 anni prima, dall’altra chi l’assisteva e la considerava persona disabile a ma ben viva. Abbiamo assistito ad un devastante muro contro muro dove hanno vinto l’incomprensione, la violenza e l’incomunicabilità. Da allora l’Italia pare bloccata sul tema del fine vita, non si è più in grado di parlarne cercando di capirsi. E tuttavia, il signor Englaro continua a girare per l’Italia testimoniando la sua versione, diversi comuni hanno deciso di aprire un registro che riporti le volontà delle persone circa il testamento biologico, il cinema continua a sfornare film che raccontano l’eutanasia come estremo gesto d’amore.

La cultura sta andando più o meno consapevolmente verso l’accoglienza acritica dell’eutanasia, ma le questioni sottostanti sono più complesse e impegnative di quanto si consideri solitamente. Fino a qualche decennio fa morire era più facile. Molte malattie erano incurabili mentre oggi si curano con una certa facilità. La chirurgia non poteva fare quello che oggi viene considerato una pratica normale come la sostituzione di una valvola cardiaca. Il chirurgo che trapiantò il primo cuore nel 1967, il sudafricano Christian Barnard, divenne una celebrità mondiale, nella nostra quotidianità un trapianto non meraviglia più nessuno. Soprattutto la medicina che si occupa dei traumatizzati in seguito ad un incidente ha raggiunto capacità d’intervento impensabili fino a pochi anni fa.

L’aumentata capacità di curare un malato ha portato al paradosso di ammalati che vengono curati, ma senza riuscire a guarirli. Dopo averli salvati da morte sicura grazie alle nuove capacità della medicina vengono lasciati in condizioni di vita pesantemente invalidanti, per cui la vita di un malato in coma può essere prolungata anche di decenni. La migliorata capacità della tecnica medica ha creato una nuova realtà di malati cronici tenuti in vita da macchinari; questi malati andranno aumentando. I medici si muovono nella direzione di garantire il massimo delle cure a tutti per due motivi: il giuramento di Ippocrate fatto proprio da ogni medico ove ci si impegna a “non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona” e le possibili denunce dei parenti che desiderano che il proprio caro viva più a lungo possibile. Finché un parente, come il signor Englaro, chiede che non si curi per nulla il caro ammalato. Chi si deve ascoltare?

 

Falsa soluzione

Tanti sostengono la necessità che ogni persona decida per sé finché è sana, in modo che la sua volontà, depositata secondo i criteri stabiliti dalla legge, diventi operativa quando lei non sarà più in grado di far sapere la sua volontà. Sembra semplice, ma non lo è. E se la persona cambia idea quando non può più esprimerla? Angèle Lieby nel 2009 viene ricoverata in ospedale a Strasburgo con forti mal di testa, di ora in ora peggiora senza che i medici possano far nulla fino al coma farmacologico per non farla soffrire e poi allo stato vegetativo permanente senza possibilità di risveglio. Eppure Angèle capisce tutto, anche se il suo corpo non reagisce a nessuno stimolo. Solo quando comunicano al marito, dopo 4 giorni di coma, che stanno per staccare le macchine, lei piange una lacrima. La figlia capisce che la mamma c’è, non è perduta e lotta per riaverla. La vicenda è raccontata nel libro “Una lacrima mi ha salvata” (edizioni San Paolo).

Un miracolo per pochi, ma chi può sapere cosa accade in una persona quando è in coma? Chi può sapere da sano cosa succederà in lui se e quando andrà in coma? Questo vuol dire che si deve sempre fare tutto il possibile e anche di più per tenere in vita una persona? Tutte domande non facili.

 

Limiti ineliminabili

Anche la tradizione cattolica ha posto un limite alle cure quando queste diventassero accanimento terapeutico, cioè quando si tiene in vita la persona anche a costo di farla soffrire in modo inumano. Ma non è facile stabilire quando effettivamente si è in quella situazione. Infatti c’è chi ha addirittura proclamato che l’alimentazione forzata è accanimento terapeutico.

Un altro limite è posto dalle risorse disponibili, la cura di persone in stato comatoso è assai costosa. Ne sanno qualcosa i famigliari di Giulia Bottacin, la ragazza riportata in Italia dopo due mesi di cure negli Stati Uniti da dove è stato mandato il conto per due milioni di euro. Chi li pagherà? Inoltre uno Stato che ha sempre meno risorse sarà in grado di sostenere chi di noi sarà in quelle condizioni? Le assicurazioni private saranno in grado di assicurare lo stesso servizio? Si tenga conto che già oggi un medico deve decidere a chi assegnare i posti letto contati in rianimazione, o a chi destinare l’organo che può essere trapiantato. Le risorse non sono tante e non saranno per tutti.

Signor Presidente

Il presidente Napolitano ha chiesto che il Parlamento tratti la questione del fine vita: “Ritengo anch’io che il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita ed eludere un sereno e approfondito confronto di idee su questa materia. Richiamerò su tale esigenza, anche attraverso la diffusione di questa mia lettera, l’attenzione del Parlamento”. Quando verrà il momento - perché non accadrà né oggi né domani, ma accadrà - il confronto non sarà certamente sereno e sicuramente non sarà approfondito. Quando ci sarà da confrontarsi i due schieramenti riprenderanno il posto in trincea per lottare gli uni contro gli altri, con il rischio di sbagliare entrambi perché ciò che può essere regolato diventerà una guerra per far passare o no una legge pro eutanasia. Caro Presidente, probabilmente le sue intenzioni sono buone ma dare una legge all’Italia che stabilisca la differenza tra accanimento terapeutico ed eutanasia non è cosa facile e forse neppure possibile. Per ora.

La posta in gioco sul fine vita
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento