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Matrimonio gay, cosa è in gioco

In Irlanda un referéndum ha sancito che le coppie omosessuali hanno diritto a sposarsi. Il dibattito si sposta nel nostro Paese. ma quasi sempre le questioni sono mal poste.

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Matrimonio gay, cosa è in gioco

“Si può fumare mentre si prega? No. E pregare mentre si fuma? Sì”. Questa vecchia barzelletta ci ricorda che la realtà può cambiare significato a seconda di come la si presenta. Se uno vi chiede se siete contro l’amore tra due persone, probabilmente gli direte di no. Se vi chiede: “Anche se i due che si sposano sono gay?”. Per coerenza con la risposta precedente gli direte che non avete nulla contro quel matrimonio. Ma la questione è davvero questa e, soprattutto, va posta in questo modo?
Le grida di trionfo di chi vede la Chiesa cattolica irlandese sconfitta dal referendum a favore dei matrimoni omosessuali (i sì hanno ottenuto il 62%) non dicono la realtà. Anche chi vede l’esito del referendum come la sconfitta della Chiesa cattolica ormai debole, non guarda a come stanno davvero le cose. Non si tratta della disfatta di una vecchia dottrina, neanche della conquista dei diritti di una persona, neppure del trionfo della libertà. Non è una guerra tra cattolici coerenti e il resto del mondo moderno.
La questione è molto più complessa. In causa è il modo di essere persone, il modo di essere uomini e donne, siano esse omosessuali o eterosessuali. E’ una questione antropologica.

Il caso della legge 40
Riflettiamo a partire da una questione apparentemente diversa. Provate a rispondere alla domanda: avere un figlio è un diritto? Oggi tanti dicono di sì. Eppure se te lo chiede una coppia sofferente per la mancanza di figli è una cosa, se te lo chiede un single è un’altra. Se te lo domanda una giovane in età feconda oppure una signora ormai settantenne, non è la stessa cosa. Se dobbiamo considerare la questione di chi paga per le inseminazioni artificiali e per l’utero in affitto, perché spesso di questo si tratta, avremmo certamente valutazioni ancora differenti. Il diritto di tutti ad avere un figlio a molti sembra ovvio, ma a molti altri non pare così scontato, appena si ragiona sulle questioni concrete.
Prendiamo un caso italiano significativo. In Italia il parlamento aveva stabilito (legge n. 40 del 19 febbraio 2004) che avere figli non fosse un diritto assoluto e aveva promulgato la legge 40 per gestire i vari casi. In seguito si è chiesto agli italiani di esprimersi tramite un referendum (12 e 13 giugno 2005) e la votazione non è stata in grado di abolire questa legge. Ci sono voluti i giudici che a colpi di sentenze sono andati contro il parlamento e contro la volontà popolare, basandosi sulle denunce di pochi. Hanno potuto farlo anche perché nel frattempo la Corte Costituzionale ha inserito nella costituzione un nuovo diritto (9 aprile 2014): il diritto incoercibile ad avere figli.
In questo modo si cambia la realtà, perché un figlio non è mai stato un diritto, ma un dono. Oggi la tecnica permette ciò che prima era impossibile. Perciò se un figlio è un diritto nessuno può impedirmi di esercitarlo e perciò tutto è, di fatto, permesso: farselo fare, comprarlo, selezionarlo, scartarlo se non è secondo le aspettative. Di fatto, non certo nei bei discorsi teorici ed idealisti, il figlio è considerato come una proprietà, la persona è proprietà come era all’epoca della schiavitù. Questo è un grande mutamento antropologico. E’ progresso, è modernità, è un passo avanti per l’umanità?

I riflessi del referendum sull’Italia
Nella penisola solo una minoranza è contraria all’unione civile di due omosessuali. Un recente sondaggio pubblicato da “La Stampa” (“Italiani favorevoli alle unioni civili tra gay, ma divisi sulle nozze”, 27/5/2015) sull’accoglienza degli italiani circa il matrimonio gay indica che due italiani su tre, il 67%, ritengono giusto modificare la legislazione vigente e quindi inserire le unioni gay nella legislazione; ma solo uno su due, il 51%, vorrebbe i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Perciò da un lato c’è una forte disponibilità a regolamentare le unioni gay, mentre si è divisi sull’equipararle al matrimonio.
Ma cosa significa equiparare l’unione di due omosessuali al matrimonio se non permettergli di ottenere in qualche modo (utero in affitto) qualcosa che solo un uomo e una donna possono fare? Avere un figlio, cioè. Tutte le persone che sono al mondo sono figli di un uomo e una donna, e finché non cambia sarà sempre così.
Il governo italiano proporrà un progetto di legge discusso e discutibile che dice di ispirarsi al modello tedesco delle unioni civili. E’ un dato di fatto che dove si sono introdotte le unioni omosessuali prima o poi si sia passati o si stia passando al matrimonio gay e alle adozioni. Sul punto delle adozioni da parte di coppie omosessuali gli italiani sono contrari al 73%, secondo il sondaggio della “Stampa”.
Oggi è comodo dichiararsi contro l’omofobia, non si pagano prezzi, si prendono applausi e voti. E’ più facile adeguarsi per conformismo che impegnarsi per un rispettoso dibattito democratico.

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