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Muro Mediterraneo

Scriveva Predrag Matvejevic, scrittore e intellettuale di origine croata, morto pochi giorni fa: “Sul Mediterraneo è stata concepita l’Europa”. A Malta, nel cuore del Mediterraneo, l’Europa ha mostrato il suo cuore indurito.

Parole chiave: al sarraj (2), migranti (200), profughi (254), rifugiati (151), libia (22), gentiloni (4), governo gentiloni (17)
Muro Mediterraneo

Partiamo dal fatto che Trump metterebbe volentieri il mar Mediterraneo tra il Texas e il Messico. Sono centosettanta miglia marittime di acqua profonda, una frontiera superiore a tutti i muri umanamente costruibili. Questa frontiera liquida ha visto passare, solo nel 2016, 181.436 persone, mentre 4.576 non ci sono riuscite. Questi, almeno, i dati ufficiali. Per come la pensano l’Italia e l’Europa sono troppi. Non importa granché se tra quelli che ce l’hanno fatta, a quasi il 40% è stato riconosciuto il diritto di essere aiutati in quanto persone provenienti da paesi in guerra o perseguitati, cioè profughi e non “immigrati clandestini”.
Il Mediterraneo non basta, perciò nei giorni scorsi l’Italia ha stipulato un patto con la Libia di Al Sarraj per bloccare questo flusso di gente dall’Africa, con l’applauso di tutta l’Europa riunita con i suoi rappresentanti a Malta, presidente di turno dell’Unione Europea. Strano che vadano tutti d’accordo. Strano che non si parli del ruolo di mediazione che la Russia ha avuto in questa trattativa (contatti tra Alfano e il ministro degli Esteri russo e di questi con l’Alto Rappresentante per la Politica estera Ue, l’italiana Mogherini) e dello scambio che ci sarà con la politica europea in Ucraina. L’idea è tutt’altro che nuova ma ora è stata assunta da un governo di centrosinistra, mentre nel 2008 era stata messa in pratica dal governo di centrodestra di Silvio Berlusconi. Non solo, quell’accordo tra Berlusconi e Muammar Gheddafi era stato bloccato, nel 2012, dalla Corte europea di Strasburgo perché definito contrario ai diritti umani.
Perché ora va bene, mentre nel 2008 e nel 2012 era stato criticato e poi bocciato da chi oggi lo propone e realizza? In questi ultimi cinque anni sono passati un milione di immigrati, il terrorismo spaventa chiunque e l’Europa ha paura degli islamici e di ogni immigrato, specie se nero di pelle. I politici non possono più non tener conto di questo, anche quelli di sinistra. E le elezioni sono sempre vicine, anche in nazioni importanti come la Francia e la Germania. Che cosa c’è di meglio di un accordo, per dire ai propri elettori che loro hanno bloccato l’immigrazione illegale?
Qualcosa di diverso
Nel 2008 c’era Gheddafi, un dittatore che poteva promettere di far da filtro in partenza: egli era capace di controllare le coste e parte del territorio. Nel 2017 Gentiloni ha fatto un patto con Al Sarraj, un politico che non può controllare né le coste, né il territorio di una nazione che, ad oggi, non ha confini.
Nel 2008 ci si accordò per dare 5 miliardi di dollari a Gheddafi affinché si assumesse il compito di bloccare le partenze. Ora Gentiloni, tramite gli accordi stipulati dal ministro Minniti, padre di questo contratto, ha impegnato l’Italia nel gestire parte dei centri profughi in Libia, ma solo 20 campi ufficiali sono controllati da Al Sarraj, tutti gli altri sono gestiti da bande di delinquenti: chi andrà da questi a dirgli di deporre le armi e lasciare le fonti di profitto che sono i profughi immigrati? Al Serraj “non può”. Noi italiani dovremmo impegnare il nostro esercito? Da quelle parti sono “allergici” alla presenza dei nostri soldati. Inoltre, l’Italia si è impegnata anche a supportare, con denaro, mezzi e addestramento la guardia costiera libica. Sappiamo bene che non è mai stata affidabile: chiedete ai siciliani quanti sequestri arbitrari dei nostri pescherecci hanno subito.
Infine, l’Italia si è impegnata a gestire i confini a sud della Libia, per impedire che i profughi raggiungano le coste libiche. Stiamo parlando del Sahara... La rotta dei migranti che passano dal Niger, dove arrivano quelli dell’Africa occidentale, è la più controllata, anche grazie all’aiuto di Italia e Germania. Ma le altre due, via Ciad e via Sudan, e quella del Corno d’Africa, sono letteralmente sguarnite. Come possiamo promettere di controllare spazi enormi se non riusciamo a controllare i nostri trafficanti di sigarette in spazi più piccoli?
L’intenzione può sembrare buona anche per l’impegno ad aiutare gli africani “a casa loro”, per questo motivo si stanno cercando fondi per promuovere attività economiche nei paesi di origine. Tuttavia, dare tanti soldi ai governanti dei Paesi, lo abbiamo visto troppe volte, arricchisce la famiglia del presidente e non la gente comune. La presunta diversità tra il contratto del 2008 e quello del 2017 è l’ipocrisia, o l’ingenuità.
I problemi nascosti
Caritas, Migrantes, Medici senza frontiere, Save the children e tante altre realtà hanno denunciato da subito le conseguenze negative per gli immigrati tenuti segregati in Libia. Oggi sono già sfruttati economicamente, uccisi impunemente, le donne violentate metodicamente, migliaia di bambini abbandonati in mano ad aguzzini, persone messe su di un barcone arbitrariamente. Gli accordi attuali mettono soldi nelle mani dei libici di Al Sarraj facendo diventare i profughi merce di scambio. Libici che non avranno nessun motivo per risolvere i problemi dei profughi: finché ci saranno i profughi, ci saranno soldi dall’Europa. Il nostro personale dovrebbe gestire i campi profughi, ma senza la forza militare non potrà fare nulla. Mentre i libici che sono contro Al Sarraj continueranno i loro soliti traffici, visto che non possono essere controllati.
Per sostenere economicamente l’Africa subsahariana, e l’Africa in generale, si dovrebbero prima togliere le forme di sfruttamento in atto, quali la “svendita” delle loro fonti energetiche (commodity) a Paesi stranieri, l’accaparramento di terra (land grabbing) da parte di potenze straniere o di multinazionali che scacciano le popolazioni dalle terre in cui abitano da sempre, ma che non possono difendere legalmente perché non c’è un contratto d’acquisto. Altro sfruttamento è il debito degli stati africani, che prima era in mano a governi stranieri, al Fondo monetario internazionale, alla Banca mondiale e alla Banca africana per lo sviluppo. Il debito poteva essere un cappio per lo sviluppo, ma anche una leva per motivare i politici a scelte opportune. Attualmente il debito è stato “finanziarizzato”, cioè venduto a fonti private di credito (banche e fondi di investimento) che sicuramente recupereranno quei soldi impoverendo in modo ulteriore i Paesi africani.
Infine, uno sfruttamento tutto europeo sono gli Epa (Economic partnership agreements). Sono accordi di libero scambio delle merci imposti dall’Unione Europea al gruppo Acp (Africa, Caraibi e Pacifico) composto da paesi in via di sviluppo; questo accordo comporta il ribasso progressivo delle tariffe doganali all’importazione dei prodotti europei. Tutto ciò sta indebolendo fortemente le economie africane. Si potrebbe continuare con le questioni dell’Isis, della vendita delle armi, dell’inquinamento ambientale con le nostre immondizie e per il modo di sfruttare le risorse degli africani, del sostegno a dittatori contrari alla democrazia…
Scriveva Predrag Matvejevic, scrittore e intellettuale di origine croata, morto pochi giorni fa: “Sul Mediterraneo è stata concepita l’Europa”. A Malta, nel cuore del Mediterraneo, l’Europa ha mostrato il suo cuore indurito.

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