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Nulla sarà più come prima ma dobbiamo progettare un nuovo inizio

Intervento di segretario e segretario aggiunto della Cisl trevigiana. Usciremo cambiati nel modo di produrre, di vendere e di consumare. Cambieremo nel modo di vivere, di relazionarci e nell’essere comunità.

Parole chiave: cisl (143), lavoro (332), cinzia bonan (7), coronavirus (936)
Nulla sarà più come prima ma dobbiamo progettare un nuovo inizio

In poche settimane è cambiato il mondo. Tutti stiamo affrontando queste giornate in un modo che nessuno avrebbe mai pensato potesse accadere. Nessuno di noi era preparato. È encomiabile il lavoro che ogni cittadino, istituzione, organismo, struttura pubblica e privata sta facendo: ognuno fa la sua parte e stare uniti dimostra che gli italiani, nel momento di difficoltà, sanno essere comunità. Ognuno ha agito nel migliore dei modi che il momento poteva consentire. Sicuramente la nostra società è stata messa alla prova nelle sue certezze.

Come sindacato abbiamo affrontato questa emergenza cercando di essere al fianco dei lavoratori e delle famiglie. Abbiamo definito con il Governo l’intesa per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro. Si è proceduto a chiudere le aziende in cui la produzione non è stata ritenuta indispensabile, cercando di tenere al sicuro dal contagio più lavoratori possibili. Siamo intervenuti nel supportare medici, infermieri, operatori sociosanitari e volontari, attivando tavoli di confronto, soprattutto nei luoghi di maggior rischio, come ospedali e case di cura. Infine ci siamo attivati per dare risposta alle famiglie dando seguito ai provvedimenti del decreto Cura Italia: ammortizzatori sociali, bonus e congedi parentali. Abbiamo perso il conto delle migliaia di richieste di cassa integrazione che ci sono arrivate: in prima battuta per la mancanza di semilavorati dalla Cina, successivamente per le cancellazioni delle prenotazioni turistiche e infine per il lockdown in tutto il Paese.

Finora non ci sono state risposte facili né risolutive, ma questa è stata, ed è tuttora, l’emergenza. Forse sono emersi anche egoismi e rabbia sociale, ma, ne siamo convinti, sono di più le forme di solidarietà e di comprensione verso l’altro. Ora arriva il momento di iniziare a guardare avanti.

Benedetto XVI nel 2008 ci insegnava che “la crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative”. Dobbiamo ora (ri)pensare al dopo, ad essere positivi e, dunque, progettare il futuro imparando da quello che è stato e pensando a quello che potrebbe essere.

Uno degli slogan più usati finora è stato “andrà tutto bene” e, guardandogli arcobaleni dei bambini, gioia e fiducia per il futuro sostituiscono angosce e paure. Tuttavia, “nulla sarà come prima”. Cambierà profondamente per le famiglie che hanno perso un loro caro. Sarà diverso per chi è in prima linea come medici, infermieri e operatori sanitari e per tutti quelli che in questi giorni stanno lavorando per garantire dei servizi essenziali a tutta la popolazione. Usciremo cambiati nel modo di produrre, di vendere e di consumare. Cambieremo nel modo di vivere, di relazionarci e nell’essere comunità.

Nulla sarà come prima dunque, ma ora dobbiamo progettare un nuovo inizio. A partire da nuovi modelli produttivi, sganciati dal vecchio sistema capitalistico sbilanciato sulla finanza e sul liberalismo senza regole. Si deve tornare a ragionare di economia reale, sostenibile e più intrecciata alle filiere corte. In Italia stiamo dimostrando di saper produrre con qualità e innovazione. Il sistema-Paese ha saputo dare risposte rapide per tutte le filiere necessarie ad affrontare l’epidemia del coronavirus. Per fare questo è necessario riorganizzare i modelli produttivi, stando attenti alla sicurezza e alla salute di tutti i lavoratori e creare le condizioni per una reale partecipazione e condivisione delle decisioni nei luoghi di lavoro. Il lavoro da fare sarà quello di sostenere i lavoratori, proteggere le famiglie, difendere l’occupazione e aiutare le imprese; dobbiamo stimolare l’economia attraverso una Europa più unita e solidale e meno egoista e concentrata solo sulla finanza. Se falliremo, pagheremo le conseguenze per decenni.

Nulla sarà come prima nel modello di società, perché c’è bisogno, nel momento della distanza sociale imposta dal Covid-19, di essere più uniti: mettere al centro la persona e ripartire da qui per costruire una società fondata, come da nostra cultura e tradizione, sulla comunità di cittadini. Diventa essenziale trovare nuove modalità di relazioni e di reciproco aiuto e investire per rafforzare i legami tra le persone, con il supporto delle istituzioni, dei partiti, del sindacato, dei volontari e delle associazioni: non va lasciato indietro nessuno. L’esclusione sociale ed economica deve arrivare allo zero come con il virus: questa sarà la vittoria di tutti.

Guardiamo al futuro delle nostre province con sufficiente ottimismo. Anche per noi nulla sarà più come prima. Ma non mancheranno le opportunità. A Belluno possiamo offrire un turismo diverso, alla portata di tutti e velocemente raggiungibile. I mondiali di Cortina del prossimo inverno, ormai vicini, saranno tra i primi eventi mondiali post emergenza, dandoci la possibilità di offrire un bellissimo biglietto da visita. La prolungata distanza sociale, nella fase due, potrà riportare a frequentare le vallate, mettendo una pezza al problema dello spopolamento e dando ossigeno alla economia della montagna. L’investimento di risorse da parte del Governo sulle infrastrutture, ci può mettere nelle condizioni di sistemare alcune lacune, a partire dalla ferrovia e dalla banda larga, mentre il mondo produttivo, già penalizzato dal contesto, potrà beneficiare dal ripensare alla globalizzazione e alle filiere riscoprendo la qualità, l’innovazione, la fantasia e la produttività delle aziende e dei lavoratori.

Anche a Treviso va colta l’opportunità di valorizzare maggiormente il turismo, promuovendo il territorio riconosciuto dall’Unesco per luoghi legati alla bellezza dei paesaggi, all’enogastronomia di qualità e alla cultura. Un patrimonio che merita maggiore attenzione per la salvaguardia dell’ambiente circostante e per i posti di lavoro che potrebbe creare in prospettiva. Mentre per quanto riguarda il tessuto manifatturiero trevigiano, traino per l’economia del Nordest, ora ha un’importante occasione per fare quel salto di qualità che si chiama fare squadra. Questa emergenza ci sta dando una grandissima lezione di vita: solo assumendo comportamenti collettivi che mirano a tutelare i più fragili potremo dire di avercela fatta. Se non ora quando? Noi della Cisl ci siamo e guardiamo al futuro con ottimismo: il cammino sarà lungo e in salita, ma insieme saremo in grado di percorrerlo.

*Segretario generale Cisl Belluno Treviso, Segretario generale aggiunto Cisl Belluno Treviso

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