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Più forte dell'odio

Papa Francesco ha chiaramente scelto di andare controcorrente e ci comunica con insistenza la forza dell’amore sull’odio. Ce lo dice, ci invita continuamente alla misericordia perché siamo discepoli di quel Gesù che ci impegna tutti ad amare i nemici. Anche dopo gli attentati di Parigi, anche in questi giorni in Africa.

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Più forte dell'odio

“Non avrete il mio odio” è una delle frasi che più ci hanno colpito, perché pronunciata dal marito di una delle vittime di Parigi. Queste parole toccano profondamente il nostro modo di reagire alla morte ingiusta e violenta. I terroristi non hanno colpito luoghi di potere, ma luoghi simbolici; è evidente che hanno voluto ferire la gioventù, uccidere a caso per lanciare un chiaro messaggio: anche tu sei nel mirino, anche tu potresti morire.

L’odio è una delle reazioni più forti; questo sostiene lo scrittore irlandese Robert McLiam Wilson nell’articolo del 18 novembre sul settimanale laico «Les Inrockuptibles»: “Nessuna ideologia, nessun principio, nessun ideale può avvicinarsi alla gamma e al potere dell’odio. Con la sua energia drogata e la sua convinzione totale, l’odio può farti mangiare montagne e bere oceani. E’ la benzina per qualsiasi fiamma emotiva, un moltiplicatore sinergico per qualsiasi risentimento, una lente di ingrandimento nucleare per qualsiasi pregiudizio. Il suo fascino principale? Assoluta e totale rettitudine. Quelli che odiano non credono di avere ragione, lo sanno. L’odio l’ha detto loro. L’odio gliel’ha mostrato. E l’odio non può essere persuaso. Con lui non si può mai negoziare… Così, ho imparato che l’odio è divertente e utile…

E mi dispiace dire che ho imparato anche che, nonostante quello che ci dicono i benpensanti, quasi mai l’amore riesce a trionfare su tutto. L’amore non ha alcuna possibilità contro l’odio”.
La forza dell’amore
Molti pensano che quanto sta accadendo tra mondo occidentale e Isis sia uno scontro tra civiltà, tra bene e male (molti paragonano i terroristi a Hitler). Forse la lettura più precisa sta da un’altra parte. Il Cantico dei cantici dice che “più forte della morte è l’amore”. Gesù ha vissuto queste parole andando incontro alla morte per amore, scegliendo la croce per noi. L’odio non rientra nell’esperienza di Cristo, alla base c’è invece il perdono. Oggi, in modo certamente drammatico, noi cristiani dobbiamo scegliere se credere a Gesù o all’odio, se sperare contro ogni speranza o, come tanti, abbandonare la speranza e dare parola solo alle armi.
Papa Francesco ha chiaramente scelto di andare controcorrente e ci comunica con insistenza la forza dell’amore sull’odio. Ce lo dice, ci invita continuamente alla misericordia perché siamo discepoli di quel Gesù che ci impegna tutti ad amare i nemici: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (Mt 5,44). Ce lo mostra con i suoi gesti: stare tra la gente senza la scorta esponendosi anche a possibili attentati. Vendere l’autoblindata del Vaticano e girare con una Ford Focus in Italia e con una Fiat 500 negli Stati Uniti mentre il presidente Obama lo precede su di una “bestia” (così la chiamano negli Usa), un Suv da 7 tonnellate capace di resistere ad un attacco chimico o al lancio di esplosivi. Ce lo comunica con i suoi viaggi, il primo fu a Lampedusa e quello di questi giorni è in Africa.
Contro la paura
Il Santo Padre non solo ha affermato che il giubileo si farà anche in questo tempo di paura, ma ha invitato a non blindare le porte delle chiese. E ha scelto, profeticamente, di aprire la porta del Giubileo con una settimana di anticipo a Bangui, capitale del Centrafrica, ultima tappa del viaggio africano.
La prima tappa è in Kenya, paese colpito dal gruppo jihadista di Al-Shabaab con attentati gravissimi. Nel settembre 2013 al Westgate Mall ci furono 71 morti e 175 feriti, nell’aprile di quest’anno al Garissa University College morirono 148 persone e 79 rimasero ferite, mentre nel luglio scorso a Mandera ci furono 14 morti e 11 feriti. “Usare odio e violenza in nome di Dio è una bestemmia” ha detto il Papa domenica scorsa. In Uganda i temi dominanti sono il cinquantesimo della canonizzazione dei martiri di Namugongo e l’equa distribuzione delle ricchezze del paese che ora è nelle mani di pochi ricchi.
La tappa nella Repubblica Centrafricana è quella che potrebbe saltare fino all’ultimo momento. L’instabilità politica, militare, sociale è assai pesante dopo anni di guerre civili mascherate da guerre religiose. La prima porta del giubileo ad aprirsi sarà in una periferia del mondo, in un teatro di violenza, tra i poveri di ogni religione. Il significato di questo viaggio va oltre le parole. E’ l’affermazione dell’Amore, più grande e più forte dell’odio. A noi la scelta di credere o no.

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