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Santi, defunti e Halloween: celebriamo la luce, non la tenebra

Nulla vieta di essere allegri e di ritrovarsi, ma per celebrare la luce, non la tenebra che inghiotte.Ognuno ed ognuna di noi, abitanti del pianeta Terra, sperimentiamo il distacco da persone care e vorremmo ancora averle vicine, poter loro parlare, incontrarle. Un guizzo interiore, però, ci sussurra che sono giunti, stanno bene, sono i viventi nel Vivente. E allora, ogni sentore o simbolo macabro è bandito, è del tutto fuori posto.

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Santi, defunti e Halloween: celebriamo la luce, non la tenebra

Devo ammettere che la zucca intagliata e illuminata nottetempo mi attrae e diverte. Subentra, però, in me un interrogativo: “Che cosa mai significa?”. Ed è proprio qui che tutto il mio divertimento accusa il suo franare. Non potremmo essere capaci di sostituire a un immaginario che, oltretutto non è tipico della nostra mentalità, un immaginario più trasparente e nostro? Zombie, streghe, mostri, accalappiano noi e i nostri bambini, in un vortice consumistico. Dipende, però, da quanto loro insegniamo e tramandiamo. E’ naufragato il tentativo di far virare il Capodanno celtico pagano nell’odierno Halloween. L’antico nome suonava All Hallow’s Eve, cioè la vigilia di Tutti i santi. Siamo ripiombati nel paganesimo. Non abbiamo la forza interiore e la fantasia collettiva per vincere un’ondata di consumismo e di respiro macabro.

La simpatica zucca narra la leggenda di Jack’-o-lantern, l’ubriacone che, ripetutamente, riesce ad imbrogliare il diavolo, a carpirgli una moneta per un’ultima bevuta e a non vendergli l’anima. Una volta morto, però, il peccatore Jack si vede rifiutato l’ingresso in Paradiso. Non potremmo, invece di immaginare un Jack errante per il mondo senza pace, immaginare un Jack che ha incontrato la vera Luce, il Padre Misericordioso?

Per noi, credenti, Ognissanti indica la festa di tutti noi radunati, dopo il cammino sulla terra, indubbiamente accidentato, nella Casa del Padre. Dire tutti, significa tutti, nessuno escluso. Neppure Jack.

Allora le luminarie non potrebbero rimandare a quella luce che brilla da quando Gesù Cristo ha infranto le porte dell’Ade e, passato nel regno della morte per liberarci da ogni timore, ci ha mostrato il suo Volto di Risorto?

Nulla vieta di essere allegri e di ritrovarsi, ma per celebrare la luce, non la tenebra che inghiotte.

Ognuno ed ognuna di noi, abitanti del pianeta Terra, sperimentiamo il distacco da persone care e vorremmo ancora averle vicine, poter loro parlare, incontrarle. Un guizzo interiore, però, ci sussurra che sono giunti, stanno bene, sono i viventi nel Vivente. E allora, ogni sentore o simbolo macabro è bandito, è del tutto fuori posto.

Noi celebriamo la festa per eccellenza di tutti i pellegrini che hanno sperimentato sulla propria pelle l’impossibilità di compiere e di compiersi, del tentare e ritentare che segna la quotidianità, siamo tutti il “Cigno” di Rilke. Questo tormento per ciò che non è ancora compiuto, come un andare pesante e legato, somiglia all’andatura indecisa del cigno della poesia.

Noi, cigni di Ognissanti, siamo giunti, e allora il nostro simbolo da macabro si fa lieto, da lugubre diventa radioso e trova il suo posto, che nulla potrà ormai contaminare o scalzare in quell’immagine che Dante ci ha donato e ha forato i secoli:

In forma dunque di candida rosa/ mi si mostrava la milizia santa/ che nel suo sangue Cristo fece sposa.

E se donassimo candide rose invece di zucche ghignanti?

Fonte: Sir
Santi, defunti e Halloween: celebriamo la luce, non la tenebra
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