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Alpini dal fiume Don fino a Nikolaevka

“Camminare per chilometri. La terra piatta a perdita d’occhio. Poi delle vallette che ti fanno perdere l’orientamento. Intanto il vento ti soffia contro tutto il giorno”. E’ lunga e dura la strada dal fiume Don fino a Nikolaevka, come la racconta Raffaele Zilio del Gruppo Alpini di San Zenone, che con altri 14 Alpini, ha ripercorso le strade della drammatica ritirata del Corpo d’Armata Alpino in Russia nel 1943.

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Alpini dal fiume Don fino a Nikolaevka

“Camminare per chilometri. La terra piatta a perdita d’occhio. Poi delle vallette che ti fanno perdere l’orientamento. Intanto il vento ti soffia contro tutto il giorno”. E’ lunga e dura la strada dal fiume Don fino a Nikolaevka, come la racconta Raffaele Zilio del Gruppo Alpini di San Zenone, che con altri 14 Alpini, ha ripercorso le strade della drammatica ritirata del Corpo d’Armata Alpino in Russia nel 1943. Una ritirata raccontata dalle indimenticabili pagine di Mario Rigoni Stern e che distrusse il corpo di spedizione. Le truppe russe infierirono con attacchi continui ed evitarono la morte o la prigionia solo 6.400 uomini della Tridentina, 3.300 della Julia e 1.300 della Cuneense, divisioni che all’inizio erano formate da circa 16.000 uomini ciascuna. Per arrivare al tunnel sotto la ferrovia a Nikolaevka, che permise di rompere la sacca dentro la quale erano stati stretti gli italiani, gli Alpini superstiti impiegarono 10 giorni dal 16 al 26 gennaio.

Il piccolo drappello di sei bassanesi, sei bresciani, uno di Aviano, un altoatesino e un bergamasco, per ripercorrere lo stesso tragitto, hanno impiegato lo stesso tempo con tappe di circa 30, 35 chilometri al giorno. “Non è stata la stessa cosa. L’inverno del 1943 è stato uno dei più freddi, noi invece, a causa del mutamento climatico, abbiamo incontrato poca neve e temperature che non raggiungevano i 10 gradi sotto zero. Inoltre avevamo dei materiali di prim’ordine. Non avevamo battaglie alle spalle e neppure i nemici alle costole”. Eppure è stato un modo per legare quell’eroico passato al presente della Sezione Montegrappa di Bassano del Grappa. Quest’anno la Sezione compie cento anni e questa “Marcia della Memoria” in terra di Russia, ha onorato i caduti e ha riletto i valori fondanti dello spirito degli Alpini. Su questo ha insistito Giuseppe Rugolo, presidente della Sezione Ana Montegrappa, nelle sue cronache che regolarmente postava su Facebook a ogni tappa, facendo idealmente partecipare tutti gli Alpini della Sezione alla marcia

Rossosch, Podgornoje, Postojalovka, Scheljakino, Garbusowo, Nikitovka, Nikolaevka queste alcune delle tappe toccate dal gruppo durante la marcia. A Rossosch  hanno visitato la scuola materna realizzata dagli Alpini nel 1993, con l’Operazione Sorriso, nello stesso punto ove si trovava il comando del Corpo d’Armata Alpino in Russia, per ricordare non con lapidi o monumenti, ma con una scuola per i bambini, per l’insegnamento, nel nome della memoria. A Livenka, città che oggi comprende Nikolaevka, il sindaco ha mostrato agli Alpini il ponte appena realizzato grazie al contributo di un’azienda italiana.

“Lungo tutto il percorso, il nostro ricordo si è mescolato con l’attenzione dei russi, chi ci offriva un alloggio per pranzare, chi ci inseguiva per qualche chilometro per offrirci un tè caldo, chi alla fine ci ha messo in mano l’elmetto di un soldato italiano, conservato perfettamente per tanti anni e adesso consegnato a noi che passavamo lungo quella stessa strada 77 anni dopo. Sono momenti che ti segnano profondamente e che ci auguriamo di poter raccontare agli altri, a chi è rimasto a casa e ora attende dalle nostre parole, foto e filmati, di condividere quelle emozioni”.

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