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Bassano del Grappa: ecco l'Ebe di Canova, rielaborata a computer

Esposta l’opera, restituita alla sua primitiva bellezza. Il gesso realizzato da Antonio Canova nel 1817 era saltato in aria colpito dalle bombe alleate nel 1945. Complesso il lavoro di restauro che si è avvalso di scansioni laser e confronti con le altre opere canoviane

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Ebe di Canova

Saltò in aria colpito dalle bombe alleate il 24 del 1945, giorno del bombardamento di Bassano del Grappa.
Rinasce oggi dopo un complesso restauro realizzato con scansioni laser e grazie alle copie presenti ai Staatlichen Museen di Berlino, all’Ermitage di San Pietroburgo, alla Collezione Devonshire a Chatsworth, ai Musei di San Domenico di Forlì.

Il gesso realizzato da Antonio Canova nel 1817, affascinato dalla bellezza in formazione della coppiera degli dei Ebe, colei che mesceva il vino ai banchetti degli dei, ispirò diverse opere del maestro di Possagno e il suo movimento s'intravede anche nei dipinti dedicati alle danzatrici.
Quel gesso, fatto a pezzi dall'odio senza rispetto e restituito nella sua forma originale, dal 4 dicembre 2021 e fino al 5 maggio 2022, è esposto a Bassano del Grappa, nei musei civici diretti da Barbara Guidi.

Nel salone canoviano del museo bassanese, la Ebe “restituita alla sua primitiva bellezza” è collocata faccia a faccia con la prima versione in gesso del medesimo soggetto, patrimonio della padovana Collezione Papafava. La prima, quella bassanese, poggia il piede su un tronco d’albero, la seconda pare poggiare su una nuvola. Anche quest'ultima è in gesso, ma fu realizzata nel 1796.

I due capolavori sono al centro di un percorso suggestivo “Canova Ebe” che evoca l’alterna fortuna del mito di Ebe nelle arti figurative.
La mostra ripercorre le rappresentazioni di Ebe che animano i crateri della Magna Grecia e le pitture antiche, le opere di alcuni importanti pittori del Rinascimento quali Parmigianino e Rosso Fiorentino, le cui invenzioni furono sapientemente tradotte in raffinate incisioni; fino a giungere, alla fine del XVIII secolo, alla sorprendente invenzione canoviana, ispirata anche dai preziosi volumi illustrati della sua personale biblioteca che sono esposti nella stessa mostra.

Uno spazio è dedicato anche al complesso lavoro di restauro secondo i canoni della “ingegneria inversa”, un restauro integrativo compiuto sull’opera ed effettuato sotto la supervisione scientifica di Mario Guderzo, curatore della mostra.

Con una scansione a frange di luce è stato ricavato il modello tridimensionale della Ebe in marmo dei musei di San Domenico di Forlì, che è stato confrontato col modello in 3D del gesso bassanese danneggiato, il quale è la corrispondente opera preparatoria del marmo forlivese. Sono state così rielaborate al computer tutte le parti mancanti, ricostruite con la tecnica della prototipazione rapida e affidate all’“incastro” sul gesso originale da parte dei restauratori.

Questo tipo di “ingegneria inversa” era già stato applicato nella “Paolina borghese come Venere vincitrice”, una svolta tecnologica che proprio Mario Guderzo aveva inaugurato quando fu nominato direttore della Gipsoteca di Possagno.

A tenere a battesimo la mostra anche il sindaco di Possagno, Valerio Favero, a testimonianza della ritrovata collaborazione con la sindaca di Bassano Elena Pavan nella gestione del bicentenario della morte di Canova.

Inoltre l'intervento è stato finanziato grazie alla collaborazione tra il Rotary Club Bassano del Grappa, assieme al Rotary Club Distretto 2060 e al Rotary Club Asolo e Pedemontana del Grappa.

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Bassano del Grappa: ecco l'Ebe di Canova, rielaborata a computer
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