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Denuncia: la telefonata a un fragile malato Covid finisce sui social

Fatto gravissimo, se verificato. Per ora nessun riscontro dall'azienda sanitaria

Denuncia: la telefonata a un fragile malato Covid finisce sui social

La registrazione è limpida, nome e cognome del protagonista sono scanditi con precisione. La telefonata sembrerebbe provenire da un centro tamponi per rilevare il contagio da Covid. L’uomo avvisato della positività e della necessità di fare il tampone molecolare di controllo comincia a imprecare. Si comprende che la reazione è scomposta e gli operatori sono imbarazzati, e a volte sembrano ridere. Si capisce che l’uomo ha qualche fragilità, le imprecazioni diventano sempre più fitte e gli operatori chiudono la telefonata. Passano poche ore e accade il peggio, la registrazione è messa in rete, l’uomo conosciuto in un paese della Pedemontana viene messo alla berlina, umiliato sui social.

E’ successo un paio di mesi fa. La telefonata sembra autentica e sembra coinvolgere, come detto, un centro tamponi dell’Ulss Marca Trevigiana e i suoi operatori. Vengono trasgredite le norme basilari sulla conservazione e protezione di dati sensibili e quindi della privacy, senza alcun rispetto di quest’uomo e dei suoi familiari: nella telefonata viene citato per nome, cognome e Comune di residenza.

Non è dato a sapere se le operatrici che sono coinvolte nella telefonata siano reali. La telefonata, per fortuna, e questa è la notizia buona, irrita e infastidisce alcuni giovani che si rivolgono a persone di cui si fidano anche per gli incarichi pubblici che hanno ricoperto. Così Sonia Mondin, Massimo Damini, Alberto Mascotto e Giuseppe Scriminich, noti nella Pedemontana del Grappa per essere stati amministratori locali e che conoscono molto bene la situazione di fragilità e la semplicità dell’uomo indicato per nome e cognome, una volta ascoltata la registrazione, segnalano la cosa a chi deve indagare sull’accaduto, Polizia postale e Carabinieri.

Fanno una segnalazione anche al Comune e soprattutto al Direttore generale e al Responsabile della Privacy dell’Ulss2 Marca Trevigiana per avere riscontro “su come sia possibile che le registrazioni delle telefonate possano essere rese pubbliche con tanto di nome, quali siano le modalità di archiviazione e protezione dei dati sensibili, quali gli eventuali nuovi accorgimenti che un Ente come questo detiene per proteggere meglio le registrazioni e i tantissimi dati personali”.

Sono passati due mesi e si ha notizia di alcune verifiche da parte dei Carabinieri, ma ancora nulla da parte dell’Ulss Marca Trevigiana che avrebbe dovuto verificare ciò che è realmente avvenuto.

Alla richiesta di informazione sullo stato della verifica, l’Ufficio stampa dell’Ulss2 Marca Trevigiana ha risposto recentemente: “In relazione al caso segnalato, l’Ulss2 ha attivato le necessarie verifiche interne per appurare l’autenticità della registrazione e il rispetto di tutte le procedure. Qualora emergessero eventuali violazioni saranno adottati tutti i provvedimenti necessari”.

I cittadini restano in attesa di una risposta a cui avrebbero diritto. “Dopo più di due mesi niente, nessun cenno - confermano i quattro firmatari dell’esposto -, neanche per dire grazie della segnalazione, «guardate che è tutto sotto controllo», o che «abbiamo chiuso la falla», oppure è avvenuta «una cosa inaccettabile e prenderemo provvedimenti» o, più semplicemente, la «telefonata è falsa»”. 

Per ora l’unica certezza è che il signore umiliato sui social, che aveva contratto il Covid, è guarito bene, senza conseguenze.

Almeno questo aspetto lo rassicura, in attesa di avere giustizia o almeno le dovute scuse da parte di qualcuno.

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