Asolano
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Fusioni, nuovo round: ci provano Crespano e Paderno

Il Governo ha aumentato ancora i fondi per quei comuni che si mettono insieme. Dopo i fallimenti di Ormelle e San Polo, Villorba
e Povegliano, stavolta a riprovarci sono Crespano e Paderno del Grappa.

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Fusioni, nuovo round: ci provano Crespano e Paderno

Ci si prova ancora, dopo i fallimenti di Lia Piave e di Terralta. A dichiararsi amore eterno e fedeltà reciproca saranno i comuni di Paderno del Grappa e di Crespano del Grappa. Diventeranno come un comune medio dell’Asolano, quasi settemila abitanti. La posta stavolta è altissima, perché il Governo ha incrementato a dismisura i contributi a favore dei comuni fusi, l’ultima Conferenza Stato-Regioni, un mese fa, ha portato il fondo a favore delle fusioni comunali al 60 per cento in più rispetto al 2010. Una botta da 800 mila euro all’anno in più che il futuro Comune di Crespano e Paderno potrà gestire. Potrebbe essere eliminata la Tasi e resterebbero ancora soldi per ulteriori investimenti. Altri 550 mila euro arriverebbero dalla Regione Veneto in tre anni.
Basterà che i cittadini dicano di sì al referendum, che dovrebbe essere indetto entro il 31 dicembre 2018. Non servirà il quorum, basterà che la maggioranza dei votanti dica di sì. Giovanni Bertoni, sindaco di Paderno, e Annalisa Rampin, sindaco di Crespano, nonostante si affannino a dire che nulla è ancora deciso, da un anno lavorano e discutono con il personale e con le diverse rappresentanze sociali. Entrambi sanno bene che il Veneto è terra di campanili e nei loro comuni ce ne sono tre: Paderno, Fietta e Crespano. La domanda di fusione dovrà essere presentata alla Regione Veneto (che dovrà indire il referendum) entro il 30 giugno 2018, che dovrà poi indire il referendum. Nel caso di vittoria del sì entrambi i sindaci decadranno, Bertoni è praticamente a fine mandato, mentre per la Rampin l’esperienza amministrativa si interromperà forzosamente a metà. Per Paderno una forma di unione è imposta dalla legge, visto il numero di abitanti, per Crespano non c’è l’obbligo. “Credo - spiega la Rampin - sia importante per i cittadini. Sul tavolo ci sono contributi straordinari per 10 anni e forti economie di scala”. Le parole della Rampin sono suffragate dallo studio compiuto dalla Maggioli Consulenze di Sant’Arcangelo di Romagna, che prima delle ultime novità legislative aveva già ipotizzato un vantaggio complessivo, tra risparmi e nuove entrate, di 6 milioni di euro in 10 anni.
Da alcuni anni i due comuni condividono molte funzioni, dal sociale all’ufficio tecnico. Ora con la fusione potrebbero essere unificati anche l’anagrafe, la segreteria, la cultura e il servizio bibliotecario. Il personale dei due comuni, attualmente 26 dipendenti, non sarà ridotto ma riorganizzato. Nel caso di fusione dei due comuni non ci sarebbe nemmeno il blocco delle assunzioni, anzi la legge permette a questi comuni il turn over completo.  Per ogni settore è stato individuato un unico responsabile e gli uffici sono stati accorpati. “Secondo i sindacati confederali - ha detto Paolino Barbiero, segretario dello Spi Cgil di Treviso, dopo l’incontro tra amministrazioni e sindacato - la fusione consentirebbe di recuperare maggiori risorse e di rafforzare il controllo dell’evasione”.
“Quello dell’aggregazione è un traguardo che ci siamo posti. Naturalmente, poi saranno i cittadini a decidere democraticamente - afferma Giovanni Bertoni, sindaco di Paderno del Grappa -. Già con le convenzioni in corso, ritengo si sia raggiunto un punto di non ritorno. Tutto con la disponibilità dei dipendenti. Il sistema sta dimostrando di funzionare. Nei servizi sociali, per esempio, siamo in grado di dare assistenza agli utenti 365 giorni all’anno, cosa prima impossibile”.
L’unico settore in cui si prevede un aumento dei costi è quello per gli eletti, non tanto perché aumenta l’indennità del sindaco, ma piuttosto quella del vicesindaco e degli amministratori. Ci saranno 8 consiglieri di maggioranza e cinque di opposizione. In tutto circa 15mila euro all’anno in più, ampiamente compensati oltre che dai trasferimenti di cui si è parlato, anche dalla razionalizzazione negli approvvigionamenti, nei servizi cimiteriali, in quelli informatici e ambientali: in tutto circa 80mila euro all’anno in meno.
Le risorse liberate dalla fusione dovrebbero non solo migliorare la qualità dei servizi ai cittadini, nuovi sistemi di accoglienza agli sportelli, ampliamento della fasce orarie di ricevimento, miglioramento dei tempi di risposta, ma anche permettere al nuovo ente di essere un catalizzatore e generatore di opportunità sul territorio, un comune più efficiente e con più bassa tassazione attirerà progetti e attività imprenditoriali. “Dobbiamo saper spiegare alla gente tutti i vantaggi - insiste Bertoni -. I due centri distano pochissimi chilometri l’uno dall’altro, si sviluppano entrambi alle pendici del Grappa e hanno una lunga storia alle spalle di esperienze comuni. La scuola, per esempio da vent’anni costituisce un unico istituto comprensivo e i nuovi edifici scolastici, che stiamo realizzando, sorgono in entrambi i territori”.
Se i cittadini voteranno sì alla proposta, dal 1 gennaio 2019 e per sei mesi ci sarà un commissario prefettizio, che elaborerà assieme a una “commissione di transizione” il nuovo statuto e poi prima dell’estate 2019 ci dovrebbe essere il nuovo sindaco.
pagina a cura di Mariano Montagnin

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