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Gemelli e sacerdoti

I fratelli Giacomo e Davide Crespi saranno ordinati sabato 25 maggio in Cattedrale. Siamo andati nella loro casa, a San Zenone degli Ezzelini, per vedere come nasce una "doppia vocazione" così singolare.

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Gemelli e sacerdoti

La prima cosa che colpisce quando si entra a “casa Crespi” a San Zenone (dopo la calorosa accoglienza!) sono le pareti delle stanze, letteralmente “tappezzate” di fotografie. Sono foto dei figli, a tutte le età, e ora anche dei nipotini. “Li vediamo poco in carne e ossa, almeno ce li guardiamo in foto” dice mamma Agnese con un gran sorriso. Sì, perché, anche se tra un paio di settimane “canteranno messa”, Giacomo e Davide sono sempre i “suoi ragazzi”, i “cei”, come li chiamano ancora la nonna e gli altri famigliari, perché i due fratelli gemelli sono arrivati a distanza di 11 e di 5 anni dalle sorelle Irene e Maria. “Una sorpresa grande e una gioia”, dicono all’unisono i genitori, seduti attorno al bel tavolo di legno della cucina, costruito da papà Giampietro.

La chiacchierata non è più solo un’intervista ai due diaconi, sulla loro storia vocazionale, ma diventa un racconto famigliare che parte da lontano, che ricorda vicende antiche di povertà, di emigrazione, di fede solida e di impegno a costruire famiglie, case, a crescere figli che arrivavano ed erano accolti sempre come un dono. “Vedi quel pezzo di casa storica? Lì sono nati tutti i Crespi” racconta Davide. Una delle case più antiche della zona, quella in via San Martino, con le grandi pietre angolari che - si narra - arrivano dal castello degli Ezzelini distrutto. A fianco, l’abitazione più recente, nel bel cortile dove spiccano tre splendidi ulivi.

“E’ proprio qui, scendendo dall’auto che lo riportava a casa dal primo incontro vocazionale a 10 anni, che Giacomo ha gridato «Mamma, io vado in Seminario»” raccontano i genitori. Sorridono ancora tutti insieme di quel primo “annuncio”, cui ne seguiranno altri, nelle diverse tappe: il passaggio dalla Comunità Ragazzi alla Giovanile e poi quello, più forte, alla Comunità Teologica. “Gli amici decidevano per l’Università, il lavoro - spiegano -. E’ stato anche per noi un momento cruciale, nel quale si comincia davvero a percepire con più chiarezza che forse il Signore chiama proprio te sulla strada del sacerdozio”. Entrambi ricordano la scena, in cucina, della comunicazione ai genitori. Dopo l’annuncio di Giacomo, di voler proseguire, cominciando la Teologia, quello di Davide, e la mamma che si siede esclamando “Anche tu?!”. Perché Agnese, in cuor suo, aveva sempre sperato che uno dei suoi figli si donasse totalmente al Signore, ma due...

Un cammino che è sempre stato personale - ci tengono a sottolineare Davide e Giacomo - vissuto sì nel sostegno reciproco, ma autonomo e libero, perché il Signore chiama ciascuno per nome, nella sua storia. “Fin dall’inizio ci siamo promessi che non ci saremmo comunicati in anticipo le reciproche scelte - racconta Davide - proprio per non influenzarci, anche se il nostro legame è così profondo che basta che ci guardiamo per capire se qualcosa non va, se uno dei due ha qualche preoccupazione, o una gioia grande nel cuore”.

Anche nel percorso scolastico ciascuno ha seguito la propria strada: classi diverse alle elementari e alle medie, liceo scientifico al Pio X per Giacomo e liceo della Comunicazione per Davide alle Canossiane.

“In questi anni abbiamo sempre percepito di non essere da soli, di essere accompagnati e sostenuti, soprattutto dai nostri genitori, perché è grazie al loro primo “Sì” e alla loro testimonianza di fedeltà se noi abbiamo potuto poi dire i nostri “Sì” sempre più grandi - racconta Giacomo -. Un po’ alla volta abbiamo imparato a fidarci del Signore e delle persone che ci metteva accanto, primi tra tutti i sacerdoti educatori”. La gratitudine verso il Seminario è grande. “La Comunità ragazzi è preziosissima - sottolinea Davide - ti aiuta a conoscere il Signore, ti insegna a vivere la fraternità, a sentirti comunità, a entrare nella dinamica che le scelte nella vita non si fanno da soli, che il Signore ci accompagna sempre. Ci si confronta con il servizio, con le esperienze caritative, finché si sente che una Parola ti parla più delle altre, e capisci che quando c’entra il Signore, lui ti prende tutto. E allora provi a dire Sì, perché se la tua risposta coincide con il suo progetto, sei felice”.

Ma com’è avere un gemello che fa il tuo stesso cammino? “Da piccoli non è sempre facile - dice Davide - ma poi capisci che è una fortuna averlo come compagno di viaggio, scopri ancora di più di essere fratello, più del sangue, è un’unione profonda”.

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