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Il coraggio degli ospiti delle strutture per anziani

Resistere nell'attesa del completamento della campagna vaccinale e del ritorno alla normalità. "Direttore, ho passato la guerra, passerò anche questi 10 giorni di quarantena", così un anziano della residenza di Cavaso

Il coraggio degli ospiti delle strutture per anziani

“Direttore ho passato la guerra, passerò anche questi 10 giorni di quarantena”. Così un anziano ha risposto al direttore delle residenze per anziani di Cavaso, Binotto e Prealpina, quando ha sentito che, a causa del contagio di un operatore, sarebbe stato necessario ripristinare rigide misure di contenimento. Era la vigilia di Natale e le strutture pensavano di aver superato la seconda ondata. “Ha dato coraggio e tutti noi, la prova era dura, ma abbiamo raccolto le energie e siamo andati avanti”, ricorda l’avvocato Giuseppe Franceschetto, 34 anni, studi brillanti agli Istituti Filippin di Paderno del Grappa e poi a Milano, amministratore delegato del Gruppo Prealpina. Da alcuni anni ha affiancato il padre Rodolfo nella gestione di tre Rsa, due a Cavaso e una a Spresiano, e per lui è stato un anno di fuoco, in lotta costante contro la pandemia. “Oggi siamo «Covid free» e il 18 gennaio abbiamo vaccinato gli ospiti e gli operatori delle due strutture di Cavaso, 95 per cento di adesione; chi non ha aderito lo ha fatto per motivi sanitari. Non ci sono infetti e siamo in procinto di procedere con la riapertura alle visite e avviare un ritorno alla normalità per dipendenti, ospiti e parenti”.

Nella Pedemontana del Grappa l’operazione vaccini nelle Rsa è stata avviata qualche settimana fa anche alle Opere Pie di Pederobba, circa cinquecento persone tra ospiti e operatori. “Sono stati mesi difficili - ricorda Franceschetto -, anche perché abbiamo dovuto limitare quello che è uno dei nostri principali obiettivi, ossia la cura e l’assistenza della persona anziana anche attraverso la socialità, l’incontro, lo scambio. Questo nemico subdolo, pervasivo, ci ha costretto a ridurre la vita di relazione, ci ha costretto alla cosa più innaturale”. Hanno cercato di supplire con le videochiamate e con interventi personalizzati. In Casa Tomasi a Spresiano è stato attivato il box di plexiglas, con dei fori che fanno passare mani e braccia dentro a una protezione, per permettere il contatto fisico. “In estate avevamo potuto consentire le visite, ovviamente a distanza, con barriere protettive e mascherine e lavaggio delle mani. Avevamo superato la prima ondata di marzo aprile senza contagi, poi è arrivata la nuova ondata e la crescita dell’indice Rt in Pedemontana in maniera esponenziale”. 

Giuseppe e il padre Rodolfo, che nel 2000 aveva ereditato dalla madre la direzione della Casa Prealpina, fondata a fine ‘800 dalla famiglia Dalla Favera, come casa di cura per malati di tubercolosi, hanno dormito poco da febbraio a oggi. E’ stato necessario far fronte alle emergenze e continuare a motivare il personale, circa 120 dipendenti.

“Nei casi di indifferibilità e urgenza abbiamo comunque permesso ai parenti, sempre in sicurezza, di vedere i propri cari anche quando eravamo completamente chiusi: fa parte dei nostri principi base l’umanità e la tutela della dignità dell’anziano”.

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