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Scambio di auguri tra rifugiati e volontari a Onè di Fonte

Prende piede anche nella Pedemontana il progetto “Rifugiato a casa mia”. L’ex convento di Maria Bambina troppo grande per un’accoglienza diffusa.

Parole chiave: onè di fonte (6), profughi (222), rifugiati (133), caritas (221)
Scambio di auguri tra rifugiati e volontari a Onè di Fonte

Scambio di auguri sabato 19 dicembre presso il Centro Caritas di Onè di Fonte ospitato nell’ex convento di Maria Bambina. Si sono incontrati i volontari della Caritas locale e la ventina di migranti che sono ospitati là da un paio di mesi e che nel prossimo anno troveranno un’altra sistemazione. Infatti è stato ritenuto che la struttura sia troppo grande da gestire e non corrispondente ai criteri di accoglienza diffusa con numeri ridotti di ospiti che la Caritas diocesana sta sperimentando con successo in varie parti della diocesi. Durante la settimana natalizia alcune famiglie, che hanno dato la loro disponibilità, ospiteranno a pranzo alcuni immigrati del Centro. Prende corpo intanto nella parrocchie del Vicariato il progetto “Rifugiato a casa mia” proposto dalla Caritas italiana. Diverse sono le richieste in vicariato di famiglie che intendono sperimentare la formula dell’accoglienza diffusa in famiglia e in parrocchia. Questa attenzione particolare si rivolgerà  non solo a rifugiati, ma anche a titolari di protezione sussidiaria o permesso umanitario e richiedenti protezione internazionale. Si tratta della terza fase dell’accoglienza, quella che dovrebbe preludere a una più completa integrazione nel territorio  dei migranti. La Caritas vicariale e quelle parrocchiali sono impegnate a sostenere le famiglie in questa accoglienza e a tenere viva la relazione con la Caritas diocesana. Le famiglie che hanno dato disponibilità, hanno avuto anche la possibilità di frequentare un corso di formazione per riuscire ad accompagnare i migranti in una percorso di semi-autonomia. Rispetto alle consuete modalità di accoglienza presso strutture o case famiglia, il nucleo del progetto consiste nell’assegnare centralità alla famiglia, non solo luogo fisico ma anche insieme di relazioni in grado di supportare il processo di inclusione. Le famiglie potranno vivere l’accoglienza a titolo gratuito oppure possono accordarsi per un rimborso spese non eccessivo, ma tale da garantire il rimborso di vitto e alloggio per il rifugiato: trecento euro al mese nei sei mesi di accoglienza. I migranti coinvolti saranno giovani ragazzi maschi con una buona conoscenza della lingua italiana e già in contatto con la formazione professionale o con il mondo del lavoro. Il progetto va al di là delle classiche forme istituzionali, per puntare a nuovi e più efficaci meccanismi di integrazione.

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