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Siccità: nella Pedemontana del Grappa è completamente scomparsa l'acqua dai torrenti

Necessaria un'attenta gestione per soddisfare tutte le necessità

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Siccità: nella Pedemontana del Grappa è completamente scomparsa l'acqua dai torrenti

Nessuno ricorda un paesaggio così brullo nella Pedemontana del Grappa. Ormai il Massiccio assomiglia sempre di più all’Appennino d’estate. Sotto la strada Schiavonesca Marosticana l'acqua dei torrenti scompare, poco più sopra si è infilata sotto terra, corre in falda. Non si arrendono le risorgive sulle pendici del Grappa, ma i torrentelli generati scompaiono subito. Dove arriva l’irrigazione a pioggia l'agricoltura sta tenendo, sostenuta dal Consorzio Piave, che comunque dal 19 luglio ha razionato l’acqua irrigua per orti e giardini, un’ora al giorno a giorni alterni.

Si resiste anche nell'area vicentina, a Mussolente, dove anche qui l'acqua superficiale non si vede: per l'agricoltura qualche problema in più perché il sistema dell’irrigazione a pioggia non c’è, siamo ancora alle vecchie canalizzazioni.
I prati stanno soffrendo in maniera particolare, le piante si seccano prima che il seme maturi e cada a terra. Bruno Martino, naturalista, appassionato conoscitore della flora e della fauna del territorio, prevede che la resa dei prati potrà essere sotto il 30 per cento del normale.

Aggiunge, però, una riflessione che ad alcuni può anche sfuggire, l’acqua continua a esserci nel sottosuolo carsico del Grappa, la riserva è una delle più grandi che si conoscono, come quella legata all’Altopiano di Asiago. La falda si è notevolmente abbassata, ma dalle parti di San Zenone fino a Oné di Fonte l’acqua si trova appena sotto la superficie, tra i 6 e i 12 metri. Le pozze secolari che si vedevano sparse nel territorio si sono prosciugate, l’acqua si vede ancora nella Valle delle Ru a San Zenone, oppure nell'oasi di San Daniele e nelle zone umide che arrivano fino ad Asolo: l'acqua è semplicemente scesa molto più in basso.

Il Grappa carsico contiene un’immensa riserva d’acqua che riemerge con le risorgive: le più importanti sono quelle che alimentano il Sile, ma molte sono anche alle pendici del Grappa e queste, nonostante il notevole abbassamento della falda, zampillano ancora. Così come funzionano le fonti del Tegorzo che alimenta l’acquedotto dello Schievenin e la sorgente del Corlo, che alimenta l’acquedotto di Bassano.
Non è difficile, quindi, recuperare acqua attraverso piccoli pozzi e utilizzando delle pompe a mano. L’acqua, dunque, per le necessità degli animali e degli uomini c’è, serve però una cultura più attenta a questa risorsa e, come sostiene Bruno Martino, una cultura della condivisione della risorsa. L’attenta gestione deve permettere a tutti di soddisfare le proprie necessità. Occorre anche pensare alla costruzione di serbatoi, come avviene di regola in molte località del sud dell’Italia, a uso famigliare o per piccole aziende, serbatoi che possono essere riempiti con le acque piovane o con prelievi nei periodi di abbondanza. Alla cultura della cicale occorre sostituire quella della formica.

I Consorzi di bonifica devono avere le risorse per passare a strumenti di gestione dell'irrigazione più moderni, non è pensabile che chi coltiva alle pendici del Grappa non possa avere sistemi di irrigazione a pioggia o comunque, come avviene nel vicentino, si ricorra ancora alle canalette di scorrimento dove lo spreco dell'acqua è assai consistente.

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