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Anziani, a Castelfranco un progetto per prevenire la solitudine

Oltre quindici incontri, un questionario per la popolazione anziana, tre quartieri coinvolti e altrettante associazioni. Sono i primi passi mossi dal progetto “La rete che cura”, realizzato dalla cooperativa sociale L’Incontro in collaborazione con il Comune di Castelfranco e il centro anziani Domenico Sartor.

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Anziani, a Castelfranco un progetto per prevenire la solitudine

Oltre quindici incontri, un questionario per la popolazione anziana, tre quartieri coinvolti e altrettante associazioni. Sono i primi passi mossi dal progetto “La rete che cura”, realizzato dalla cooperativa sociale L’Incontro in collaborazione con il Comune di Castelfranco e il centro anziani Domenico Sartor, cofinanziato dalla Regione del Veneto nell’ambito degli interventi di promozione e valorizzazione sull’invecchiamento attivo (Dgr 1170/2018).

Costruita con l’obiettivo di prevenire la solitudine delle persone e l’aumento del senso di insicurezza per chi si trova senza relazioni vicine su cui contare, la “rete” ha cercato di aumentare le opportunità di incontro, di vita sociale, di partecipazione ad attività interessanti.

“Abbiamo coinvolto i quartieri di Borgo Padova, Risorgimento, Valsugana, con il supporto delle tre associazioni attive: Quelli di Borgo Padova, Due Mulini, Circolo Noi e Centro Bordignon - spiega Luca Mazzon - presidente della cooperativa sociale L’Incontro. Sono quartieri di Castelfranco, questi, che potremmo definire ad alta intensità abitativa di popolazione anziana: oltre 1.700 persone su 6.400. Tra i tre, spicca il quartiere Valsugana con il 31% di 65enni e over, poi Risorgimento con 27% e Borgo Padova 22%.

“Desideriamo conoscere meglio queste zone della città, le attività che si fanno, gli spazi di incontro che già esistono, le persone che hanno voglia di fare cose nuove. Vogliamo conoscere chi ci abita, in particolare gli anziani, capire che bisogni hanno, che difficoltà incontrano, che cosa manca secondo loro nel loro territorio, per trovare delle risposte da costruire insieme alle persone e alle associazioni”. Così il quartiere potrà diventare un luogo in cui le persone anziane possano vivere meglio. “O almeno vogliamo provarci. Gli incontri fin qui proposti hanno riguardato la sicurezza in casa, l’invecchiamento attivo per il benessere cognitivo ed emotivo, l’importanza del movimento fisico e del camminare, il lutto e la dimensione del futuro - prosegue Mazzon -. Ne promuoveremo ora altri sulle nuove tecnologie, in collaborazione con il centro Atlantis, e un corso intergenerazionale di cucito in cui donne anziane metteranno a disposizione di bambini le proprie competenze”.

La speranza di chi sta promuovendo “La rete che cura” è che col tempo possa aggregare ulteriori volontari e realtà del territorio per dare continuità a quanto seminato in questo primo anno di lavoro.

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