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Castelfranco: all'Atlantis i Ceod sono "diffusi" sul territorio

Prove di ripartenza. Richiedono pazienza, flessibilità, molta, e creatività insieme alla capacità di non snaturare se stessi ed anzi, dalla crisi trovare nuove strade di rilancio. Ci sta provando il centro Atlantis di Castelfranco con i propri centri diurni che, non potendo essere interamente accolti nella struttura di via san Floriano, sono andati «ospiti» in strutture del territorio.

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Castelfranco: all'Atlantis i Ceod sono "diffusi" sul territorio

Prove di ripartenza. Richiedono pazienza, flessibilità, molta, e creatività insieme alla capacità di non snaturare se stessi ed anzi, dalla crisi trovare nuove strade di rilancio. Ci sta provando il centro Atlantis di Castelfranco con i propri centri diurni che, non potendo essere interamente accolti nella struttura di via san Floriano, sono andati «ospiti» in strutture del territorio.

“Nel rispetto delle normative anti Covid-19 possiamo oggi far ripartire i Ceod per tutte le persone (oltre 100) che li frequentano quotidianamente - spiega la direttrice Raffaella Munaretto -. Non interamente qui in sede centrale. Un gruppo da lunedì scorso va a Casa Margherita a Riese Pio X, un altro nella sede del quartiere Avenale, il terzo in quella di Borgo  Padova”. Dire che non è stato semplice arrivare a questo risultato è forse davvero poco: si sono dovute chiedere tutte le autorizzazioni ai Comuni, allestire le strutture con i presidi necessari sia ad accogliere persone con disabilità sia in materia di prevenzione al coronavirus, riorganizzare i giri dei pulmini che vanno a prendere e riportare a casa gli ospiti, formare il personale, rifare i gruppi di persone che costituiscono il “cluster-Ceod”.

“Stiamo facendo tutto quanto possibile per offrire questo servizio alle famiglie e alle persone disabili - prosegue Raffaella che dice di sentirsi, da alcuni mesi, dentro a un frullatore per tutto quanto si è dovuto riorganizzare non solo in senso complessivo ma anche giorno per giorno -. Certo, l’impegno che per noi è fondamentale verso l’inclusione in questo tempo è davvero messo all’angolo, inevitabilmente”, e proprio a causa della pandemia che impone le distanze e limita la socialità, le reti, la vita comune. “Tuttavia i luoghi in cui abbiamo cominciato a ospitare alcuni Ceod sono stati pensati anche perché in futuro si possa aprire ad attività inclusive e territoriali, perché ci sia autentico scambio di relazioni, di amicizia, di quotidianità”. A Casa Margherita, a Riese, c’è il progetto di far gestire bookshop e visite guidate agli ospiti di Atlantis, oltre che impegnarli a servizio della comunità parrocchiale; e così anche per i centri di quartiere a Castelfranco che potrebbero diventare nuove frontiere di animazione del territorio e di comunità. Il Due Mulini ne è chiara dimostrazione, dove del resto Atlantis è presente anche per il progetto “Buoni amici social street”.

“Cogliamo anche questa pandemia come un’occasione e una sfida di rilancio, per imparare a fare sempre meglio quello che crediamo più importante e di senso”. Per il centro di utilità sociale significa soprattutto inclusione, dati i numerosi progetti che il coronavirus ha rallentato/bloccato. “Ora, la situazione più faticosa resta quella dell’Rsa (Residenza sanitaria assistita) in un’ala di Atlantis perché le visite dei familiari sono contingentate e limitate mentre ancora non possiamo far uscire queste persone dalla struttura”.

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