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Castelfranco: disabili a pieno titolo cittadini

Il centro Atlantis di Castelfranco vuole vincere la sfida per l’inclusione delle persone con disabilità. Anche con nuovi progetti ed iniziative. Ecco quali in questa intervista alla direttrice Raffaele Munaretto.

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Castelfranco: disabili a pieno titolo cittadini

L’integrazione non è più sufficiente. Ora è il tempo di diventare cittadini a pieno titolo, capaci di ridonare benessere alla comunità. Ecco la sfida all’inclusione delle persone con disabilità che il Centro Atlantis ha fatto propria e che, con creatività, valore, determinazione, porta avanti. Ne sono esempio concreto la gestione della biblioteca “Seminar libri” alla Coop, il progetto Igea per la salute in farmacia, la vendita di prodotti equosolidali in pausa ricreazione in una scuola della città, la prospettiva di coltivare un orto sociale. “Proseguiamo il nostro impegno nelle iniziative di sensibilizzazione ma proviamo ad andare oltre restituendo piena dignità alle persone disabili, riconoscendogli di poter essere valore aggiunto nella vita delle nostre comunità, capaci di generare bene comune” spiega Raffaella Munaretto, direttrice del Centro Atlantis, struttura della Castellana che nel tempo sta diventando un servizio ad ampio raggio nel settore della disabilità, punto di riferimento del territorio.
Dalla coop alle scuole, passando per la farmacia. Mi spiega questi nuovi progetti?
“Seminar libri” prevede la gestione della piccola biblioteca all’ingresso del supermercato in Quartiere Valsugana: alcune persone del Centro sono a disposizione dei lettori per consigli, gestione delle consegne e per far vivere l’angolo dedicato alla cultura e alla socializzazione. Invece stiamo per partire con il progetto di affiancamento di alcuni studenti delle scuole superiori che vendono prodotti equosolidali in ricreazione. Con l’Istituto agrario, e speriamo presto anche con l’alberghiero, abbiamo un accordo in base al quale i ragazzi con provvedimenti disciplinari vengono in Atlantis a fare esperienza di cittadinanza attiva, di restituzione del senso del limite, di attività in contesti complessi.
A Treville mettete insieme disabili ed anziani sul tema della salute.
Abbiamo incontrato un territorio sensibile e disponibile: in pratica andiamo a prendere le ricette a casa di alcuni anziani che non possono muoversi, poi ci rechiamo in farmacia per ritirarli e li portiamo ai destinatari. Tutto ovviamente rispettando la privacy delle persone. Ci teniamo a questo progetto perché fa dialogare realtà diverse: la parrocchia che individua le situazioni da accompagnare, la farmacia, i disabili, gli anziani, in una prospettiva di attenzione e cura delle relazioni. Speriamo di mutuare questa iniziativa anche per l’acquisto di giornali e riviste e, probabilmente, con la consegna della spesa Coop. Proprio a Treville, oltre a piegare i foglietti della domenica, dovremo riuscire a realizzare anche dei laboratori con i bambini della scuola dell’infanzia.
Altre idee in cantiere? A breve incontrerete Simonetta Horby...
Il 20 novembre stiamo organizzando insieme alla parrocchia di San Floriano un incontro pubblico in Atlantis per la presentazione del suo libro “Nessuno può volare” e con la libreria Massaro vorremmo programmare alcuni appuntamenti culturali itineranti con autori che raccontano delle loro opere. Sarebbe un bel modo di veicolare cultura, non solo sulla disabilità ovviamente. Del resto, tutti questi sono progetti che mirano a restituire alle persone disabili il loro essere adulte con la capacità di autodeterminarsi, di assumersi delle responsabilità e di agire per il bene come parte attiva dei processi.
Più volte ha detto: “la frontiera della disabilità passa oggi per l’accoglienza degli ultimi”. Cosa significa?
Benché oggi, dal punto di vista culturale, sono stati fatti importanti passi avanti, ci sono situazioni familiari, persone, che presentano davvero molte e complesse problematicità, legate ad esempio alla pluridisabilità o anche, purtroppo, al contesto migratorio. In questo secondo caso capita che sono poche le risorse di rete, culturali ed anche economiche: il progetto di inclusione sociale di solito è “doppio”, per la persona e per tutta la famiglia. Ad Atlantis nel tempo abbiamo imparato, con il contributo di tutti i professionisti e i volontari che hanno operato nel Centro, a pensare ogni situazione nella sua specificità, dentro al contesto relazionale, di vita della comunità e di servizi in cui si colloca.

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