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Castelfranco: la lotta alla tratta della giovane Annachiara

Con We Act, grazie anche alle sponsorizzazioni dell’università che ha riconosciuto valida l’associazione e il progetto, Annachiara ha realizzato alcuni eventi e anche una campagna fotografica.

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Castelfranco: la lotta alla tratta della giovane Annachiara

Annachiara è uno squarcio di luce sui giovani e sul futuro, l’esempio concreto che impegno, cura, passione, permettono di realizzare sogni di bene, per sé e per gli altri. Ventun anni, minuta di costituzione, determinata a portare avanti valori di giustizia e di solidarietà, quelli che l’hanno nutrita da piccola in famiglia e in parrocchia a Castelfranco e gli stessi che, più grande, l’hanno misurata chiedendole di passare dalle parole ai fatti.
L’esperienza in Sudafrica
Oggi Annachiara (nella foto è a destra) studia al secondo anno della facoltà di Legge europea e internazionale alla prestigiosa “The Hague University” dell’Aja, Olanda, e ha fondato una associazione We Act – Women Empowerment Against Children&Human Traffiking – che si occupa prevalentemente di sensibilizzare sul tema della tratta degli esseri umani. “Sono stati i mesi in cui ho vissuto a Cape Town in Sud Africa, per un programma di exchange experience al mio quarto anno di liceo, che mi hanno fatto conoscere da vicino e concretamente i temi della criminalità, della violenza, della povertà, della tratta”, racconta, definendo quel periodo come “il più bello della sua vita che non rifarebbe mai più”. Prosegue Annachiara: “Vivevo con un famiglia in difficoltà economiche, in un luogo tra più pericolosi al mondo. Bisognava adattarsi al cibo, non certo abbondante, ad alcune regole di sicurezza come non uscire mai la sera, alle armi che girano”. Serve una personalità solida, strutturata, per poter a 18 anni sostenere tutto questo. Annachiara tiene duro: anche se qualche volta le verrebbe proprio voglia di prendere il primo aereo e tornare si fa forza, pensa alla sua famiglia che ha investito in quell’esperienza per lei e non vuole deluderli. La scoperta di una fede autentica, prima solo masticata superficialmente, la aggrappa alla vita e al futuro. “Un giorno la mia mamma africana mi disse angosciata che dovevamo correre a scuola a prendere i miei due «fratellini». L’avevano appena avvisata che alcuni bambini erano stati portati via da «presunti genitori», per essere trafficati”.
Il trasferimento in Olanda
Tornata in Italia, conclude il liceo e accantona l’idea di diventare direttrice di Musei, per studiare Legge e diritti umani. Fa domanda in 5 diverse università del Regno Unito e viene accolta, ma con la Brexit niente è più sicuro. Un giorno, coincidenze del destino, nello studio medico del padre arriva una signora, Stefania Rossetti, che lavora alle Nazioni Unite come responsabile del contrasto alle violenze di genere. E, chiacchierando, consiglia l’università olandese. L’ottimo inglese di Annachiara, il buon curriculum e la lettera motivazionale fanno il resto e ad agosto 2017 si trasferisce all’Aja. “E’ molto dura, il primo anno eravamo in 400 di 70 nazionalità diverse; ad oggi, a metà del secondo, siamo rimasti in 150 – racconta – però è bellissimo, mi appassiona, mi impegna, mi misura nei casi pratici, mi fa conoscere professionisti di grande spessore e tante dinamiche del nostro mondo”.
Nasce “We Act”
Più si confronta con i temi della criminalità organizzata, della tratta di esseri umani, più capisce che serve fare esperienza sul campo. E così comincia a lavorare per una ong americana, Prevent Human Trafficking Washington D.C., mette in cantiere un tirocinio in un centro specializzato in Nepal, e fonda una associazione con l’obiettivo di sensibilizzare e raccogliere fondi. “Avevo pensato anche di fare uno stage in una realtà italiana ma il peso della burocrazia e lo scarso valore dato normalmente ai tirocinanti mi hanno dirottato altrove”.
Con We Act, grazie anche alle sponsorizzazioni dell’università che ha riconosciuto valida l’associazione e il progetto, Annachiara ha realizzato alcuni eventi e anche una campagna fotografica ancora da rendere edita, in cui sono stati coinvolti giovani castellani nel setting dell’azienda Fraccaro. In primavera curerà la realizzazione di uno spettacolo in danza “Escape” con una nota ballerina polacca, interamente finanziato dalla facoltà.
“Penso che oggi il traffico di esseri umani e la connessa violenza di genere rappresenti uno dei crimini internazionali dei quali la gente è meno al corrente, viene percepito come lontano, un fenomeno che accade solo all’estero, nei Paesi più poveri o pericolosi. Invece il numero di persone coinvolte supera i 20 milioni e riguarda tutto il mondo. Sono le storie drammatiche di alcune vittime che mi hanno spinta a fondare questa organizzazione”, insieme all’amica romana Laura Ferri con cui condivide il suo percorso di studi.
“Dopo la laurea vorrei fare un master all’Università della pace in Costarica e poi indubbiamente lavorare in questo ambito. Desidero essere d’aiuto; mi rendo conto che devo farmi “gli anticorpi” (se mai è possibile) davanti al male. Emotivamente le storie, le vite, delle persone trafficate mi colpiscono in profondità: quello che provo a fare è trasformare ciò che ricevo in bene per gli altri. Rientrare in Italia? Non lo escludo, ma dipenderà dalle proposte che riceverò”. Questo è il problema.
Per informazioni su We Act: https://www.facebook.com/WEACTofficial/.

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