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Centri antiviolenza: il punto della situazione a Castelfranco

In occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, giovedì 24 novembre dalle 18 alle 20, presso il teatro Accademico di Castelfranco avrà luogo la conferenza su “I Centri antiviolenza, prospettive nazionali e realtà locali”.

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Centri antiviolenza: il punto della situazione a Castelfranco

La violenza domestica, sessuale e lo stalking sono oggi riconosciuti come veri e propri reati penali. Sul piano operativo, sono stati aperti numerosi Centri antiviolenza e Case delle donne, anche nel nostro territorio. In occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, giovedì 24 novembre dalle 18 alle 20, presso il teatro Accademico di Castelfranco avrà luogo la conferenza su “I Centri antiviolenza, prospettive nazionali e realtà locali”. Interverranno l’assessore regionale ai Servizi sociali Manuela Lanzarin, la consigliera regionale di Parità del Veneto Sandra Miotto, la dott.ssa Giuditta Creazzo, ricercatrice, e numerosi rappresentanti delle realtà antiviolenza del territorio.

Inizialmente aperti su iniziativa di gruppi di femministe, come forma di volontariato sociale e politico, i Centri antiviolenza negli ultimi anni hanno ottenuto finanziamenti istituzionali statali, regionali e comunali per adeguarsi alle disposizioni dell’ONU e dell’Unione Europea. Uno di essi è il Centro N.i.l.d.e., attivo nella castellana, finanziato dal Comune di Castelfranco e gestito in collaborazione con la cooperativa Iside. Presente da un anno e mezzo, ha accolto 48 donne a partire dall’inizio del 2016; il range d’età più rappresentato spazia dai 30 ai 50 anni. Una funzione analoga, nella zona di Vedelago e Montebelluna, è svolta dal Centro Stella Antares. “I servizi che N.i.l.d.e. offre sono molteplici – spiega la dott.ssa Angela Chiavassa, psicologa presso il centro castellano –. Si tratta un luogo protetto dove la vittima può raccontare la sua storia ricevendo le dovute attenzioni, un supporto psicologico, un’analisi della sua condizione. Inoltre ci sono consulenti legali e gruppi di autoaiuto. Il nostro approccio mira ad accompagnare la donna affinché rimanga al centro della sua vita nel prendere le proprie decisioni”. Talvolta il problema del maltrattamento si ripercuote anche in altri ambiti. “Nei casi più gravi, le donne del nostro comune - afferma l’Assessore ai Servizi sociali e Pari opportunità Sandra Piva - passano per i nostri servizi: dalla tutela del minore, all’inserimento lavorativo, in caso di dipendenza economica dal marito o dal fidanzato”. Per quanto riguarda l’aspetto medico, invece, è previsto un Codice rosa, attivato in Pronto soccorso dal personale sanitario qualora venga accertato, o sospettato, un caso di maltrattamento. “I risultati del nostro operato non si possono misurare nel breve periodo – afferma la dott.ssa Chiavassa –. Alcune situazioni si muovono dopo due mesi, altre dopo sei”.

I casi che cercano aiuto sono pochi: la maggior parte delle donne non denuncia per paura, per senso di colpa o perché continua a sperare che il compagno cambi. Coloro che si rivolgono ai centri, secondo gli studi, lo fanno dopo il quinto o settimo anno di violenza, quando si accorgono che tutte le strategie attuate in autonomia falliscono. Dati Istat, infatti, rivelano che oltre il 90% delle violenze subite non viene denunciato. Un motivo in più per discutere del problema.

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