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Il San Giacomo di Castelfranco diventerà l'Aviano del Veneto?

Ecco le tappe per la creazione del polo oncologico al San Giacomo di Castelfranco. Preoccupazione per il futuro di altri reparti. E non mancano alcuni interrogativi.

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Il San Giacomo di Castelfranco diventerà l'Aviano del Veneto?

Il dato certo, per ora, resta il piano socio sanitario regionale 2012-2016 che riorganizza la rete ospedaliera veneta ed indica per Castelfranco una accentuata specializzazione in ambito oncologico mentre a Montebelluna il nosocomio assume il ruolo di ospedale di rete. San Giacomo, insomma, dovrebbe diventare l’Aviano della nostra regione, collegato ai principali centri di ricerca del Nord e soprattutto allo Iov, l’istituto oncologico veneto, mentre il San Valentino assolverà ai bisogni di media e bassa complessità oltre che alle emergenze in quanto ospedale territoriale. Per arrivare a questo sono state previste tre specialità oncologiche a Castelfranco: la chirurgia toracica, la radioterapia e la Breast Unit, l’unità di senologia. Solo ultima è operativa, dalla fine del 2015.
Il 30 dicembre una delibera della giunta guidata dal presidente Zaia, ora all’esame della V Commissione, ha ribadito e accelerato questa trasformazione che, indubbiamente, tiene conto della storia e delle potenzialità in termini di tecnologie, professionalità, spazi del nosocomio castellano. In particolare ha indicato la ricollocazione della maggior parte delle unità operative complesse dello Iov di Padova a Castelfranco: chirurgia, chirurgia toracica, ginecologia, otorinolaringoiatria, urologia, tutte oncologiche. Nel prossimo triennio la via tracciata dovrà concretizzarsi.
“Ad oggi è attiva la farmacia ospedaliera che prepara i farmaci antiblastici per le Ulss convenzionate, Feltre, Belluno, Pieve di Soligo, e ovviamente Asolo – ha spiegato il dott. Giovanni Vicario, primario di oncologia al San Giacomo intervenendo ad un affollato incontro al centro Bordignon organizzato dal Comitato per il polo oncologico e la valorizzazione dell’ospedale di Castelfranco -; il sistema è stato informatizzato con la revisione dei protocolli chemioterapici e l’implementazione della cartella oncologica; sono attivi i gruppi oncologici multidisciplinari. La sfida ora si sposta sull’umanizzazione delle cure, sul miglioramento del dialogo con i medici di base e la riabilitazione, sulle collaborazioni con altri centri di eccellenza”.
Ovviamente, la notizia dell’“accelerazione” dell’iter per costituire il polo ha provocato molte reazioni e perplessità, soprattutto legate al forte ridimensionamento dell’offerta sanitaria territoriale, alla perdita di posti letto – che dovrebbero essere in parte riassorbiti dalle strutture previste sempre nella normativa regionale e denominate ospedali di comunità, in cui rientrerebbe anche il Centro anziani Domenico Sartor – e alla riorganizzazione dei servizi.
E resta anche il nodo cruciale della radioterapia: unità operativa inizialmente complessa è ora prevista in forma “semplice”, facendo sorgere il dubbio sul reale investimento regionale per il ruolo dell’ospedale castellano.
I sindaci Stefano Marcon e Marzio Favero sono intervenuti più volte di recente, prima al convegno pubblico a Castelfranco poi all’incontro con i primari dei due nosocomi dell’Ulss 8 e con il direttore generale commissario Francesco Benazzi. “Riteniamo ottima l’idea di specializzare l’ospedale castellano. Saremo vigili e interloquiremo con la Regione per evitare il suo ridimensionamento – ha sottolineato Marcon. “L’alleanza tra Montebelluna e Castelfranco non potrà che dare frutti, considerando un’unica struttura ospedaliera divisa in due gambe, una più ospedale di territorio e l’altra più sede di specializzazioni”. I due sindaci hanno chiesto ai primari di ragionare su una proposta di riorganizzazione di cui poi i primi cittadini si faranno portavoce in regione. Evidentemente dovrà tenere in conto dei numeri delle prestazioni: per ora si parla di riduzione dei primariati ma di mantenimento dei servizi: “Per avere il polo oncologico nel giro di pochi anni dovremo fare a meno di medicina interna, cardiologia, punto nascite, ortopedia – ha chiesto Claudio Beltramello esponente del Pd castellano -; trasformazioni così importanti vanno ragionate sul lungo termine, e non a discapito dei servizi per i cittadini”.
“I parroci incoraggiano l’implementazione dell’oncologia purchè non si perda troppo negli altri settori – ha sottolineato don Dionisio Salvadori abate del Duomo e coordinatore della collaborazione pastorale di Castelfranco -; ne va la salvaguardia del diritto alla salute del servizio sanitario, ma soprattutto è a beneficio dei malati più fragili, più incerti sul loro avvenire, a volte soli, bisognosi di attenzione, cure, vicinanza alla famiglia. Il tumore obbliga il paziente a confrontarsi con la sua vulnerabilità, coinvolge le persone vicine e care, cambia le relazioni. Per questo è fondamentale anche la prevenzione, soprattutto affrontando i temi dell’ambiente e della salute”.

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