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Minori, anziani, famiglia: Castelfranco raccontata dall'assessore al Sociale Sandra Piva

Sono trascorsi due anni e mezzo dall’insediamento della giunta Marcon, nel luglio 2015. Abbiamo fatto il punto sul sociale a Castelfranco con l’assessore alle pari opportunità, alla sanità, ai servizi sociali, alle politiche giovanili e agli asili nido Sandra Piva.

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Minori, anziani, famiglia: Castelfranco raccontata dall'assessore al Sociale Sandra Piva

Sono trascorsi due anni e mezzo dall’insediamento della giunta Marcon, nel luglio 2015. Abbiamo fatto il punto sul sociale a Castelfranco con l’assessore alle pari opportunità, alla sanità, ai servizi sociali, alle politiche giovanili e agli asili nido Sandra Piva.

Assessore, come vede la situazione sociale a Castelfranco?
Appena insediata, ho ritenuto di affrontare tematiche emergenti, come la casa e il lavoro, il lascito della crisi economica che è stata avvertita anche nel nostro territorio. É dunque stato attuato un piano di supporto alle famiglie su questi due fronti. Con una convenzione con AEEP contro l’emergenza abitativa, abbiamo potuto avere una decina di appartamenti, che abbiamo sistemato e proposto alle famiglie con uno sfratto esecutivo in corso. A questi alloggi se ne sono aggiunti altri sei, grazie al supporto economico della Caritas. In parallelo al tema della casa è stato affrontato quello del lavoro. A questo proposito, abbiamo instaurato con il consorzio In Concerto e con la Caritas il Patto per la territorialità.

In cosa consiste?
Abbiamo avviato al lavoro un primo gruppo di quindici persone, accompagnandole nell’inserimento lavorativo. Una fase importante sia per il recupero di competenze professionali che avevano perso a causa della loro permanenza fuori dal mercato del lavoro per più anni, sia per una loro dignità e autostima, attraverso la scelta di rimettersi in gioco nella società. In questo modo hanno potuto contribuire al pagamento dell’affitto, completo o parziale, una modalità per non sentirsi un peso per gli altri. Nei prossimi progetti individualizzati proporremo dei corsi di formazione: dall’inglese, all’informatica, alla sicurezza, ai corsi di italiano per stranieri. Una modalità condivisa anche con la Caritas. Nel frattempo, il Patto sta per approdare alla seconda fase, dove entreranno in gioco le varie aziende. Abbiamo già incontrato le associazioni di categoria, che hanno dimostrato interesse per il progetto.

Qual è il rapporto numerico fra italiani e stranieri che chiedono aiuto?
In base ai dati raccolti lo scorso anno, il 50% è composto da italiani e il 50% da stranieri.  

E le fasce più deboli?
I minori: altro ambito importantissimo che ho cercato di affrontare da subito, confrontandomi con il consultorio familiare, per creare un servizio di supporto alle famiglie più fragili.  Le situazioni problematiche dal punto di vista familiare, relazionale, sociale, di integrazione hanno una ripercussione importante sui bambini. Dopo una serie di incontri di confronto tra comune, Ulss, scuole e volontariato, abbiamo pensato di proporre un servizio diverso, di supporto a quelle famiglie, che magari già conosciamo, perché già seguite da noi. Abbiamo dunque fatto rete e insieme al Coordinamento del volontariato, alle psicopedagogiste e all’Ulss, abbiamo ideato il doposcuola Matite colorate, in via Verdi. Un progetto finanziato dal Comune, ma con l’importante supporto dei volontari, per un percorso di integrazione sociale e di prevenzione.

Passando agli anziani?
Sono sempre più numerosi e soprattutto soli, senza figli o con i figli lontani. Abbiamo voluto garantire al massimo una serie di servizi a casa, nel luogo dove gli anziani hanno sempre vissuto, nel luogo dei loro affetti: dall’assistenza domiciliare, alla fornitura del pasto, al trasporto per le visite o per la partecipazione ad attività presso il centro Sartor. Il servizio del trasporto è reso possibile anche grazie alla sostegno delle associazioni di volontariato, come Carmen Mutuo Aiuto, Auser, Lilt e altre.

A proposito di anziani, la Consulta della Terza Età ha recentemente presentato uno studio sull’accessibilità e le barriere architettoniche presenti a Castelfranco. Ha sortito qualche effetto?
La Consulta della Terza Età è stata eccezionale: abbiamo portato il loro studio all’attenzione del settore Lavori Pubblici. Già il Comune in questi anni ha fatto grandi e importanti investimenti nell’ambito della sicurezza stradale, attraverso il rifacimento e la sistemazione di strade, marciapiedi, piste ciclabili. Ma l’analisi presentata dalla consulta è stata molto utile, perché fatta secondo un’ottica diversa, quella della persona più debole: dall’anziano, al disabile, alla mamma con il passeggino.

Abbiamo parlato di anziani e di solitudine, di adulti sempre più impegnati nel lavoro. Si pone dunque anche il tema della conciliazione, oggi sempre più complessa, di lavoro e famiglia…
All’asilo nido comunale La Tana del Lupo abbiamo raggiunto il pienone: 42 bambini. Con il personale della cooperativa bolognese Dolce, che ha vinto la gara d’appalto, abbiamo condiviso un percorso con progetti educativi rivisitati, attività e proposte per genitori all’avanguardia: dalla flessibilità oraria, alle attività complementari per supportare le nuove esigenze delle giovani famiglie, legate alle turnazioni di lavoro dei genitori nel weekend, durante le vacanze natalizie, pasquali ed estive, ad un ampliamento dei giorni di apertura estiva.

Come definisce il rapporto con le parrocchie?
Rappresentano un importante punto di riferimento. Con le parrocchie abbiamo condiviso alcune importanti attività, come la Scuola per genitori, giunta alla terza edizione, finanziata dal Comune sulla base di un progetto in collaborazione. Stiamo portando avanti altre proposte che spero vadano a buon fine.

I giovani, da tempo, richiedono spazi di studio e di ritrovo: il tema è presente nella vostra agenda?
Stiamo valutando una serie di ipotesi per poter dare loro una risposta sia a livello di spazi per lo studio, rimediando alla limitatezza degli spazi della biblioteca, che a livello ricreativo. A questo proposito, è nostro scrupolo che lo spazio sia concesso in sicurezza, affinché il servizio, pubblico, possa essere adempiuto al meglio.

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