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Padre Sorge: Castelfranco dedica un convegno al gesuita

A un anno dalla morte è stata ripercorsa la sua storia, dalle radici al Patronato, passando per l'esperienza come direttore di Civiltà cattolica, la "missione" a Palermo e fino all'ultimo periodo a Gallarate

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Convegno su Padre Sorge

Dalla prima formazione dentro alla fervente vitalità del Patronato di Castelfranco all’esperienza apicale da direttore di Civiltà cattolica, la rivista dei gesuiti che per eccellenza si contraddistingue da sempre per ricerca culturale rigorosa e seria attenzione ai segni dei tempi; dalla “missione” nella Palermo piegata dagli attentati mafiosi all’impegno in Aggiornamenti sociali, fino all’ultimo periodo dai gesuiti a Gallarate. A un anno dalla morte, la Chiesa castellana ha ricordato padre Bartolomeo Sorge, uomo di profonda e radicata fede, di grande vitalità e coraggio, comunicatore e costruttore instancabile. “Ho conosciuto questo grande studioso e maestro negli anni ‘70 quando la Chiesa dopo il Concilio Vaticano II si stava aprendo al mondo e al dialogo con le istituzioni civili e politiche per meglio servire la crescita integrale della persona su piano umano e spirituale - ha raccontato mons. Dionisio Salvadori introducendo l’incontro che si è tenuto la scorsa settimana -. Con i miei compagni di studio facevamo a gara in seminario nella ricerca di qualche suo libro o articolo per leggerlo e passarcelo subito, affascinati dal parlare chiaro e coraggioso, illuminato e competente. Ci colpiva la sua fede, la fiducia nel cambiamento post conciliare, l’entusiasmo spirituale e il sorriso rassicurante che poi ha conservato fino alla fine. Per me un vero maestro e testimone del nostro tempo”.

Dal Patronato a Civiltà cattolica
Nato nell’isola d’Elba da genitori di origine catanese, nel 1938 Sorge si trasferisce con la famiglia a Castelfranco. Qui vive i ferventi anni che precedono la Seconda guerra mondiale, intrecciando la sua prima formazione con il Patronato “che è stato luogo per eccellenza di aggregazione e formazione dei giovani - ha spiegato mons. Stefano Chioatto -, fucina di idee e persone che hanno segnato la vita sociale e politica castellana e non solo, primi fra tutti i fratelli Domenico e Gino Sartor. Qui affina la sua sensibilità e dopo un periodo in Seminario a Treviso l’11 ottobre 1946, giorno dedicato alla Mater Divinae Gratiae che sempre accompagnerà con costanza e dedizione la sua vita, entra in noviziato dai gesuiti”. Fin da subito si contraddistingue per una spiccata intelligenza e il multiforme talento, radicato in una fede salda. Nel 1960 arriva a Civiltà cattolica e la dirige fino al 1982, negli anni di grandi cambiamenti per la Chiesa. “E’ in costante contatto con i papi, da Paolo VI a papa Luciani, conosce i leader politici più significativi, la sua parola è ascoltata e approfondita - ha raccontato Giancarlo Saran, cultore di storia castellana che sta lavorando a una pubblicazione su padre Sorge -. Studia e si aggiorna costantemente”. Poi, sul soglio pontificio arriva Giovanni Paolo II e Bartolomeo, in obbedienza a quanto gli viene richiesto dai superiori, parte per Palermo.

La cultura si radica e cambia la storia
“In affidamento alla Mater Divinae Gratiae arriva in una città dove la mafia ha spartito il territorio e il suo predominio è soffocante - ha ricordato Maria Concetta De Magistris fondatrice della casa di preghiera Betel del capoluogo siciliano -. A molti appare come un «esilio», perché la sensibilità culturale del nuovo Papa è diversa, convinto della necessaria presenza militante della Chiesa come forza sociale in difesa di principi non negoziabili”. Sorge, illuminato dalla Parola, interpreta a pieno il suo nuovo incarico e traduce nella pratica i principi teorici di cui per anni ha discusso nei palazzi romani. E’ passato alle strade insanguinate dalla mafia, dove avvia un’esperienza fondamentale di formazione per creare una nuova classe politica che abbia carica morale e ideale alta, oltre che seria preparazione professionale. “Padre Bartolomeo porta una ventata di speranza in città umanizzando una Palermo che ha bisogno di evangelizzazione. La stessa società civile, anche grazie alla sua presenza e al suo fervente lavoro, reagisce e risveglia una coscienza morale collettiva”, che porterà alle esperienze di Leoluca Orlando e dell’esacolore. Dopo 11 anni passati a dissodare questa città, Sorge è chiamato a dirigere Aggiornamenti sociali, e si trasferisce a Milano.

Un uomo, un fedele, un comunicatore
“E’ stato senza dubbio un grande comunicatore - ha ribadito nel suo intervento padre Giuseppe Riggio, caporedattore della rivista milanese -. Tra i doni che il Signore gli ha fatto c’è stata sicuramente una intelligenza fine, unita a una grande risonanza empatica, alla capacità di parlare in modo chiaro e mai banale, partendo proprio dalla sua esperienza di fede. Il suo sguardo positivo non è mai stato frutto di ottimismo di maniera ma radicato nella fiducia in Dio, capace di leggere il presente e i cambiamenti in atto”. Lo ha anche imparato a fare, il mestiere di comunicatore, studiando e aggiornandosi per tutta la vita. Convinto inoltre che comunicare è svelare il proprio profondo perché non si può restare estranei a quello che si dice, usando il metodo conosciuto ancora nell’Azione cattolica castellana «vedere, giudicare, agire»”.
A lui viene affidata la nuova stagione della nostra Chiesa che apre il Sinodo in un mondo complesso, perché sappia continuare a portare il Vangelo dentro alla nostra storia.

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