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Pieve di Castelfranco: il nuovo altare segno di resurrezione

Un nuovo altare per la chiesa parrocchiale di Santa Maria della Pieve, segno di Cristo che vince sulla morte. La dedicazione è avvenuta durante la solenne celebrazione di domenica scorsa presieduta dal vescovo di Treviso, mons. Gianfranco Agostino Gardin.

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Pieve di Castelfranco: il nuovo altare segno di resurrezione

Un nuovo altare per la chiesa parrocchiale di Santa Maria della Pieve, segno di Cristo che vince sulla morte. La dedicazione è avvenuta durante la solenne celebrazione di domenica scorsa presieduta dal vescovo di Treviso, mons. Gianfranco Agostino Gardin, alla presenza di tutta la comunità e dei parroci della collaborazione.

Realizzato in pietra - materiale prezioso per la vita di ogni uomo, fondamento stesso della fede in Cristo, elemento simbolico del vecchio e del nuovo testamento -, l’altare prende forma dal concetto del sepolcro di Gesù e fa memoria della sua resurrezione. Anche l’ambone, luogo della Parola di Dio, è in pietra; i segni richiamano le pagine dell’Apocalisse, l’Alfa e l’Omega. La sede, invece, è in legno massello, materiale umile, lavorabile e solido; ben visibile a tutta la comunità, “esprime la distinzione del ministero di Colui che guida e presiede nella persona di Cristo”.

“Quando siamo partiti diversi anni fa con questo progetto ci muoveva il desiderio di dotare la nostra chiesa di un altare all’altezza del suo valore artistico e architettonico e più fedele alle indicazioni liturgiche del Concilio Vaticano II - ha spiegato don Paolo Marconato, parroco di Santa Maria della Pieve -. Ora che per Grazia di Dio e con il lavoro silenzioso di molte persone abbiamo raggiunto questo traguardo, desideriamo esprimere tutta la nostra riconoscenza al Signore che ci ha permesso di portare a compimento l’opera iniziata e gli chiediamo di sostenerci con il suo Spirito perché le nostre celebrazioni e le nostre preghiere siano sempre più testimonianza della fede, dell’unione profonda con Gesù, morto e risorto, e della comunione che ci lega fra di noi e con la comunità diocesana”.

Del resto, la dedicazione dell’altare segna un momento significativo per la vita della comunità.

Le forme essenziali, il materiale familiare come la pietra da cui è stato tratto, la forza contenuta dell’intervento dello scultore Angelo Brugnera che ha saputo unire la profondità della ferita della croce con l’energia  dirompente della risurrezione, la lunga gestazione accompagnata da tanti dubbi e piccoli passi, dicono che il nuovo altare non vuole imporsi sulla struttura solenne e armoniosa della Pieve e neppure confrontarsi con il grande crocifisso di marmo che lo sovrasta, ma offrire alla comunità che si riunisce un segno forte della centralità del Cristo e del suo mistero pasquale. 

“Credo che nell’arte e nell’architettura per la liturgia devono convergere tre fonti - ha spiegato l’architetto Annalisa Durigon che al termine della celebrazione ha descritto e spiegato il lavoro svolto -: la necessità del dinamismo di una fede viva; le esigenze proprie delle arti e le esigenze dei fedeli al servizio dei quali le arti si pongono. Dove la gente vive bene, lì è il luogo dove si può stare. Confido che possiate sentirvi bene qui e stare dinanzi a Colui che è risorto per noi tutti”.

Alla dedicazione era presente anche don Paolo Barbisan, per anni vicario parrocchiale della Collaborazione di Castelfranco e ora direttore dell’ufficio Beni culturali della Diocesi, e alcune religiose della Fraternità delle Discepole del Vangelo, che hanno fatto dono alla parrocchia e all’altare di una rara reliquia del beato Charles de Foucauld.

Con la dedicazione Mons. Gardin ha dato vita e valore sacramentale a questa piccola opera umana “perché possiamo continuare a dare gloria al Signore e camminare in mezzo agli uomini del nostro tempo condividendo il dono pasquale della pace, consapevoli, nello spirito del cammino sinodale, di tutto il percorso che ci sta davanti e delle tante conversioni che ci saranno richieste”, ha concluso don Marconato.

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