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Psicologo castellano, in Africa accanto ai feitiçeros

Da qualche anno lo psicologo e psicoterapeuta castellano Aristide De Marchi, si occupa come volontario dei feitiçeros, ovvero feticci, bambini rifiutati ed allontanati dalle loro famiglie perché accusati di stregoneria. Meta della sua ultima missione, il centro di accoglienza “Zulianello”, nell’estremo Nord dell’Angola.

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Psicologo castellano, in Africa accanto ai feitiçeros

Si chiamano feitiçeros, ovvero feticci, e sono bambini rifiutati ed allontanati dalle loro famiglie perché accusati di stregoneria, di possedere cioè dei poteri magici che danneggerebbero i loro congiunti.

È di questi ragazzi che da qualche anno si occupa lo psicologo e psicoterapeuta castellano Aristide De Marchi, volontario dell’associazione ONLUS “Medici vicentini per il mondo”, affiancato nell’ultima esperienza africana dalle colleghe Alice Bacchin, Anna Cavarzan e Federica Chiaro.

Meta della spedizione dello scorso agosto, il centro di accoglienza “Zulianello”, localizzato nell’estremo Nord dell’Angola, nella città di M’Banza Congo. Fondato dai padri Cappuccini della Provincia Veneta e diretto dal bassanese Frei Danilo Grossele, accoglie 55 ragazzi accusati di feitiçaria. È lì che si è concretizzato l’intervento psico-sociale del team di psicologi, come hanno raccontato gli stessi all’incontro svoltosi giovedì scorso presso la casa dei Padri Bianchi a Castelfranco.

“Il tema della violenza è sempre presente – De Marchi –. All’interno di questa struttura, a fronte dei comportamenti violenti dei ragazzi, la risposta degli educatori era altrettanto violenta”, un sistema che alimentava l’odio dei feitiçeros.

Ma il lavoro che nei quindici giorni di attività è stato svolto dal team, ha posto le basi per uno sviluppo molto positivo: “Si è creata una congiuntura favorevole – spiega lo psicologo –: tre religiose presenti da pochi mesi nella struttura hanno subito afferrato la nostra proposta”. E così, al termine di quest’esperienza, prima della ripartenza dei volontari, il direttore ha accettato la suddivisione dei ragazzi in tre sottogruppi, affinché ogni giovane abbia un educatore di riferimento. Inoltre, è stato implementato il lavoro d’équipe, in attesa di ritornare in campo l’estate prossima per esaminare eventuali sviluppi e lavorare direttamente con i ragazzi, come De Marchi aveva già fatto qualche anno fa, in altri contesti. Con l’obiettivo, ad esempio, di aiutare i minori a riallacciare i ponti con la famiglia. Accade infatti che la donna si trovi costretta ad accettare l’idea che i figli siano feticci: quando questa trova un nuovo compagno, spesso costui non accetta i figli del primo letto e viene usata l’escamotage culturale del feitiço. Una condanna dagli effetti terribili: sogni ricorrenti, forme di stigmatizzazione per cui la vittima si convince di non essere altro se non un feticcio. Motivo per cui i centri di accoglienza puntano sull’istruzione, cosicché questi ragazzi possano trovarsi un lavoro, sfuggendo ad un futuro da criminali.

È questo il rischio che incombe sui feitiçeros, come fossero assegnati, nel momento della condanna, a un inesorabile destino: “Per tutti loro – afferma De Marchi – l’accusa e l’abbandono sono  avvenuti sempre in coincidenza  di  un riassetto della famiglia di origine”.  E le accuse trovano sempre  fondamento in un evento inspiegabile, come la malattia cronica o la morte di un congiunto. L’espulsione dalla famiglia, poi, non sempre è immediata e può passare attraverso tentativi di purificazione del minore, per mezzo di riti tanto costosi quanto cruenti.

“Insomma, si tratta di fenomeni complicatissimi e lontani dalla nostra comprensione” conclude lo psicologo castellano. Un elemento che mette in gioco la capacità di un professionista di riadattare le competenze acquisite nell’ambito culturale occidentale, per applicarle in un contesto completamente diverso.

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