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Riese: inizia un cammino di discernimento sui beni della parrocchia

Uno studio sul patrimonio immobiliare della parrocchia di san Matteo Apostolo a Riese Pio X. E’ stato presentato la scorsa settimana all’assemblea riunita in chiesa dal parroco, mons. Giorgio Piva, insieme all’ingegner Diego Malosso, che ha curato la ricognizione. Ora prosegue il percorso di riflessione che condurrà a delle scelte.

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Riese: inizia un cammino di discernimento sui beni della parrocchia

Uno studio sul patrimonio immobiliare della parrocchia di san Matteo Apostolo a Riese Pio X. E’ stato presentato la scorsa settimana all’assemblea riunita in chiesa dal parroco, mons. Giorgio Piva, insieme all’ingegner Diego Malosso, che ha curato la ricognizione.

Erano presenti i rappresentanti dell’Amministrazione comunale, delle associazioni del territorio, ovviamente i fedeli e gli altri parroci della collaborazione, mons. Mauro Motterlini per la Diocesi.

“Dal passato noi di Riese abbiamo ricevuto dei beni materiali a servizio della parrocchia - ha spiegato don Giorgio -; quasi tutti sono frutto di donazioni: l’asilo e la sala Pio X ricevuti addirittura dal papa Pio X, altri da fedeli della parrocchia, quali casa Margherita, l’oratorio con l’ex supercinema e il campo da calcio, il terreno vicino al santuario, altri ancora alienati nel passato per rispondere alle esigenze della comunità”.

Lo studio nasce dall’esigenza di fare il punto su queste strutture che hanno  bisogno di essere “manutentate”, perché versano in situazioni precarie.

Uniche eccezioni, la chiesa parrocchiale, quella delle Cendrole e casa Margherita, che sono state oggetto di importanti restauri nel 2013, per l’anniversario del Papa nativo da Riese.

“Emerge innanzitutto che abbiamo metà della volumetria in più rispetto alla reale necessità e all’uso che si attribuisce oggi all’edilizia parrocchiale - commenta il parroco, portando a esempio i piani superiori dell’asilo, della canonica, il supercinema da 600 posti, inutilizzato dal 1989 -. Sono poi strutture in nessun caso messe a reddito, ma tutte da mantenere e sulle quali, come minimo, bisognerebbe mettere mano alla parte impiantistica”. Alcuni dati tracciano in modo chiaro la situazione: il 72% delle superfici è ottimizzabile, il 46% si connota per avere uno stato di conservazione “scarso”, e dunque per essere inagibile o nelle condizioni di dover subire a breve termine interventi di ristrutturazione importanti, l’86% degli impianti è datato, l’85% avrebbe caratteristiche per essere locato.

La Diocesi, congiuntamente al Consiglio parrocchiale, aprirà ora un percorso di ripensamento che terrà conto della reale necessità di spazi parrocchiali, in una prospettiva però di collaborazione pastorale, della decrescita a cui stiamo assistendo come partecipazione di fedeli e numero di sacerdoti, delle diverse opzioni in campo. “Si apre per noi un tempo di ascolto e di discernimento per trovare risposte a queste domande: nel presente e nel futuro quali dei beni attuali servono per il vero culto a Dio, per l’evangelizzazione e la carità? Cosa riteniamo di poter fare per adeguarli alle presenti e future necessità?”.

Tra le molte sollecitazioni presentate dall’ingegner Malosso, oltre a una necessaria analisi sull’andamento demografico e la partecipazione al culto e alla vita della chiesa locale, un’interessante riflessione ha riguardato il tema della Pedemontana e del casello che si aprirà a Spineda, perché questo fatto cambierà inevitabilmente il valore delle aree edificabili nel giro di alcuni anni.

“Il primo passo è stato compiuto e ha riguardato la conoscenza dello stato patrimoniale della parrocchia - conclude don Giorgio -. Ora proseguiremo in questo percorso di riflessione e discernimento tenendo come faro le tre finalità che gli edifici devono avere: servire al culto di Dio in Spirito e verità, la carità di Cristo e l’annuncio del Vangelo”.

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