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Tutti i capitelli di Treville in un libro sulle storie di devozione popolare

“Memorie di un paese. Storie di devozione e di vita popolare” a cura di Mosè Garbui, propone una ricognizione dei capitelli di Treville “con la speranza di non deludere il lettore devoto e l’amante della storia”: un racconto della devozione popolare nelle case e lungo le strade.

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Tutti i capitelli di Treville in un libro sulle storie di devozione popolare

Dopo una lunga gestazione, durata quasi quattro anni, lunedì 18 dicembre alle ore 20.30 presso il patronato della parrocchia di Treville verrà presentato il libro “Memorie di un paese. Storie di devozione e di vita popolare” a cura di Mosè Garbui, parrocchiano trevillese, fisioterapista oggi in pensione, appassionato di storia locale. L’opera, che propone una ricognizione dei capitelli di Treville “con la speranza di non deludere il lettore devoto e l’amante della storia”, di fatto racconta la devozione popolare nelle case e lungo le strade: dai disegni dei madonnari nei porticati contadini fra la fine dell‘800 e gli inizi del ‘900, alle nicchie; dalle statue, ai crocifissi sugli alberi; dalle edicole votive – i veri e propri capitelli – agli oratori, dove è possibile entrare (almeno il sacerdote) per celebrare la messa.

È questo l’esito di una ricerca che percorre le maglie della storia fino al 1500, con l’aiuto dell’opera sul Castello di Treville e sue pertinenze  di don Matteo Stocco, sacerdote nativo di Treville morto nel 1914, dei libri (4) scritti di don Romeo Callegarin, per 31 anni parroco a Treville,  dello storico Luigi Squizzato, degli scritti dei fratelli Ampelio e Luciano Xiccato e ben quattro occhi: quelli di Garbui e del suo nipote Roberto, che l’ha accompagnato in bici per i vicoli del paese a caccia di capitelli. È così che l’appassionato trevillese è giunto a individuare, fra pitture, casette sugli alberi e oratori, ben 51 capitelli, 46 dei quali privati.

E per accompagnare il lettore alla loro scoperta, si ispira ai versi su “Le sette maravegie de Trevie” di Luciano Xiccato. Nella poesia, l’autore immagina di accompagnare il parroco novello a visitare il paese, partendo dalla Ca’ Rossa, scendendo in Panigaia, risalire in centro paese, poi fino a Poisolo, e ancora verso Castelfranco, per tornare infine verso il centro di Treville attraversando via Castellana.

Lungo il percorso, la moviola dei ricordi giunge al 1906, anno di fondazione del capitello della Ca’ Rossa. In quella zona esisteva un oratorio dedicato a San Francesco, ubicato nella vicina Ca’ Pesaro, oggi detta “casa roversa”. Dopo che in quella sede fu commesso un delitto, l’oratorio cadde in disuso diventando un fienile. Per questo, un tale Antonio Confortin costruì la cosiddetta “Madonna dea Gazìa”, una casetta lignea con immagine sacra posata prima su di un albero, e successivamente su un palo, da cui il nome di Madonna del Palo. Quando Luciano Xiccato e il fratello Ampelio, abitanti alla Ca' Rossa,  tornarono dalla guerra, per ringraziare la Vergine di essere sopravvissuti,  con l'aiuto della borgata vollero erigere un vero e proprio capitello. E sebbene avessero sperato che l’opera fosse dedicata alla Madonna del Buon Ritorno, ebbe la meglio la denominazione di Madonna delle Rose, oggi mutata in Madonna Regina della Pace.

A ritrarre il complesso di tali opere, numerose fotografie. E se nella prima parte del libro l’elemento iconografico è funzionale alla descrizione dei capitelli, nella seconda parte esso strappa il primato alla parola scritta, accompagnando il lettore in un emozionante viaggio nella Treville di un tempo, con le testimonianze raccolte da Garbui in paese.

Dal lavoro quotidiano alle memorie di guerra, dalle vecchie fornaci alla piazza, dal Castello alle ville e alle case rurali, dalla trebbiatura ai personaggi di allora: “La ricerca sui capitelli non poteva che sconfinare nel racconto” ammette il curatore. Ed è proprio in seno al filo rosso che intreccia la vita di ieri con i capitelli di oggi, che sorge spontanea una domanda: come sopravvive la devozione che spinse gli avi ad erigere tali presidi di devozione?

“In circa 12 di questi capitelli viene ancora recitato il Rosario durante il mese di maggio – replica Garbui –. In tre di essi, i fedeli si ritrovano addirittura mensilmente”.

Insomma, la devozione popolare non è tramontata, sebbene rimanga vivo il timore di una sua lenta scomparsa. Eppure, in una seconda poesia di Luciano Xiccato del 1953 (Sagra de la Madona de Maggio), si scopre che la stessa preoccupazione aveva tormentato anche le generazioni precedenti: “Quel capiteo a forma de U rovesso / montà sora na socara de pésso, / l’è la Madonna del Palo: i Musonoti, / vivo me nono, i gera sempre pi’ divoti”. Il libro è stato scritto proprio per e con i parrocchiani; il ricavato della vendita del libro sarà donato alla parrocchia.

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