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Vedelago, no compatto a nuove escavazioni

Voto unanime del Consiglio comunale alla richiesta di ampliamento presentata per la cava Baracche

Vedelago, no compatto a nuove escavazioni

Un secco “no” all’unanimità è stato espresso dal Consiglio comunale a Vedelago, rispetto alla richiesta di ampliamento della cava di ghiaia Baracche 1-2-3 di Vedelago. Maggioranza e minoranza hanno condiviso la posizione di rifiuto nei confronti dell’istanza presentata nel settembre 2020 dalle ditte SuperBeton e Telve Rigo. Una richiesta che, se da un lato ridimensiona l’ipotesi di estensione della cava richiesta fin dal 2007, quando le due ditte avevano fatto richiesta di ampliamento di circa 5 milioni di metri cubi, dall’altro è comunque considerata inaccettabile da parte dell’intero Consiglio comunale.

Ciò nonostante, lo scorso 26 gennaio - dopo varie sospensioni del procedimento - di fronte alla nuova richiesta di ampliamento di 250mila metri cubi presentata nel settembre 2020 da parte delle due ditte, la Regione ha riattivato la procedura “via”. E’ pertanto partito l’iter che ha visto, finora, le varie presentazioni al pubblico e al Comitato tecnico per la valutazione di impatto ambientale regionale; la pubblicazione nell’albo pretorio comunale e il parere (negativo) della Commissione comunale Ambiente, Ecologia e Urbanistica.  Ultimo step, in ordine di tempo, è la delibera del Consiglio comunale, contenente le osservazioni al progetto.

“La nostra unanime contrarietà è dettata da più ragioni - spiega il vicesindaco Marco Perin - . Innanzitutto, quella presentata lo scorso settembre è a tutti gli effetti una variante sostanziale, quindi di fatto un nuovo progetto vero proprio, per cui è necessaria una nuova valutazione istruttoria”. Per dirla in parole semplici, nella realtà questo progetto di ampliamento è di fatto una nuova cava. Inoltre, l’unica autorizzazione della Regione Veneto per la cava Baracche risale al 2000, ben oltre il 1980, anno spartiacque secondo la famosa legge regionale 44/82, che consentiva a ciascun cavatore di poter richiedere al massimo un ampliamento per un quantitativo del 30% del volume autorizzato dalla Regione entro quella data.

“Un altro punto fondamentale - prosegue Perin - è la oramai famosa Convenzione integrativa con i cavatori dell’anno 2000, documento importante. Vedelago tra i primi Comuni in Veneto a stipularne una, un accordo che stabiliva in primis il residuo disponibile per raggiungere il limite del 3% escavabile consentito, ma, soprattutto, le regole e i luoghi di escavazione e le opere pubbliche che il privato è tenuto a realizzare a scopo di mitigazione e indennizzo per la collettività. E proprio questa convenzione, da sola, è sufficiente per impedire ulteriori ampliamenti di superficie della cava esterni alla viabilità alternativa prevista”.

“Questo categorico rifiuto - gli fa eco la sindaca Cristina Andretta - è coerente con l’indirizzo politico di questa Amministrazione sul tema cave, convinti che il territorio comunale di Vedelago sia già pesantemente devastato e compromesso. Per questo sosterremo con ogni mezzo e in tutte le sedi, la nostra contrarietà sia all’apertura di nuove cave che all’ampliamento di quelle esistenti”.

Non solo. “Crediamo - prosegue Andretta - sia necessario provvedere quanto prima all’estinzione della cava Baracche, non più attiva dal 2009. Questo comporterà l’obbligo, per le due ditte, di realizzare la strada alternativa prevista dalla convenzione, di eseguire i lavori di sistemazione ambientale sul fondo cava e sulle scarpate. Le operazioni di ricomposizione dovranno avvenire entro tre anni dal rilascio del provvedimento, l’estinzione entro i tre anni successivi”.

Sono finiti “gli anni delle escavazioni indiscriminate - conclude la sindaca -, di una concezione del territorio da sfruttare al massimo senza regole né freni. Pensiamo, piuttosto, che sia il tempo di pensare al futuro e trasformare l’ambito di cava in opportunità. Ed è proprio in questa direzione che stiamo andando, lavorando a un Piano di riqualificazione ambientale che potrà cambiare la visione su questo tema. Da ultimo va detto che il risultato di arrivare all’unanimità non è da poco: mettere al primo posto il bene comune lasciando da parte le incomprensioni politiche non è cosa da poco, ma quando si fa squadra si è più forti”.

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