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A Monastier la sarta produce mascherine

In tempo di coronavirus e di isolamento, nascono iniziative di solidarietà creativa. Come a Monastier, dove Michela Surian – titolare di una sartoria ben avviata – ha cucito oltre mille protezioni in stoffa per il viso, che ha regalato a tutti quelli che ha potuto accontentare.

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A Monastier la sarta produce mascherine

In tempo di coronavirus e di isolamento, nascono iniziative di solidarietà creativa. Come a Monastier, dove Michela Surian – titolare di una sartoria ben avviata – ha cucito oltre mille protezioni in stoffa per il viso, che ha regalato a tutti quelli che ha potuto accontentare.

Si tratta di una speciale tasca, realizzata con un cotone dalla trama molto fitta, perfettamente lavabile e resistente ai lavaggi ad alta temperatura, al cui interno può essere inserito del materiale assorbente. “Tutto è successo molto velocemente – ha raccontato la sarta – come la diffusione di questo terribile virus. Io, prima ancora che il mio negozio fosse chiuso per l’emergenza sanitaria, mi ero cucita una protezione per me, molto semplice, ma estremamente funzionale. Avevo utilizzato del tessuto che avevo già in laboratorio, la cosiddetta «tela piuma», quella che si usa per gli interni dei piumini; nella tasca, per rafforzare la barriera di sicurezza, avevo messo una coppetta in cotone da allattamento, quella che le donne mettono a protezione dei seni quando allattano, per non gocciolare. Avevo pensato alla coppetta perché sicura: anallergica, sottile e traspirante, ma comunque filtrante”. Poi un giorno arriva una cliente che vede la protezione e gliene chiede una per il marito; lo stesso fa un’amica.

“Morale della storia – continua Michela – con il passaparola hanno iniziato ad arrivare richieste sempre maggiori, addirittura aziende che me ne hanno chieste 200 in un colpo oppure una struttura sanitaria 70. Oltre al fatto che in commercio oggi è difficile trovare dispositivi di sicurezza standard, pare che queste tasche protettive siano molto confortevoli da indossare, non segnano la pelle, sono resistenti, lavabili, proteggono bene naso e bocca. Per realizzarle, ho utilizzato filo, elastici e 90 metri di tessuto che avevo già in casa”.

Michela ha approfittato delle macchine e dei materiali del suo laboratorio, che in queste settimane è chiuso; l’ha aiutata un’amica del gruppo commercianti di Monastier, Catiana Zoia, a sua volta titolare di un esercizio pubblico, chiuso per le normative di contrasto al coronavirus.

“Abbiamo lavorato in modo continuato, parecchie ore al giorno – raccontano le due donne – abbiamo deciso di non chiedere nulla come compenso del lavoro, l’importante per noi era dare un contributo volontario per aiutare le persone a superare questa emergenza. A chi ha richiesto le nostre protezioni, abbiamo solo suggerito di fare una donazione all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso oppure a qualche ente benefico che lavora per la ricerca medica. In cambio, noi abbiamo ricevuto tanta gratitudine: chi ha cucinato per noi un dolce, chi ci ha portato qualcosa per pranzo oppure ci ha regalato un gelato”. 

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