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Breda: rifugiati nella casa dove abitava don Pavanello

Il Consiglio pastorale parrocchiale, sin dalla fine dello scorso anno, ha deliberato di mettere l'immobile (di proprietà della parrocchia) a disposizione della Caritas che ne disporrà all’interno del proprio programma per l’accoglienza dei migranti.

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Breda: rifugiati nella casa dove abitava don Pavanello

La cosiddetta “casa dei cappellani” di Breda, storico edificio di proprietà della parrocchia risalente al XVII secolo nel quale, secondo attestazioni degne di verità, si fermò il famoso Girolamo Miani (divenuto poi San Girolamo Emiliani) e dove fino a metà dello scorso agosto abitò mons. Fernando Pavanello, diverrà presto alloggio per rifugiati.
Il Consiglio pastorale parrocchiale, sin dalla fine dello scorso anno, ha deliberato di mettere a disposizione l’immobile della Caritas che ne disporrà all’interno del proprio programma per l’accoglienza dei migranti. Si tratta di una operazione mirata a dare ospitalità a quei migranti che hanno ottenuto o stanno per ottenere lo stato giuridico di rifugiati, titolari di protezione sussidiaria o permesso umanitario con la possibilità di trascorrere almeno  sei mesi in un contesto familiare protetto che possa ridare fiducia e speranza a chi, tra mille difficoltà, è riuscito a trovare una terra su cui potersi fermare, almeno per un po’.
“Un’esperienza da portare avanti nella totale gratuità, scrivono nel messaggio indirizzato ai parrocchiani i responsabili di Caritas interparrocchiale, i cui costi dovranno essere sostenuti dalla parrocchia, ma tutti sono chiamati a collaborare e contribuire affinchè il progetto abbia a riuscire. Non si tratta - continua ancora la lettera - di offrire solo un tetto o dei pasti, quanto soprattutto di accompagnare le persone accolte a diventare autonome e ad inserirsi gradualmente nel contesto sociale”.
Ovviamente, non si tratta di una scelta semplice, che sicuramente farà discutere, ma la cosa che dovrà essere tenuta in considerazione è proprio il testamento morale di mons. Pavanello, il quale ha sempre sostenuto che prima di tutto una parrocchia deve pensare ai più poveri tra i poveri, per non dare in carità quello che invece spetta per giustizia. Ad ogni uomo: chiunque esso sia e da qualunque posto del mondo provenga. E destinare La casa dove don Fernando visse per 30 anni a persone davvero bisognose, pare una scelta tutt’altro che sbagliata.  Perché sull’argomento non rimangano dubbi o perplessità, giovedì 16 marzo in chiesa alle 20.45 si terrà una riunione illustrativa aperta a tutti.

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